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Martedì 26 aprile 2005 17:23 Processo Genova G8 - La quarantaseiesima udienza

Martedi’ 26 aprile in aula per la quarantaseiesima udienza l’unico teste presente e’ Adriano Lauro. Filippo Cavataio (autista del land rover di Placanica) e il colonnello Truglio (comandante delle compagnie CCIR durante il g8 di Genova e grand-vizir degli esaltati) si giustificano per indisposizione.

Adriano Lauro a Genova era il funzionario che comandava i 100 cc del battaglione Sicilia comandati dal capitano Cappello protagonisti dei fatti di piazza Alimonda. E in piazza Alimonda quel poliziotto con il ciuffo sempre al telefono, con il foulard bordeaux sempre un po’ fuori posto, e’ proprio lui, Lauro. La sua ricostruzione della giornata e’ accurata e comprovata sia dalle registrazioni radio (che stavolta vengono abbondantemente usate dai pm) che dai video: carica la coda del corteo dei cobas ormai sfrangiato su via Rimassa, fino a fronteggiare il gruppo di manifestanti chiusi dentro piazzale Luther King. Poi risale in ausilio a Mondelli affaticato dalle cariche sul corteo dei disobbedienti. Ad un certo punto si sgancia e va a dare una mano a liberare piazza Alimonda e piazza Tommaseo al primo dirigente Lapi, che era in difficolta’.

Verso le 16.30 piazza Alimonda e’ sgombra e piazza Tommaseo pure. Lauro e i cc del Sicilia si appostano in via Ilice (di fianco alla chiesa) e Lauro conferma che Truglio e Cappello raccolgono i "loro ragazzi", li contano, sentono come stanno, e evidentemente fanno loro il famoso discorsetto di cui potete trovare tracce su pillolarossa (www.piazzacarlogiuliani.org). A un certo punto Truglio se ne va e anche Lauro vuole rientrare, provato da tutta la giornata di scontri. Poco dopo Truglio torna su suoi passi per avvisare Lauro di spicciarsi, che la zona stava di nuovo brulicando di manifestanti. Lauro si avvia, attraversa piazza Alimonda, arriva fino a Casaregis (cosi’ dice lui anche se forse non e’ sincero e lo dice solo perche’ in quel punto dell’interrogatorio stava incappando in contraddizioni imbarazzanti) e poi decide di tornare indietro, sull’onda del senso del dovere: "Non potevo lasciare altri in balia di un cosi’ grosso numero di facinorosi". E qui Lauro da’ il meglio di se’, cercando di coprire le responsabilita’ dell’accaduto e recitando alla perfezione il mantra che fin da quei primi momenti dopo l’omicidio di Carlo, quando insegue sulla scalinata un manifestante gridando "Sei stato tu con il tuo sasso ad ucciderlo!": se i manifestanti non avessero tirato sassi, Carlo non sarebbe stato ucciso, ergo e’ colpa dei manifestanti e non certo colpa sua.
La sua faccia e il tono di voce incerto quando parla di Carlo tradiscono il fatto che questa sua ricostruzione degli eventi non sembra credibile neanche alla sua coscienza. Speriamo che quest’ultima se ne ricordi tutte le notti.
Tornando ai fatti: preso dal senso del dovere torna indietro e decide di fronteggiare i manifestanti in via Caffa e prova ad accennare una carica; punto primo perche’ lui non vuole usare i lacrimogeni che fanno vomitare...; punto secondo perche’ con una carica di solito riesce a mettere in fuga i facinorosi e sperava di cavarsela cosi’... peccato che i facinorosi in questione dopo 2 ore di lacrimogeni e cariche su via Tolemaide magari non erano proprio proprio privi di adrenalina e incazzatura ?
Siccome non indietreggiano pensa bene di fermarsi li e mettersi a testuggine. Poi come ammette lui stesso, sono i cc a scappare per un attacco di panico e a indietreggiare. Riattraversa Alimonda non notano i defender che sono dietro il contingente (quando lui aveva piu’ volte detto di non volerli vicino perche’ per lui l’OP si fa a piedi) e arriva fino a piazza Tommaseo recuperando il reparto mobile di Milano con Lapi e Fiorillo, prima di accorgersi che un corpo e’rimasto esanime a terra al centro di piazza Alimonda. A quel punto per sfogarsi sclera con i manifestanti accusandoli dell’omicidio, avendo anche visto una pietra insanguinata vicino al cadavere. La difesa mostra delle foto, e Lauro non riesce a spiegare molto bene perche’ quel sasso prima c’e’, poi non c’e’, poi c’e’ di nuovo. Non riesce a spiegare perche’ Paoni viene pestato a sangue (anzi nega di aver mai visto Paoni) e afferma di essersi reso conto solo dopo che Carlo era stato ammazzato da un proiettile (se non riconosce lui lo zampillare di un buco di un proiettile in una faccia, non sappiamo chi lo possa riconoscere?).

L’udienza si conclude con un rinvio per mostrare al teste il sasso sequestrato nei pressi del corpo di Carlo per vedere se lo riconosce. Le speranze di avere nuovi elementi per riaprire il caso Alimonda sono tenui, ma non definitivamente perse, e anche se c’entra poco con il processo ai 25, e’ difficile negare a tutti la voglia di saperne di piu’...
(supportolegale)

-  ascolta la prima parte dell’udienza
-  ascolta la seconda parte dell’udienza

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