Martedi’ 8 febbraio 2005, trentasettesima udienza del processo a 25 attiviste e attivisti per devastazione e saccheggio. Tutta l’udienza e’ imperniata su due testi abbastanza noti.
Il primo teste e’ Maurizio Fiorillo, vice questore aggiunto di Napoli aggregato a Genova durante i giorni del g8. Fiorillo e’ il dirigente di 100 uomini di PS che il 20 luglio sono sotto la direzione di Gaggiano e che vengono mandati a bonificare le vie laterali durante la carica dei contingenti che da piazza Verdi cercano di respingere i disobbedienti fino al Carlini.
Nella sua avanzata Fiorillo e i suoi bonificano insieme al XII battagliione Sicilia e al reparto mobile di Genova le parallele a via Tolemaide, fino ad assestarsi in piazza Tommaseo, con a vista i carabinieri del Sicilia di Placanica. Da questa posizione assistono all’aggressione dei cc verso i manifestanti in ritirata di via Tolemaide, e al loro ritiro scomposto dal cul de sac in cui si erano infilati che culminera’ con l’omicidio di Carlo Giuliani. Fiorillo e’ il dirigente piu’ alto in grado insieme a Lauro presente in Alimonda, e nonostante questo non si e’ mai vista una sua relazione di servizio ne’ un’ammissione di aver visto nulla di quello che e’ successo in piazza Alimonda.
Durante il suo esame Fiorillo non ricorda nulla, ne’ tempi, ne’ luoghi, anzi cerca di confondere le acque piu’ volte, nella speranza che lo si lasci stare nella sua figura di poliziotto pressapochista. Ma da subito ci rivela dei dettagli interessanti: chiede di "poter consultare le carte a sua firma", anche se subito dopo afferma di non aver fatto nessuna relazione di servizio; poi insiste per due ore sul fatto di essere posizionato su via tolemaide angolo via caffa anziche’ in piazza Tommaseo, rifiutando di riconoscersi in video e foto che lo ritraggono piu’ volte in piazza Tommaseo e addirittura in piazza Alimonda, anche di fronte a particolari inquietanti come l’orologio e il cinturone blu, diverso da quello di tutti gli altri poliziotti presenti in piazza Alimonda.
La domanda che sorge spontanea e’: cosa c’e’ di tanto atroce da nascondere in piazza Alimonda? Perche’ e’ cosi’ deciso nel negare che il famoso 17 nero sia lui nonostante il video in cui si mette in testa quello stesso casco? Perche’ la sua relazione di servizio non esiste ? Perche’ dice che solo i soccorsi hanno toccato Carlo quando si sa che l’hanno toccato molti di piu’?
Domande senza risposta perche’ le difese in aula non sono riuscite a imporsi nel fare queste domande, nel dubbio che uscissero fattori negativi per gli imputati e le imputate.
Secondo teste e’ Giulietto Chiesa, che gia’ da tempo immemore indulge in giustizialismo e nella famosa divisione tra buoni e cattivi, imputando a "guastatori" esperti e di una certa eta’, ancorche’ organizzati in gruppi piccoli e limitati, i danneggiamenti e gli scontri sia nel giorno 20 che nel giorno 21. E’ pur vero che la sua deposizione odierna raddrizza diverse esagerazioni e illazioni che abbondano sia nel suo libro che nella SIT che aveva reso davanti ai PM, sottolineando l’incapacita’ in termini di gestione dell’ordine pubblico delle forze dell’ordine, l’attacco deliberato e immotivato al corteo dei disobbedienti in via Tolemaide, le cariche indiscriminate su gente inerme, i pestaggi, e via discorrendo, ma continua a cercare di puntare il dito da qualche parte, mettendo in pericolo potenzialmente le posizioni di alcuni imputati e addirittura quasi riconoscendo possibili futuri imputati.
ascolta la prima parte dell’udienza
ascolta la seconda parte dell’udienza (Giulitto Chiesa)