COMUNICATI

Agosto 2004

Brasile - Carovana dell’associazione Ya Basta!

Lunedì 20 dicembre 2004
Il viaggio-carovana di Ya Basta! è cominciato nella metropoli di Rio de Janeiro, capitale federale fino al 1960 con 12milioni di abitanti, di cui quasi tre milioni vive nelle favelas.

E proprio le favelas sono la rappresentazione della doppia cittadinanza che esiste nelle metropoli brasiliane: interi quartieri, spesso estesi e popolati quanto città italiane, che pur contribuendovi economicamente, sono esclusi dalla città formale. Milioni di persone che vivono in città-ghetto che nel corso del secolo hanno sviluppato economia, organizzazione, forme di potere e di controllo proprie, a cui Stato e Municipio non si sono mai interessati, se non per controllare e reprimere.

Questa distinzione concreta ma arbitraria tra cittadini e non cittadini è il campo di lavoro, di azione e di lotta di gruppi e movimenti sociali che Ya Basta! ha incontrato e conosciuto. Organizzati in forme diverse - associazioni, ong locali, gruppi informali – tutti lavorano o militano con modalità differenti nel contesto sociale della favela, per un processo di attraversamento, superamento e cancellazione della frontiera che separa la favela dalla città.

L’Osservatorio delle Favelas è un progetto che con la sua nascita nel 2002 ha fornito il primo censimento delle favelas della città di Rio. Il suo obiettivo ultimo è la partecipazione degli abitanti delle favela alla vita amministrativa e politica della città, attraverso un processo di formazione che vuole far sorgere la consapevolezza di essere soggetti portatori di storia, conoscenze, valori, cultura e diritti. E quindi L’Osservatorio coinvolge i ragazzi delle favelas nella gestione di centri e laboratori culturali dove si tengono corsi di alfabetizzazione, appoggio scolastico, arti, lingue, informatica e molto di più, ossia saperi e passioni di cui i giovani delle favelas non hanno mai potuto appropriarsi. Sviluppando le competenze di queste ragazze e ragazzi l’Osservatorio li coinvolge al contempo nell’ideazione e realizzazione di progetti con partner esterni al mondo della favela, come scuole municipali, università, enti ed organizzazioni.

Sempre nelle favelas lavora il gruppo di Afro-Raggae, associazione e band musicale di successo composta da ragazzi della favela di Vigarius Geral, dove per un regolamento di conti con una banda del narcotraffico la polizia ha compiuto nel 1993 una mattanza che ha ucciso 21 persone innocenti. Fino ad 8 anni fa i giovanissimi delle favelas di Vigario Geral, Parada de Lucas, Cidade de Deus e Morro do Cantagalo avevano una sola via per uscire dalla miseria e da una vita senza prospettive: entrare in uno dei Commandos del narcotraffico, far carriera e imbracciare a 15 anni un’arma di ultima generazione, rischiando ogni giorno di morire. Il movimento che in questi anni Afro-Raggae ha sviluppato offre una strada alternativa alla criminalità e alla violenza del clan: la musica, la danza, l’arte circense e le decine di laboratori che Afro-Raggae ha sviluppato in questi anni consentono ai ragazzi delle favela di esprimere le proprie capacita e creatività. E funziona: Afro-Raggae e i gruppi nati da questa esperienza aggrediscono lo show business fino a quando non hanno ottenuto l’attenzione e il riconoscimento che meritano, costringendo i media a parlare di favela per qualcosa di diverso dalla cronaca nera.

