Questa mattina il Tribunale del Riesame di Bologna ha annullato l’ordinanza che tratteneva Vittorio e Fabiano agli arresti domiciliari e ne ha ordinato l’immediata liberazione. Vittorio e Fabiano sono liberi. La gioia di poter riabbracciare i nostri fratelli non può farci tralasciare il dovere e la voglia di fare alcune considerazioni. Finalmente la parola fine è scesa su questa storia, dopo dieci giorni di custodia cautelare in carcere e due mesi di arresti domiciliari. Mesi passati sotto il continuo ricatto della Procura di Bologna e delle forze di Polizia: continui controlli nelle proprie abitazioni, permessi non concessi e la vergognosa pratica di far seguire a vista fin dentro le aule Universitarie i nostri compagni. Come se la loro "estrema pericolosità sociale" non permettesse di perderli di vista nemmeno un attimo. La narrazione dei fatti e delle dinamiche di questa vicenda sono note a tutti. Quello che è utile dire è che abbiamo assistito ad un tentativo da parte della Procura di Bologna di disciplinare il conflitto sociale e i suoi attori. Tutto gestito e giustificato tramite un uso "speciale" del diritto penale, come il pm ha sempre ammesso nelle sue requisitorie. Speciale perchè le misure cautelari e le annesse restrizioni sono state inflitte non come diretta conseguenza di una violazione della legge, ma perchè suddetta violazione, veniva fatta da attivisti politici. Colpevoli, insieme ad altre migliaia di donne e uomini, di lottare ogni giorno per la l’affermazione di nuovi spazi di libertà e per la rivendicazione di nuovi diritti. E quindi soggetti più di altri a subire le conseguenze delle norme penali e dei dispositivi del controllo. Di qui la creazione del concetto di forte pericolosità sociale, da qui la previsione di una "certa riproposizion e delle condotte criminose", fino alla richiesta di una sorta di abiura quale condizione necessaria per una modificazione dei provvedimenti in corso. < Naturalmente nessuno ha abiurato niente. O meglio, nessuno ha avuto atteggiamenti di resipiscenza, come piace dire ai procuratori. Vittorio e Fabiano sono liberi. Sono liberi di continuare a lottare come hanno sempre fatto, con la consapevolezza di dover lottare, insieme a tanti altri, anche contro una certa magistratura che cerca di sostituirsi alla politica e di ergersi ad arbitro dei conflitti sociali. Un ruolo che la Magistratura continuerà sempre di più a ricoprire, se la politica e i suoi attori istituzionali continueranno ad essere latitanti di fronte alle istanze sociali che provengono dal basso e dai movimenti. E lo farà distribuendo condanne, costruendo teoremi e cercando di cancellare ogni forma di agire politico che cerchi di scavalcare il mediocr e steccato della pura testimonianza. Consapevoli di aver sperimentato sulla nostra pelle dei dispositivi punitivi celati dietro esigenze cautelari non riconosciute nemmeno dal giudice e consci di essere sempre dalla parte dei diritti, continueremo a praticare la disobbedienza al copyright, la diserzione alla guerra e la violazione delle leggi ingiuste. Piaccia o non piaccia a certa magistratura.
Perchè l’unica malattia che non vale la pena di curarsi mai è la ribellione.
Libertà di movimento per tutti\e Amnistia e indulto per i reati sociali
TPO, System_Error, Passepartout
Bologna, 19 luglio ’05
Ascolta la corrispondenza di Domenico - TPO di Bologna
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