Cambiano i testimoni che l’accusa propone, ma il risultato è sempre lo stesso: le immagini di Genova scorrono sulle tv in aula e il processo ai 26 manifestanti si rovescia nel processo alle forze dell’ordine.
In quest’udienza, è stato sentito il funzionario di ps Raffaele Mascia, che comandava cento carabinieri. Mascia ha risposto alle domande della pm Canepa su via Tolemaide, nemmeno una parola, come tanti altri testimoni, sulle presunte responsabilità dei 26 imputati, accusati di devastazione e saccheggio. A quel punto l’avv. difensore Laura Tartarici ha proposto di ascoltare la registrazione dell’ordine di andare a piazza Martinez, trasmesso via radio. Dalla centrale gli dicono: “Devi scendere per corso Gastaldi, Archimede, via Giusti e vai in piazza Marinez, hai capito?”. Mascia: “Si ho capito, con tutti quelli che ho qui con me?” dalla centrale: “Confermo con tutti. Però devi fare una cosa veloce…. E devi massacrare” Mascia: “Confermo”.
Tra la sorpresa e l’imbarazzo di giudici e pm, il dott. Mascia ha ammesso di aver ricevuto quell’ordine.
Successivamente l’avv. Tartarini ha chiesto se il teste si ricordava con chi aveva parlato dalla centrale operativa: “La voce che ho ascoltato adesso è quella del dottor Zazzaro, all’epoca non lo so con chi ho parlato”.
C’è stata anche un’altra audizione, del vicequestore Filippo Guglielmino, il quale ha parlato dei manifestanti pacifici feriti e insanguinati nel giorno 21 luglio, dopo le cariche che dispersero il corteo sul lungomare.
Le difese hanno poi mostrato le immagini di un pestaggio a punta Vagno, operato dalle forze dell’ordine nei confronti di un manifestante inerme, “Non era il caso di colpire una persona ferma a terra” ha osservato il teste, anche se poco dopo ha voluto precisare: “Episodi come questi –ha allargato le braccia Guglielmino- che ve devo dì? Si sono verificati”.
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L’avvocato Emanuele Tambuscio ci spiega l’importanza e il significato della prova portata ieri in aula: un file audio in cui si sente il direttore della centrale operativa, dottor Zazzaro, ordinare al funzionario Raffaele Mascia, di “fare una cosa veloce...e massacrare”.
Questa testimonianza riapre l’ipotesi, avanzata dalla difesa, che i primi scontri di piazza siano stati scatenati da quei plotoni della polizia che avrebbero dovuto “garantire l’ordine”.
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