..i pirati continuano l’arrembaggio all’ isola dei saperi ,verso l’ Euromayday 005.. è già countdown... pirati/esse e cognitari/e in azione verso le giornate del 19/20/21,alla conquista del tesoro... Città e realtà in tutta Italia continuano a costruire iniziative & mobilitAzioni in vista dell’avvicinamento al 1°Maggio,abbattendo il copyright ,costruendo copyriot e isole di felicità in cui barriere ed ostacoli economici vengono annientati distruggendo l’immaginario "Morattiliano"copy or love per creare il COPY AND LOVE... de-propria,moltiplica,diffondi,condividi!!!! ASSALTIAMO L’ISOLA!!!!
Verso l’Euromayday 005 19-20 Aprile
Gli studenti precari si ribellano
Disertori della guerra globale,
produttori di cultura e rivolta
May day...May day Tutti a Milano, tutti in Europa
Il primo maggio sarà il giorno delle parade dei precari e delle cognitarie, quelle della creatività delle moltitudini che articolano consenso intorno a pratiche di conflitto irriducibilmente incompatibili con il sistema dell’ordine neoliberista di guerra globale e permanente. Sempre più la dimensione che si dà questo spazio politico è Europea, riguarda la flexsecurity su scala globale, l’universalità della cittadinanza, la depropriazione del prodotto delle intelligenze e delle braccia sfruttate, la precarietà come condizione che modella la vita. La festa, il carnevale che rompe la normalità della metropoli milanese, capitale all’avanguardia nella sperimentazione delle sempre nuove forme di vita subordinata al profitto non è soltanto un evento, una grande kermesse comunicativa, una passerella della presa di parola degli invisibili. Infatti i percorsi che attraversano il primo maggio sono tutte le insorgenze precarie che praticano l’autonomia del movimento come autogestione della vita, quindi ricercano continuità contro la frammentazione, socialità contro la disgregazione. l’istruzione non è né libera né pubblica, la sanità tende ad essere privilegio di pochi, il diritto alla casa è sempre meno garantito, il diritto di migrare diventa un reato da scontare nei centri di permanenza temporanea: questi sono solo alcuni dei pezzi di un puzzle che mostra come le nostre vite tendano ad una precarietà cronica… Capire la precarietà significa vedere quel filo che ne lega i centri produttori: innanzitutto la guerra, vera matrice di ogni forma di instabilità, poi le agenzie di lavoro interinale e le catene multinazionali che si nutrono della vita dei lavoratori atipici (la maggioranza dei nuovi assunti), passando per i governi fino alla SIAE. Copyriot e crossing dei saperi, rifiuto del lavoro precario come condizione sine qua non dell’esistenza, diserzione alla guerra e rifiuto di essa come fattore ordinativo delle vite nostre e di quelle dei migranti, nuove forme e pratiche di rivolta e comunicazione in cui coniugare diritto di resistenza e disobbedienza, di tutto questo ci parla la May day. Il 19 aprile comincia ufficialmente il countdown verso la mayday, ma non è un rituale, non siamo i fedeli, ma gli eretici guidati da San precario. Il count down in realtà è iniziato in ogni mobilitazione di precari e precarie, passando dal 2 aprile. Questa inaugurazione della tirata finale (che come ogni fine è un nuovo inizio) ci vedrà in movimento in tante città con le autogestioni e le occupazioni nelle scuole o nelle città, con i cortei studenteschi, con il desiderio di articolare reti intorno a sogni e bisogni concreti. Come studenti, lavoratori immateriali della conoscenza, cognitari riconosciamo la centralità della mercificazione del sapere nei processi che producono tutto, persino il nostro immaginario. Proprio per questo intendiamo che la liberazione dei saperi si declina nella diffusione e nella condivisione, ma contemporaneamente, cerchiamo nell’autoformazione l’accumulazione di strumenti e conoscenze per l’autogestione della vita e della ricerca della felicità. Il movimento è un fattore legato alla vita delle persone, il nostro modo di conquistare spazi di autonomia indispensabili perchè solo lì dentro possiamo costruire tutto ciò senza essere distrutti dalla macchina della guerra o sussunti da quella elettorale della rappresentanza. Per tutto questo siamo additati dai misericordiosi gestori di lager di stato come pericolosi eversivi, legati a San Precario, ma la nostra sovversione è pubblica, è fatta di claims,cultura, democrazia. Siamo singolarità che cercano negli spazi del comune l’autorealizzazione della propria esistenza per mezzo della concreta soddisfazione dei bi-sogni che nascono dall’insorgenza precaria stessa dando vita all’immaginario della mayday.
