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fonte: il Trentino 24.01.2006
Vincono i no global: stop alla Coca Cola
I Disobbedienti si sdraiano in via Prepositura, i camion della multinazionale non passano
Trento - Martedì 24 gennaio 2006
Minuti di tensione al transito della carovana olimpica: «Via libera solo al tedoforo». Polizia in assetto anti sommossa ma non ci sono stati incidenti, il blitz è scattato alle 18.30.
TRENTO - Hanno vinto i Disobbedienti: i camion della Coca Cola non sono passati. Gli autisti hanno reagito con parole irripetibili, i rappresentanti della multinazionale hanno storto il naso (qualcuno ha anche alzato la voce con le forze dell’ordine pretendendo il «rispetto dei diritti»), ma alla fine i mezzi pubblicitari, di fronte al muro umano in via Prepositura, hanno fatto dietrofront. Nessun problema per la fiaccola olimpica, che i no global hanno lasciato passare applaudendo. Che ci fosse brutta aria già lo si sapeva e non a caso da Padova era arrivato a Trento il reparto mobile della polizia, che in via Prepositura si è fatto trovare in assetto antisommossa: casco, scudo e manganello. Da tempo nel mirino del mondo no global c’è l’Olimpiade di Torino. O meglio, tutto l’apparato che ruota attorno all’evento a cinque cerchi. Partendo dalla multinazionale che vende la bibita più famosa del mondo, la Coca Cola, sponsor ufficiale delle Olimpiadi. I no global puntano il dito contro il colosso di Atlanta per i comportamenti antisindacali in Colombia, dove la Coca Cola - denunciano - si sarebbe macchiata di «crimini e violenze contro i sindacalisti». E poi la politica da conquista imperiale, con il tentativo di imporre il monopolio anche in aree del mondo, come il Chiapas (Messico), dove i problemi sono ben diversi dalla scelta di una bibita. Non solo, il movimento denuncia un’improvvisa politica igienista a Torino in vista delle Olimpiadi invernali: «Centri sociali sgomberati, intensificazione dei controlli sui migranti, deportati direttamente nei deserti della Libia». Insomma, si vuole fare piazza pulita di tutto quello che può disturbare l’occhio del turista olimpico. Queste le premesse di quanto accaduto ieri pomeriggio verso le 18.30 in via Prepositura. Una quarantina di persone - tra questi i volti noti di Donatello Baldo, Federico Zappini e Stefano Bleggi - si sono sistemati a bordo strada con striscioni contro la multinazionale di Atlanta, la «Killer Cola». Hanno distribuito volantini, sempre seguiti dalle forze dell’ordine (molti gli agenti in borghese che presidiavano la zona di Santa Maria Maggiore). Prima dell’arrivo della fiaccola c’è stato un tentativo di trattativa tra la Digos e i no global per evitare che la manifestazione degenerasse. La pressione della caldaia è salita non appena è spuntata da via Rosmini la carovana olimpica. A quel punto i Disobbedienti si sono sdraiati in mezzo alla strada: «La fiaccola sì, i camion della Coca Cola e della Samsung no». Una posizione durissima, senza vie d’uscita. Con il passare dei minuti i rappresentanti delle multinazionali si sono innervositi, ma le forze dell’ordine hanno voluto evitare la soluzione peggiore: lo scontro (e francamente è stata una posizione di buon senso). Gli sponsor non hanno gradito, hanno protestato e ad un certo punto un ispettore di polizia ha urlato a muso duro: «Che volete che facciamo, che carichiamo?». Una provocazione, evidentemente. Nessuno voleva alzare il tiro. Ci mancava solo che il giorno della Fiamma Olimpica a Trento finisse a colpi di manganello. Dalla coda della carovana finalmente è spuntato il tedoforo con la fiaccola. A quel punto il muro umano si è aperto e la fiamma olimpica è sfilata tra gli applausi generali. Poi di nuovo tutti a bloccare la strada. Per evitare un «tiramolla» infinito gli autisti dei quattro camion - due targati Samsung, due Coca Cola - hanno dovuto fare marcia indietro. I due mezzi pubblicitari della Coca Cola avevano sulla fiancata una scritta luminosa che a quel punto aveva il sapore dell’umorismo: «Ciao Trento». Addio. Chi non era in via Prepositura per protesta ha seguito curioso l’evolversi della situazione. Qualcuno diceva che - sì - hanno ragione i Disobbedienti: le Olimpiadi non si sporcano con i soldi. Un altro non l’ha mandata a dire: «Andate a lavorare», ha urlato con rabbia, sentendosi rispondere a tono dai Disobbedienti. Erano quasi le 19 quando il gruppo dei no global - cantando vittoria - ha sbaraccato e si è portato all’imbocco di via Belenzani, ad attendere l’arrivo dell’ultimo tedoforo, l’ottantenne Roberto Moggio, accompagnato da due bambini, Giorgia Pozza e Diego Crestani. Prima dell’atto finale sono sfilati a due passi dalla fontana del Nettuno quattro tedofori no global, con in mano un bengala: indossavano una maglia con scritti i nomi dei sindacalisti assassinati in Colombia. Il tutto sotto gli occhi di migliaia di persone: qualche applauso, qualche «buffone» partito dalla folla. Tra Disobbedienti e pubblico di piazza Duomo un cordone di forze dell’ordine. La violenza - quella vera - è andata in scena pochi minuti dopo in via Mazzini, quando un gruppo di anarchici ha tentato di strappare dalle mani della mezzofondista trentina Eleonora Berlanda (moglie del ciclista Mariano Piccoli) la fiaccola olimpica. Quattro di loro - compreso il leader storico del nucleo roveretano, Massimo Passamani - sono stati portati in questura e arrestati dalla polizia con l’accusa di resistenza. Passata la tempesta, resta da capire se ci saranno strascichi giudiziari per i Disobbedienti che hanno partecipato al blocco di via Prepositura. Quelli della Coca Cola ieri promettevano denunce, ma non è ancora chiaro se alle parole (comunque partite in un momento di alta tensione) seguiranno i fatti. I Disobbedienti, in ogni caso, rischiano di essere denunciati per manifestazione non autorizzata, visto che in questura non era arrivata alcuna comunicazione. Non si può escludere neppure la contestazione dell’interruzione di pubblico servizio, considerando che il sit-in in mezzo a via Prepositura ha di fatto bloccato per alcuni minuti gli autobus della Trentino Trasporti.
(Gianfranco Piccoli)
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