Tutto ciò può sembrare poco, ma solo da qualche anno la favela riesce ad auto-comunicarsi ed auto-rappresentarsi. Afro-Raggae, L’Osservatorio, C.U.F.A ed altre simili iniziative hanno invertito una tendenza storica in base alla quale la favela era una terra muta, senza contatti con la società – nonostante la forza lavoro dei suoi abitanti fosse sempre stata sfruttata dalla città – e che al massimo poteva essere oggetto di studio della sociologia. Gradualmente la favela sta imponendo la propria esistenza, la propria verità, il proprio talento e lo fa a Rio scegliendo un linguaggio giovanile, comprensibile a tutti, della musica Raggae, Hip Hop e Rasta. Lo fa anche rivendicando l’accesso al sapere, opponendosi ad un sistema scolastico elitario e chiuso ai poveri ed ai neri. Il movimento dei Pre-vestibulares comunitari per neri ed indigenti organizza gratuitamente corsi annuali per le persone che vogliono entrare all’Università ma che non hanno avuto i mezzi economici per permettersi un’istruzione di qualità nelle scuole private. Un anno di studio per prepararsi al mostruoso esame d’ingresso (vestibular), un anno di riflessione per trovare le risposte ad alcune stranezze brasiliane: che cosa significa “Università pubblica”? Perché in Brasile nell’Università pubblica studia solo chi proviene dalle costosissime scuole private? Come mai non ci sono neri all’Università? Come mai non ci sono neri con ruoli politici? Come mai i poveri sono tutti neri? E’ una coincidenza?

Questi movimenti si stanno moltiplicando, permettendo ai giovani delle favela di accedere all’Università e facilitando una presa di coscienza che chiede l’introduzione di nuove politiche, politiche di discriminazione positiva - come ad esempio le quote per l’accesso all’Università riservate a neri e poveri – per trasformare una società in cui chi nasce nella favela è condannato a viverci per sempre.

Ya Basta! ha infine incontrato la redazione di Global, la rivista brasiliana inserita nel raggio di azione e comunicazione di Global Project. Global Brasile intende aprire all’interno del processo della globalizzazione, brecce di costituzione democratica che vadano oltre l’oppressione statale e nazionalista e oltre la sovranità dell’impero e della guerra. Global sostiene l’idea di un’America Latina come spazio democratico mobilizzato contro il razzismo e la disuguaglianza: l’Atlantico del Sud come zona dell’integrazione sociale, culturale, politica ed economica, che si affermi come alternativa materiale al corto-circuito delle aree del libero commercio.

Il viaggio-carovana è proseguito nello stato di Bahia, dove Ya Basta! ha incontrato alcuni avvocati impegnati per il rispetto dei diritti umani, alcuni rappresentanti dell’associazione Tortura Nunca Mais e i movimenti dei lavoratori rurali.

Tortura Nunca Mais è nato durante la dittatura militare ma continua ad essere attivo tuttora contro la tortura, pratica sistematica diffusa in tutte le questure e carceri del Brasile. L’associazione – presente in più stati del Brasile – difende le persone vittime di questa pratica che colpisce di preferenza i neri e le classi povere, perpetuando anche nel sistema penale e giudiziario la discriminazione sociale e razziale che vige in Brasile. La lotta per la terra ha contraddistinto da sempre la storia della società brasiliana, e tuttora si è lontani da una soluzione che stabilisca un’equità minima nella distribuzione delle ricchezze provenienti dall’agricoltura. Basta pensare che in Brasile ci sono 26 000 grandi proprietari terrieri che rappresentano meno dell’1% dell’universo dei 5 milioni di proprietari. Questo 1% possiede il 46% di tutte le terre del Brasile. La Costituzione brasiliana prevede che tutte le grandi proprietà che non compiono la loro funzione sociale, relativamente alla produttività, al rispetto dell’ambiente, al rispetto dei diritti dei lavoratori, vengano espropriate dal governo e distribuite ai lavoratori. Secondo il Piano Nazionale di Riforma Agraria elaborato dal Ministero per lo Sviluppo Agrario, vi sono 55mila immobili rurali classificati come grandi proprietà improduttive, che possiedono 120 milioni di ettari che dovrebbero, per legge, essere espropriati.

Oggi esistono vari movimenti ed organizzazioni di lavoratori rurali (SETTA, FETAG, CPT, MST) che fanno pressione affinché il Piano di Riforma Agraria sia effettivamente applicato a favore dei lavoratori agricoli senza terra.