GLOBAL PROJECT:laboratori radio-sito e webzine-inchiest-azioni
La radio è prima di tutto uno spazio fisico in cui ogni giorno mettiamo in gioco la nostra creatività e attraverso il quale abbiamo la possibilità di produrre socialità, poiché costruendo progettualità sulla comunicazione possiamo prendere parola per riprodurre azioni e elaborare il senso del conflitto materiale. Per questo la radio è uno di quegli strumenti di cui ci riappropriamo e che diventano luoghi dove potersi scambiare idee, saperi e dove si possa fare una analisi critica libera e in cui proviamo a costruire immaginario di esodo dal grigiore e dalla freneticità delle nostre città. La comunicazione è a volte anche lo spazio più comune di tutti, come ad esempio nel sito, nel webzine, in tutti i momenti in cui la narrazione dei conflitti che produciamo nei territori diventa analisi collettiva e quindi genera e riproduce movimento, vita. Inoltre per essere nei cicli di movimento, ovvero per condividere desideri e pratiche con reti sociali, ci dobbiamo muovere attraverso una continua inchiest-Azione pubblica e diffusa come trampolino verso la costruzione del conflitto ma anche come strumento di articolazione di reti. Parte del Globalproject sono anche cartografie del controllo o del conflitto, cahiers de doleance dei territori ribelli, con ricerca che serve a segnare le strade della costruzione di rivolta, a guidarci e a darci una bussola.
AUTOGESTIONE-AUTOFORMAZIONE-SPAZI occupa-resisti-produci
Una lacuna riguarda la mancanza effettiva di spazi, intesi come luoghi di aggregazione e socialità, in cui produrre sapere e costruire possibilità di vita, in autogestione e in autonomia. Sono poche le scuole che rimangono aperte tutto il pomeriggio e che dispongono di aule autogestite. Sono poche e saranno sempre meno. Attraverso i continui tagli che da molti anni vengono riservati alle scuole pubbliche verranno limitati anche i momenti di discussione. Sono sempre meno anche gli spazi dedicati ai giovani nelle nostre città, sempre più cari i concerti, i locali, gli spettacoli, la cultura in senso ampio. Sono invece sempre di più i casi in cui cortei studenteschi, vere e proprie forme di attraversamento e incursione nella normalità, forme creativamente e immediatamente comunicative di conflitto riproducibile, vengono caricati dalle forze del disordine tentando di rinchiuderli di fatto nel binomio violenza-non violenza: o il silenzio, la sfilata pacifica, senza scritte sui muri, occupazioni simboliche etc... o le botte. L’assuefazione, questo ci preoccupa. In questo intravediamo i primi passi verso l’accettazione della privatizzazione e della totale scomparsa della scuola con quelle caratteristiche di libertà, laicità e gratuità che è imperativo difendere. La riforma Moratti risponde alle stesse logiche liberiste che sono alla base dell’economia mondiale. Pensiamo quindi che la critica alla scuola debba inserirsi in una critica più ampia alla società moderna e che la lotta per una nuova scuola coincida con la lotta per una nuova società. Il desiderio di promuovere un percorso che ci porti a vivere appieno le nostre scuole, ad agire al loro interno, avendo come unico obbiettivo la cultura, ha come base fondamentale il diritto ai saperi. Da qui la proposta di modelli nettamente differenti da quello che quotidianamente siamo costretti a subire: una scuola fondata sulla logica del più bravo, e sulla competizione che rende impossibile l’attuazione di un processo di autoformazione ed autogestione degli studenti. Sono questi i motivi che stanno alla base della nostra proposta: vivere le nostre scuole, praticare diritto di resistenza, rifiutando il ruolo di meri utenti, rivendicando invece quello che è il nostro ruolo di soggetti pensanti, raggiungere quindi una totale presa di coscienza da parte degli studenti. A chi impone, soprattutto a noi giovani modelli di vita corrotti rispondenti alla teoria del “produci, consuma e crepa”, rispondiamo praticando il nostro di modello: quello che prende forma dalla libertà del desiderio: Occupa resisti produci. Nei giorni di occupazione e di autogestione apriamo spazi di cultura , liberi saperi e conflitto, ma ci riprendiamo anche uno spazio di sperimentazione di sogni e di ricerca di risposta ai bi-sogni. Molti sono i contenuti che hanno attraversato le aule e i corridoi delle scuole, portando avanti percorsi contro la riforma moratti, la guerra globale permanente e la precarietà attraverso assemblee, collettivi, cineforum costruendo una nuova faccia a quelle aule che sempre più stanno diventando luoghi di formazione di perfetti robottini precari. Questi percorsi vengono portati avanti quotidianamente tramite le aulette autogestite e i copy-riot nelle scuole, ma anche grazie ad alcune vere e proprie occupazioni di spazi nelle città nati dall’esigenza dei cognitari di trovare dei luoghi dove creare ogni giorno le possibilità di esodare dalla disgregazione. Sono frammenti spazio-temporali in cui la precarietà viene sconfitta sul campo, in cui l’alternativa diventa per migliaia di studenti realtà concreta e materiale. Non meno importante, per la continua ricerca di terreni in cui sia possibile agire il conflitto, è mantenere vivo per le nostre città lo spazio politico del corteo, che è sempre strumento e insieme momento di raccolta comune per le reti degli studenti che nelle scuole mettono in campo disobbedienza e rivolta.
