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Mercoledì 2 febbraio 2005 23:48 Brasile Sem-terra - Intervista a Delveck Mateus

L’intervista è stata realizzata negli studi di radio sherwood nel mese di ottobre 2004, in occasione dell’incontro “Brasile - Movimenti, insorgenza sociale e autogoverno” organizzato a Padova dall’Associazione Ya Basta! L’audio completo è disponibile in rete su www.globalproject.info (argomenti: america latina). Delvek è membro della Direzione Nazionale del MST ed è stato uno dei fondatori del movimento nello Stato di San Paolo. É insediato nel Comune di Itapeva, dove l’MST ha fondato la Cooperativa di Insediati e Piccoli Produttori della Regione di Itapeva - COAPRE.

Per iniziare parlaci di come nasce e con quali forme di lotta il movimento dei sem terra agisce.

La storia del MST comincia intorno agli anni ’80 in un clima di fervore politico, un periodo di numerose ed intense lotte da parte della classe lavoratrice sia nelle città che nelle campagne.In quegli anni il movimento ha ripreso la lotta per l’accesso alla terra e per la riforma agraria, Fin dall’inizio la principale forma di lotta è stata l’occupazione di latifondi da parte di famiglie che si organizzano e creano un accampamento nelle terre dei latifondisti.

A partire da queste occupazioni l’MST si è organizzato in ogni stato del Brasile, fino a diventare un’organizzazione a livello nazionale.

Oggi siamo organizzati in 23 stati brasiliani e contiamo sulla partecipazione di 300.000 famiglie che già vivono in terreni assegnati dallo Stato o che rientrano in un progetto di assegnazione della riforma agraria e di altre 200.000 famiglie che sono accampate, in attesa di assegnazione dei terreni. ai lati delle strade principali o in aree pubbliche. Questi accampamenti sono di famiglie che avevano occupato i latifondi e che sono state cacciate dalla dura repressione degli eserciti privati dei latifondisti e dalla polizia.

L’organizzazione dell’MST parte dagli accampamenti e dagli assentamenti e gli organi principali sono: il congresso nazionale, la direzione nazionale ed il coordinamento nazionale. Inoltre il movimento è strutturato per settori di attività: il settore che organizza le occupazioni, quello riguardante la produzione agricola, i settori relativi alla salute, all’educazione, alla comunicazione e cultura, ecc. Questo tipo di struttura, di confronto tra il coordinamento e i vari settori è riprodotta a livello statale e regionale come al livello stesso degli assentamenti e degli accampamenti. Anche un semplice accampamento si organizza in questo modo, con una assemblea generale, un coordinamento e i vari settori. La questione della terra: il latifondo e il neoliberismo propongono la soluzione dell’agrobusinnes e delle monocolture.

L’MST parla di riforma agraria. Cos’è per voi la riforma agraria?

In primo luogo la riforma agraria deve essere una riforma di massa, perche devono beneficiarne tutti i lavoratori sem terra del Brasile. La distribuzione delle terre deve corrispondere ad una distribuzione del reddito che porti sviluppo sociale ed economico nelle zone rurali. Il movimento vuole una riforma agraria che sia il risultato di un forte cambiamento dell’intera struttura sociale. La questione della terra in Brasile è un nodo storico, la concentrazione della terra ha sempre rappresentato la concentrazione di potere politico ed ecomico; quindi dalla riforma agraria deve trarre benefici l’intera popolazione brasiliana, deve risolvere gravi problemi di tipo sociale come la fame,la disoccupazione e la violenza, deve contribuire ad un processo di cambiamento sociale che riguardi le aree rurali e le città. Nell’Aprile 2004 c’è stata una grande mobilitazione per spingere il governo Lula a mettere in agenda il tema della riforma agraria. Quali sono le relazioni con il governo Lula nella lotta per la riforma agraria?

La riforma agraria è stata da sempre oggetto di promesse dei governi precedenti. Il governo Lula e il PT (partito dei lavoratori) hanno un impegno storico con la riforma agraria. L’elezione di Lula ha acceso le speranze e le grandi aspettative dei brasiliani. Il movimento ha un rapporto col governo Lula che fondamentalmente è di dialogo. Di fatto il governo Lula non ha ancora riunito forze sufficienti per poter anche solo iniziare ad attuare la riforma agraria. Quindi è vero che è molto limitato l’intervento fatto fino ad oggi dal governo ma il dialogo continua nella speranza di accumulare maggior forza e poter esigere la realizzazione della riforma.

Cosa è stato fatto in questi due anni?

Il governo ha preso precisi impegni riguardo alla riforma agraria prevedendo la distribuzione di terre per 500.000 famiglie.

Nella nostra valutazione il piano che il Governo ci ha prospettato è un piano ben al di sotto delle reali necessità. Noi infatti avevamo proposto la sistemazione di un milione di famiglie durante il mandato di Lula ma il movimento ha preferito non entrare nella questione dei numeri, se 500.000 o 1.000.000 di famiglie, bensì che si iniziasse ad attuare la riforma agraria. Nella misura in cui riusciamo ad ottenere esprori di latifondi e ad “assentare”, assegnare terreni alla famiglie, riusciamo anche a creare maggiori aspettative da parte dei lavoratori e una maggiore partecipazione.

Il problema è che il governo, almeno fino ad oggi non sta riuscendo a portare a termine gli obiettivi prefissati: si era proposto di sistemare una media di 100.000 famiglie all’anno, quindi risulta essere una riforma agraria molto limitata.

Nel frattempo non è diminuito il livello di violenza e repressione a cui siete sottoposti, in particolare dalle bande armate private ...