L’organizzazione più antica e diffusa, ma anche più radicale, è il Movimento dei Sem Terra (MST). Nato nel 1984, oggi conta nelle proprie fila tra i 5 e 6 milioni di persone. Con la lotta dell’MST quasi 700 000 famiglie sono oggi assientate, ossia hanno conquistato l’assegnazione di una quantità di terra frutto della riforma agraria che coltivano direttamente.

Le organizzazioni come l’MST incidono su un percorso di espropriazione e riforma delle terre lento e controverso; la lotta dell’MST per garantire l’attuazione della riforma prevista dalla Costituzione si articola in 3 fasi: l’MST individua le terre improduttive; i contadini senza terra vi si accampano in pianta stabile. Il periodo in cui i contadini vivono accampati in tende rudimentali può durare anche 6,7,8 anni, poiché il proprietario del latifondo può ostacolare il processo di riforma ricorrendo alla giustizia e a forme di violenza come irruzioni armate e sgomberi, a cui la determinazione dei Sem Terra fa seguire una nuova occupazione. Nel frattempo l’Incra - l’istituto nazionale deputato all’attuazione della riforma agraria – attiva il percorso di verifica dell’improduttività delle terre attraverso tre controlli diversi a cui devono seguire 3 gradi di giudizio prima che la terra possa essere dichiarata non produttiva e successivamente rilevata dal governo. Infine la terra viene assegnata. Attualmente sono circa 200 000 le famiglie che in tutto il Brasile sono accampate in attesa che l’INCRA riconosca loro il diritto a lavorare quelle terre.

I contadini dell’MST pagano un prezzo molto alto per vedere riconosciuto un diritto accertato anche dalla Costituzione: sono decine gli aderenti al movimento in galera, e dal 1995 ad oggi almeno 25 contadini sono stati assassinati dalla polizia e dalle milizie private dei latifondisti, massacri per i quali nessuno è stato punito. A ciò si aggiunge da un lato la Misura Provvisoria emanata dal governo Cardoso nel 1997 che stabilisce che le terre oggetto di occupazione non possono essere esaminate dall’Incra, dall’altro la mancanza di fondi per lo sviluppo delle comunità assentate: tecniche agricole ecosostenibili, istruzione, salute.

La lotta per la ridistribuzione delle terre si muove insieme alla lotta per la ridistribuzione della conoscenza: un sistema educativo accessibile a tutti anche nelle comunità rurali, l’educazione nel settore agrario, l’educazione alla salute e l’educazione all’alimentazione sono fondamentali per attuare una riforma agraria sostenibile e giusta.

Il diritto al sapere come elemento di unione tra le lotte nelle campagne e le lotte nelle grandi città, il diritto al sapere come chiave per combattere la disuguaglianza e l’ingiustizia sociale. In questa anteprima del dossier sul viaggio-carovana in Brasile, che sarà pubblicato su www.yabasta.it e www.globalproject.info, abbiamo scelto due interviste che affrontano questo nodo.

Intervista a Ivana Bentes, redazione di Global Magazine Brasile e docente alla Scuola di Comunicazione all’Università Federale di Rio de Janeiro. Rio de Janeiro, agosto 2004

Il sistema scolastico e le modalità di accesso all’Università pubblica in Brasile riflettono contraddizioni e disuguaglianze sociali e razziali di questo paese. Anche l’accesso al sapere, come del resto l’accesso a tutti i diritti sociali, è limitato ad una ristretta élite economica.

D: Potresti descriverci il sistema scolastico brasiliano dalla scuola dell’obbligo all’università

R: Il sistema scolastico è un modello a piramide. Di recente sono partiti grandi progetti e campagne per l’alfabetizzazione, di cui si vedono ora i primi risultati: quasi tutti i bambini in età scolare accedono alla scuola elementare e fino agli 8-10 anni si riesce a garantire la loro permanenza nella scuola. I problemi iniziano nella scuola secondaria, quando i ragazzi cominciano ad abbandonare gli studi. Questo accade perché i ragazzi contribuiscono all’economia della propria famiglia iniziando a lavorare molto presto in nero o con forme di sottoimpiego. A questo si aggiunge il fatto che la scuola pubblica versa in condizioni gravi: gli insegnanti sono sotto pagati, la condizione fisica delle strutture è molto precaria. Gli insegnanti non sono motivati e gli studenti non sono stimolati, ne consegue un tasso di abbandono molto alto. Le scuole private, al contrario, sono eccellenti ma accessibili solo alla classe della borghesia che può permettersi rette molto elevate.