COPYRIOT riproduci-diffondi-condividi
I libri, la musica e l’arte nell’ accezione più estesa del termine, sono sottoposti a rigide regole commerciali, che non permettono la condivisione, la riproduzione e la diffusione, ma solo la distribuzione a scopi di lucro: riproduci diffondi condividi: questi dovrebbero essere i princìpi di una cultura libera, garantita e gratuita per tutti. Tuttavia la SIAE, ad esempio, celandosi dietro la falsa nomea di mecenate difensore dei diritti d’autore, cerca d’impedire un’universale divulgazione dei saperi. E’ per questo che chiamiamo copyriot (copiaribelle) la pratica comune di riappropriazione del diritto ai saperi. Il copyriot diventa cosi riprodotto e riproducibile in ogni sua forma; dalle proiezioni pirata di film alle trasmissioni radio foniche, dalla riproduzione e dalla trasmissione di libri e materiali culturali, allo scambio e alla masterizzazione di cd e dvd. Nel vivere quotidianamente una realtà scolastica sempre più precaria e sottostante alle leggi del mercato grazie alla riforma morattila, un ruolo centrale, ad esempio rispetto al caro-libri, lo rivestono proprio le tasse sull’intelligenza. Le aulette autogestite nelle scuole e gli spazi occupati sono diventati anche luoghi di copyriot ovvero di socialità, aggregazione e rivendicazione di mezzi per accedere alla cultura e all’informazione; momenti di reale autoformazione che nasce dal confronto e dallo scambio. Sotto il nome Copyriot si racchiudono tutte quelle pratiche di violazione delle leggi che difendono gli elevati profitti dovuti alle speculazioni sulla cultura. La produzione artistica e letteraria di musica, libri, film sta diventando sempre più la merce fra le merci. Copyriot è la risposta, la concretizzazione di un’alternativa attraverso cui l’autogestione e la condivisione di idee, di produzioni e spunti liberamente articolati sono veramente di tutti. Non si tratta solo di spazi fisici che riprendono nuova vita, ma anche dell’abbattimento delle barriere che tentano di soffocare le contraddizioni che gli studenti producono quotidianamente a partire dalle scuole.
RIVOLTA GENERALIZZATA crossing dei saperi-nuove forme di sciopero di cittadinanza
Nella situazione attuale, in cui è manifesta l’intenzione di impedire a chi produce proprietà intellettuale di raccogliere il frutto di ciò che egli stesso ha seminato, consideriamo tassativo contrastare i meccanismi giuridici che privatizzano ed incatenano il lavoro della mente. Lo pensiamo perchè riconosciamo in questo meccanismo di sfruttamento uno dei paradigmi, più importanti dell’economia globale di oggi. Ci proponiamo di produrre esodo da questa logica perversa di sottrazione della proprietà cognitiva a chi la rende materiale, ovvero noi, precari e precarie. Il nostro esodo dall’attuazione ripetuta di "esproprio proprietario" da parte delle multinazionali, dei discografici, degli editori e dei loro vassalli si traduce nella riappropriazione di ciò che, nella società postmoderna, è fondativo per la crescita culturale di ogni soggettività interna alla moltitudine: i saperi. Per questo riteniamo necessario di dover mettere in campo continuamente nuove forme di ribellione e conflitto, generalizzate. Sciopero generalizzato significa e racchiude anche tutto ciò che si ribella al modello unilaterale e precario di scuola e di società e vediamo quindi nascere gli scioperi del biglietto, i blocchi degli stage formativi, nuove pratiche di sovversione, estese e riproducibili:di cittadinanza.
DIRITTO ALLA MOBILITA’ trasporti come reddito-circolazione come libertà
Desideriamo affrontare la questione dei trasporti. Nei nostri territori vediamo il tempo della nostra vita utilizzato a scopo di profitto anche nell’andare da una parte all’altra della città.
