Nell’udienza di oggi, si conclude il controesame del farsesco Angelo Gaggiano, primo Dirigente del commissariato centrale di Genova che durante il G8 era il responsabile di piazza per Brignole il 20 (dove aspettava il corteo della disobbedienza) e per piazzale Kennedy/Corso Italia il 21 (dove massacrerà la gente sul lungo mare).
Il buon dirigente della ps cerca di districarsi nel fitto controinterrogatorio delle difese che mettono in luce le decine e decine di contraddizioni e menzogne sciorinate al tribunale da uno dei poliziotti piu’ "esperti e rispettati" di Genova. Da quelle piu’ pacchiane come "ma non è quella la testa del corteo" di fronte alle immagini degli scudi ancora in corso Gastaldi, o le continue contraddizioni anche di fronte alle inequivocabili immagini video su presunte "persone con le imbottiture che facevano un lavoretto intorno a macchine poi incendiate in via canevari", fino ad arrivare all’assurdo che a seconda dlla domanda gaggiano pare sapere esattamente che l’orario è sbagliato, oppure che lui "non stava mica a guardare l’orologio e poi c’era molto sole quel giorno".
Il clou dell’udienza però è proprio sul finale, dove la difesa offre al giudice per valutare l’attendibilità del teste una sentenza di condanna per Angelo Gaggiano e un pretore per ricettazione.
Il dirigente si giustifica dicendo "un pretore mi ha venduto un mobile che poi e’ risultato rubato, mi hanno condannato per concorso in ricettazione". Il Presidente del tribunale lo fredda: "lei è stato condannato per aver venduto, non per aver comprato.", sottintendendo che il dirigente stava mentendo alla corte.
Brutta situazione per Gaggiano, che balbetta qualche scusa ridicola ("le spiego, il garage era mio, ma... insomma...").
Dulcis in fundo, momento sgradevole anche per i pm, che vedono il giudice a later Realini chiedere: "ma lei quindi non ha visto i carabinieri martellare sopra gli scudi di plexiglas dei manifestanti?"; e non è tanto l’ovvia negazione di Gaggiano, quanto il fatto che la ricostruzione della difesa sembra convincere di più che l’ipotesi accusatoria fantasiosa di Canepa e Canciani.
Di questo non possiamo che rallegrarci.
(Indymedia Italia)
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