L’ascesa verso la cima della piramide, ossia l’ingresso all’Università è regolato da un esame difficile, il vestibular. Si tratta di un esame sulla preparazione complessiva dell’allievo, a prescindere dal campo di studi che poi sceglierà. Questo esame viene superato solamente da coloro che provengono dalle scuole private. Occorre precisare che le migliori Università del nostro paese sono quelle pubbliche, esistono Università private, ma l’Università federale è quella di maggior prestigio e qualità. Questo significa che l’università pubblica è rivolta solo ai figli delle classi agiate, che hanno potuto sostenere le spese per un’istruzione primaria e secondaria privata.

D: Da questo quadro emerge un’Università fintamente pubblica in quanto destinata solamente ad una piccola minoranza agiata. Di fronte a questa contraddizione qual è la posizione del corpo docente e del governo federale, da cui dipendono direttamente le Università federali?

R: Credo che il governo federale stia cominciando a porsi questo problema. La proposta di riforma universitaria ha l’obiettivo di aprire l’accesso all’università anche attraverso l’inserimento di quote dedicate alla popolazione nera. Risulta incredibile infatti che la popolazione studentesca sia intermante composta da bianchi. La classe dei professori ha invece una reazione contraria alla riforma proposta dal governo Lula. Il corpo docente universitario è fortemente mobilitato per ostacolare l’apertura dell’Università a poveri e neri, cosa che significherebbe un aumento del lavoro in termini di ore e una riduzione dei salari. Il corpo docente, anche attraverso il proprio sindacato, mantiene una posizione corporativa per difendere i propri interessi e gli enormi privilegi acquisiti. In questo equilibrio è fondamentale il ruolo di quei gruppi di docenti che sostengono l’allargamento dell’accesso all’università e che all’interno delle assemblee e dei consigli dei docenti supportano la riforma universitaria e la riforma delle pensioni avanzate dal governo Lula.

Intervista a Adenilsa Monteiro, segreteria nazionale per l’educazione dell’MST

Salvador da Bahia, agosto 2004

D: Il Movimento Sem Terra è nato nel gennaio 1984, oggi dopo venti anni qual è la situazione della lotta per la terra in Brasile?

R: Dopo vent’anni la lotta per la terra in Brasile è più radicata e diffusa, ma le cose da fare sono ancora molte; pur avendo ottenuto degli ottimi risultati la soluzione della Riforma Agraria è ancora lontana. Il movimento è cresciuto molto nelle mobilitazioni e nell’organizzazione, ma non è cresciuto nelle conquiste. Il MST insieme a altri movimenti sociali è riuscito a portare il problema della redistribuzione della terra e del suo uso al centro dell’agenda politica internazionale. La possibilità che la Riforma Agraria in Brasile abbia successo passa attraverso la lotta e le mobilitazioni dei movimenti dei contadini, ma anche attraverso il fatto che questa battaglia diventi uno dei punti condivisi da tutti i movimenti sociali brasiliani. Solo con una forte pressione sociale il Governo farà della Riforma Agraria uno dei nodi principali delle sue politiche.

D: In forma sintetica ci puoi dire quali sono oggi i nodi politici, economici e sociali che ancora rallentano o impediscono la piena applicazione della Riforma Agraria?

