Chiara Saraceno, collaboratrice per il quotidiano "La Stampa" ed attenta osservatrice dell’universo femminile, oggi concludeva il suo
editoriale, dopo una lunga analisi in merito agli attacchi alla 194, affermando che "certo, sarebbe meglio che le donne non arrivassero a dover decidere se abortire o no. Sarebbe meglio che le più giovani (e i loro compagni) ricevessero un’adeguata educazione sessuale e un accesso facile alla contraccezione sicura, che le donne non dovessero temere per il proprio lavoro o il proprio reddito se rimangono incinte, che le immigrate trovassero condizioni di vita decenti e non, come troppo spesso capita, l’alternativa tra prostituzione e badantato. Sarebbe bello che su questo si facesse una commissione d’indagine, o meglio ancora, delle politiche sensate. In attesa, per favore, più discrezione e più rispetto."
La lucida analisi da lei proposta vede l’universo femminile tornare ancora una volta, non avendo comunque mai smesso, a difendere quella che è la libertà di scelta della donna.
Dalle pagine dei quotidiani locali si viene a conoscenza di una realtà che non può far altro che indignare: otto medici su dieci, parliamo quindi dell 80% nel territorio veneto, si rifiuta di attuare un’interruzione di gravidanza.
Se questo non bastasse, altri dati sconcertanti vengono messi in luce, questa volta sui tempi da attendere per interrompere la gravidanza: si parla di attese di 3/4 mesi prima di poter eseguire questa pratica, mesi durante i quali la donna è costretta a girovagare per Usl, consultori e tempi di attesa non a caso interminabili.
Ascolta il servizio a cura di Federica Pennelli della redazione di Global Project.

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