Ogni giorno una buona fetta della ’popolazione studentesca’ usufruisce dell’autobus per recarsi a scuola. Eppure qualcosa non funziona. La maggior parte dei ragazzi sostiene che il prezzo del biglietto e degli abbonamenti sia troppo elevato; altri problemi riguardano la lentezza, la puntualità e la capienza. La scena tipo di una mattinata in autobus è quella di un tragitto scomodo, magari spiaccicati alla portiera.- Gli interventi sociali e le agevolazioni per le fasce più deboli della popolazione, fra cui noi studenti, sono pressoché nulli. La continua speculazione sugli studenti aumenta vertiginosamente: dal prezzo delle case per i fuorisede delle Università al prezzo dei trasporti pubblici. Perché non scontare del 50% i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti del trasporto pubblico? E’ doveroso ampliare il discorso sottolineando il dramma della ’privatizzazione selvaggia’: un progressivo mal-funzionamento del servizio che si offre alla cittadinanza. Le aziende private ( corporations ) per loro natura cercano di raggiungere il profitto quasi sempre indipendentemente dalla qualità di ciò che offrono. Rivendicando quindi reddito, anche nella forma del trasporto, della libertà di andare in giro per il mondo, irriducibile alternativa alle deportazionio e ai lager razzisti, da tutte le città andremo a Milano il primo maggio dicendo che per le ferrovie dello Stato un euro può bastare.
DON’T WORK BE HAPPY stop stage-reclama reddito-ribalta la riforma
L’alternanza scuola-lavoro altro non è che un periodo più o meno lungo trascorso all’interno delle aziende svolgendo diverse mansioni, tutte ugualmente non retribuite. La Riforma Moratti prevede il taglio drastico dei professori responsabili dei laboratori scolastici impedendone di fatto l’utilizzo. Senza laboratori e con programmi e fondi modificati si dirotta il ruolo formativo della scuola sulle imprese, introducendo gli stage. Tra le altre cose c’è da dire che le aziende che collaborano all’alternanza scuola lavoro godono di sovvenzionamenti pubblici per il loro operato e risulta così chiaro come questa campagna formativa abbia l’unico obiettivo di smantellare la scuola pubblica in quanto luogo di cultura, cercando di trasformarla sempre più nella hall precaria di un albergo. In realtà l’accesso all’ambiente lavorativo attraverso gli stage, priva la scuola della sua caratteristica principale e fondamentale, ovvero l’accesso alla cultura. I ragazzi sono chiamati a svolgere, durante vari periodi dell’anno, mansioni all’interno di aziende ( diverse a seconda dell’indirizzo scolastico) sia pubbliche che private. In relazione a quanto previsto dalle normative che regolano questa “esperienza didattica”, lo studente DOVREBBE affiancare un lavoratore per raggiungere una maggiore esperienza nell’ambito della sua specializzazione ma non è quello che realmente avviene. La riforma Moratti sta determinando un abbassamento del livello culturale ed un annullamento delle capacità critiche degli studenti, l’autonomia scolastica (promossa e voluta dal ministro di centrosinistra Berlinguer) ha fatto si che aziende private si siano insinuate nelle nostre scuole. Proprio perchè la scuola è diventata questo, oggi generalizzare uno sciopero della scuola vuol dire mettere in sciopero la “catena di produzione”immateriale della scuola formata da ognuno degli individui che la vivono cioè studenti, collettivi, genitori, insegnanti e personale non docente ma anche di quei nuovi luoghi/non luoghi da vivere (o subire?). Uno dei percorsi che sono tracciati in avanti ed escono dalla disobbedienza alla Moratti è quello che reclama per gli stage il reddito, per non essere servi non retribuiti. Ma insieme al posto del lavoro, nelle nostre giornate, vogliamo l’autoformazione.Siamo convinti che ci spettino fette più grandi, ma soprattutto che la nostra vita non sia riducibile al lavoro precario e subordinato, vogliamo impiegarla secondo le nostre intelligenze e il nostro desiderio.
Studenti per l’autonomia mediatica - Trento
Global Students - Coordinamento studenti medi di Padova
leggi il comunicato di Global Students Padova
Collettivo Sfumature – Reggio Emilia
Collettivo Ortika - Parma
Officina dei Saperi Autogestiti - Como
Coordinamento studenti Mestre e Venezia
Coordinamento studenti medi Vicenza
Studenti del San Precario point break -Alessandria
Collettivo zeta - Bergamo
Collettivi di RiminI
Studenti in action - Gorizia
Coordinamento dei Collettivi Studenteschi di Milano e Provincia