R: Il problema è molto complesso e i nodi politici, sociali ed economici sono intersecati tra loro. Come presupposto bisogna ricordare che la società brasiliana è nata dal sistema schiavista e ancora oggi ne contiene i germi che non possono che produrre una società fortemente diseguale. Il potere in tutte le sue articolazioni è nelle mani di poche persone. Due esempi, il primo sulla proprietà della terra: in questo settore neanche l’1% dei proprietari possiede il 46% delle terre coltivabili in Brasile; il secondo sui Media: l’intero settore dei media in Brasile, Tv, giornali, radio è controllato da 7 conglomerate. E in genere chi detiene il potere si oppone alla Riforma Agraria. E’ questa la situazione che i movimenti, ma anche il Governo Lula, si trovano ad affrontare per l’applicazione della Riforma Agraria. Come dicevo in precedenza solo con una forte pressione dei movimenti il Governo sarà stimolato a intervenire per fornire la copertura finanziaria per l’acquisto delle terre espropriate e per snellire le procedure burocratiche e legali che fanno si che la terra non coltivata venga assegnata solo dopo diversi anni. La necessità della conoscenza del problema della riforma agraria non deve essere solo dei contadini ma di tutta la società brasiliana affinché questa lotta abbia successo.

D: Nell’Aprile del 2004 il MST ha realizzato una serie di occupazioni e di mobilitazioni come mezzo di pressione sul Governo per il rispetto del Piano Nazionale della Riforma Agraria. Oggi quali sono le iniziative del MST e come sta rispondendo il Governo alle sollecitazioni dei movimenti?

R: Le iniziative di Aprile andavano nella direzione di fare pressione sulle Istituzioni da un lato, dall’altro di rimettere al centro della lotta per la Riforma Agraria le mobilitazioni e le occupazioni delle terre, ribadendo l’autonomia del movimento e delle lotte dal dibattito all’interno delle istituzioni. Quello che ci interessa ribadire è che i possibili cambiamenti della società brasiliana passano solo attraverso le lotte, per questo continueremo a realizzare mobilitazioni come quelle dell’Aprile 2004. E’ importante per noi che attraverso le occupazioni delle terre si riesca ad imporre al Governo che le terre occupate vengano assegnate, rifiutando di accettare la Medida Provisoria, la legge promulgata dal Governo Cardoso nel 1997 che prevede che le terre occupate non possano più essere assegnate. Oggi in Brasile ci sono più di 200mila famiglie accampate lungo le strade del Brasile in condizioni difficilissime ad aspettare che venga loro assegnata la terra. Negli ultimi mesi il Governo Lula ha risposto positivamente alle nostre sollecitazioni stanziando risorse finanziarie non solo per l’acquisto delle terre sequestrate, ma anche per gli assentamenti, in particolare per l’educazione e per un migliore sviluppo della produzione agricola. Queste risorse sono ancora insufficienti per determinare un vera inversione di marcia della Riforma Agraria. Per questo anche se i rapporti con il Governo sono buoni dobbiamo continuare a sollecitare, a premere sul Governo per maggiori investimenti per la Riforma Agraria e per una migliore condizione di vita negli assentamenti.

D: In Europa i Movimenti Sociali, come l’ MST, sono contrari all’introduzione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Nel dicembre 2004 il Governo dovrà rivedere la sua decisione presa nel 2003 di accettare la Soia geneticamente modificata. Qual’è il dibattito oggi in Brasile sugli OGM? Quali sono le iniziative che il MST sta portando avanti per convincere il Governo ad annullare quella scelta?

R: L’ MST e tutti i movimenti di Via Campesina hanno fatto una scelta netta contro gli OGM sia per la loro pericolosità per l’ambiente e per le persone, sia contro il monopolio delle sementi attraverso gli OGM da parte di poche aziende come Monsanto, Novartis ecc. La battaglia contro gli OGM viaggia insieme alla battaglia per la sovranità alimentare e l’accesso all’acqua per tutti. E’ fondamentale che il dibattito attorno agli OGM sia il più diffuso possibile anche all’interno delle nostre associazioni, non a tutti è chiaro cosa comporta l’uso degli OGM pertantol’ MST sta realizzando corsi di formazione per i propri militanti su questa tematica. Solo quando questi temi avranno una larga diffusione potremo fare pressione sul Governo perché riveda le sue decisioni. L’MST sta tuttavia dibattendo al proprio interno su come mobilitarsi in previsione del dibattito alle Camere sulla soia geneticamente modificata.