In Brasile la violenza e la violazione dei diritti umani sta aumentando. Se consideriamo ad esempio che una percentuale consistente di persone e bambini muoiono di fame ... nella misura in cui non si riesce ad ottenere la riforma agraria e la riappropriazione dei latifondi, aumenta la violenza nelle campagne perché la disputa e il conflitto per la terra è sempre più forte. C’è la necessità della gente di appropriarsi di un pezzo di terra in cui coltivare per lo meno per il proprio sostentamento e di conseguenza aumentano le iniziative repressive da parte dei latifondisti, che hanno sempre utilizzato le più grandi violenze per mantenere le proprie terre, anche quelle terre che non utilizzano. Per cui nella misura in cui non si realizza la riforma agraria i conflitti aumentano, la violenza aumenta, aumenta il numero di omicidi aumenta da parte dei latifondisti.

Qual è la trasformazione che parte dal basso, dove i movimenti sono i veri protagonisti ?

All’interno del movimento è sempre più chiaro che non si può costruire una democrazia autentica partendo da un governo che arriva al potere tramite le elezioni senza che ci sia una partecipazione dei movimenti sociali. Senza la partecipazione popolare non è possibile realizzare un progetto alternativo. In questo senso i movimenti sociali rivestono un ruolo prioritario nell’organizzazione della società e della lotta. Non è possibile costruire un progetto di trasformazione e attuarlo per rispondere alle esigenze dei lavoratori senza passare per la lotta. E sono solo i movimenti sociali che possono svolgere un ruolo prioritario in questi processi.

Quali sono le relazioni e le lotte che l’MST conduce insieme ad altri movimenti sociali presenti in Brasile?

Stiamo sicuramente vivendo una esperienza del tutto nuova. Negli ultimi 20 anni in Brasile il PT ha sempre rivestito un ruolo importante nell’organizzazione delle lotte dei lavoratori, anche attraverso un movimento sindacale combattivo che ha promosso importanti scioperi e mobilitazioni.

Ma ora stiamo vivendo una esperienza nuova, il PT è al governo e il movimento sindacale, che ne rappresenta la base, è vincolato al gover no. Per questo è necessario creare nuovi spazi di organizzazione, perché la gente torni a partecipare alle lotte di massa in Brasile.

E sono i movimenti sociali che hanno ora il ruolo principale di dare impulso alle lotte di massa, in un nuovo orizzonte che si realizza tramite l’unione dei movimenti sociali.

Una questione aperta in questo momento è quella della creazione di un coordinamento dei movimenti sociali. E su questo c’è un dibattito aperto, come riunire diverse soggettualità come i senza terra, i senza tetto, gli operai, i disoccupati, ... in mobilitazioni comuni.

Ci sono già state azioni comuni del coordinamento dei movimenti sociali?

Questo coordinamento ha principalmente tre obiettivi. Il primo è quello di fare una analisi critica della situazione del Brasile, sotto tutti gli aspetti della vita pubblica, e rendere partecipi tutti a questa discussione all’interno dei movimenti. La seconda proposta riguarda la capacità di proporre una alternativa di tipo economico, un diverso modello di sviluppo per il Brasile. Il terzo obiettivo è quello di organizzare e coordinare le lotte. Abbiamo avuto recentemente molti esempi pratici positivi di mobilitazioni comuni, come per esempio contro l’ALCA, contro la guerra, contro l’OMS, che hanno portato in piazza, insieme, lavoratori delle campagne e delle città. Questo tipo di lotte dovranno intensificarsi e mobilitare ancora più gente.

Il Brasile è ricco di esperienze di autogoverno e di autorganizzazione, a cominciare dal MST ...

Storicamente in Brasile ci sono stati parecchi esempi di organizzazioni che hanno sviluppato nella pratica il concetto di autorganizzazione. Generalmente queste esperienze sono state represse, dal colonialismo, dai governi e dalle dittature. Adesso siamo in un momento storico che ci permette di avanzare su questo tema. Insieme all’esperienza dell’MST ce ne sono molte altre, altre realtà che si muovono in questa direzione. E questo aiuterà tutti nel processo di trasformazione che vogliamo e cerchiamo.

Per quanto riguarda l’MST è un movimento con caratteristiche sindacali, popolari e politiche. Sindacale perché fa una lotta di tipo economico, di conquiste per i lavoratori senza terra, che si concretizza nella conquista di terreni, negli accampamenti e assentamenti, attraverso le cooperative di produzione, che permette appunto di dare un reddito alle famiglie. È un movimento popolare perché è di massa e perché la nostre forme di lotta sono gestite collettivamente. È un movimento politico perché guardiamo alla trasformazione di tutta la società. E nell’insieme di queste tre caratteristi che il movimento esprime la sua idea di partecipazione.

Proprio perché le forme di lotta che riguardano gli assentamenti e le occupazioni dei latifondi necessitano di una forma di autorganizzazione della gente, senza la quale il movimento non riuscirebbe ad ottenere quello che sta ottenendo da venti anni.

Nel momento in cui si vanno ad occupare delle terre è necessario che le famiglie siano coscienti di quello che sta per accadere, che ci sia un livello minimo di organizzazione, che le stesse famiglie che vanno ad occupare le terre sono le stesse famiglie che dovranno occuparsi di tutti gli aspetti della vita dell’accampamento. Per esempio della sicurezza in caso di conflitti con la polizia o le polizie private dei latifondisti, dell’utilizzo della terra, dell’alimentazione, della scuola, della salute ... sono le famiglie che insieme dovranno affrontare questi aspetti, e questo presuppone un livello di autorganizzazione, di coordinamento. Questa solidarietà che si crea nel momento dell’occupazione, l’esperienza di prendere le decisioni insieme, continua poi nell’assentamento. L’affermazione delle singole persone e la partecipazione più ampia possibile è fondamentale per il movimento.

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