D: L’MST è il movimento sociale del Brasile più conosciuto in Europa. Che tipo di rapporti ci sono tra MST e gli altri movimenti sociali brasiliani sia quelli che lottano per la Riforma Agraria, sia quelli più metropolitani?

R: L’MST ritiene importante e fondamentale lavorare in rete con altri movimenti. Siamo consapevoli che i cambiamenti sociali in Brasile non avverano solo attraverso il MST e non è sufficiente la Riforma Agraria per una società più eguale. Nell’ambito dei movimenti per la lotta sulla terra noi lavoriamo insieme a Via Campesina concordando insieme agli altri movimenti gli indirizzi, i modi, le forme delle vertenze. Altre volte il MST si muove in autonomia secondo le proprie specificità e forme di lotta. Negli ultimi anni si sono intensificati gli incontri tra i movimenti brasiliani, si sono organizzati convegni tra giovani, tra donne, sull’educazione e sulla sovranità alimentare. Questi incontri sono importanti per il MST perché mettono in relazione i nostri militanti con i militanti degli altri movimenti che arrivano da esperienze diverse vissute nelle metropoli, all’università, o su esperienze che i nostri giovani non vivono. Riteniamo fondamentale la questione dell’accesso al sapere: l’Università deve essere pubblica, gratuita e di qualità. Per questo siamo favorevoli all’introduzione di quote che garantiscano l’accesso a chi è sempre stato escluso dall’educazione universitaria. L’MST, attraverso il Programma Nazionale di Educazione alla Riforma Agraria è entrato nell’Università e vi tiene corsi. Questo permette di contribuire al processo di qualificazione dell’Università con un apporto di coloro che sono stati finora esclusi dal sistema universitario. L’educazione del popolo è un processo imprescindibile per l’MST, importante quanto la conquista della terra. In questi anni di lotta del Movimento Sem Terra un aspetto in cui si sono fatti i più grandi passi in avanti è a mio parere proprio quello dell’educazione. Venti anni fa la lotta per l’educazione aveva l’obiettivo di mandare i nostri bambini alla scuola primaria, oggi stiamo lavorando affinché i giovani vadano all’università .Grazie a questo processo io stessa posso oggi fare un master post-laurea in Educazione Agricola, a cui partecipano solo circa 60 studenti in tutto il Brasile e la cui maggioranza proviene dall’ MST. Questo significa che abbiamo compiuto enormi progressi nell’educazione formale dei Sem Terra, formale nel senso che non abbiamo aspettato di costruire un diverso sistema educativo, ma ci siamo appropriati dell’attuale sistema per costruire un’educazione differente. Un altro elemento di progresso è che il movimento non è riuscito a garantire un sistema di educazione solamente nei propri assentamenti, ma è riuscito a far partecipare i movimenti sociali rurali nella discussione sull’educazione e ora sta garantendo un’educazione all’agricoltura nata nelle campagne, dalla terra, e non importata dalla città.

D: L’MST ha deciso di candidare propri rappresentanti alle prossime elezioni amministrative del tre di Ottobre. Ci puoi dire quali sono i motivi che hanno portato a questa scelta? E quali sono le aspettative da un eventuale elezione dei propri candidati?

R: Diciamo subito che in primis noi non crediamo nella via istituzionale, ma riteniamo che anche questa sia una via. Noi crediamo innanzitutto nella nostra capacità di lotta e di organizzazione. La decisione di partecipare alle elezioni non è permanente e generalizzabile, si è valutato di farlo in merito al contesto, al periodo storico e al territorio che il movimento si trova a vivere i quel momento. L’eventuale elezione di militanti dei Sem Terra nelle amministrazioni cittadine non sarà la svolta per il movimento, è solo una possibilità in più per le lotte sociali.

[ Torna su ]
Ricerca per argomento:
Ricerca libera:
Ricerca geografica:

Sito realizzato da HCE web design - Gestione server e servizi di rete globalproject experimental networks

Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto licenza Creative Commons

» login «