1. Il mostruoso
Fuori norma appaiono sulla scena mostruose creature che eccedono il tentativo di ordinarle attraverso la trascendenza verticale della fondazione di un potere che faccia obbedire gli uomini. Espulse, vengono relegate nei sotterranei delle scuole bene dell’America di G.W.Bush, come nel Telefilm ’Buffy’, dove vampiri orrendi e creature del male vengono affrontati e vinti da bellissime liceali alla moda. Creature rese mostruose dalla mostruosa avversione al loro doppio speculare nemico, la bellezza splendente ed algida del Capitale spettacolare.
2. Lo spettacolo
Il Capitale è ad un tale grado di accumulazione da diventare immagine (Debord), ed arriva ad un tale livello di immagine da produrre la sua estrema bellezza tentando di esorcizzare il suo mostro segreto dello sfruttamento biologico delle forme singolari e del comune. Teologia vs Teratologia: "Ogni qual volta il potere dichiara che la storia è finita, e che la natura fa esperienza di un ordine definitivo, sicchè felice può essere solo l’uomo che, adeguandosi alla misura, obbedisce e crede, allora il mostro appare a sconfessare ogni normalità, a dire miserabile l’obbedienza e stolta la credenza" (A.Negri, La linea del mostro).
3. La misura
La valorizzazione, nell’epoca della riproduzione del lavoro nella sussunzione reale al Capitale dell’intera società, ricerca l’impossibile traguardo di una misura dello sfruttamento di ciò che è vivente. In realtà non è possibile più misurare ciò che si crea in continuazione, ed allora la produzione richiede la creazione della paura, perché solo essa può imporre obbedienza ad uno spettacolo ormai divenuto infernale, ad un sistema di sfruttamento che perpetua se stesso travolgendo e ricombinando la carne degli uomini.
4. La guerra
La guerra è questo elemento principale della produzione del biopotere, è esercitata allo scopo del controllo delle forme del comune, per quanto esse eccedano e si sottraggano agli spazi creati dalla paura. La guerra "Non finisce perché non può finire, non finisce perché è bella, bella da morire" (assalti Frontali), e il suo carattere di permanenza coincide con quello di sussunzione reale.
5. Lo Stato
Lo Stato, nella sistemazione territoriale della produzione globalizzata, piuttosto che ’scomparire’, esercita la sua nuova funzione di polizia coloniale dell’Impero. Piuttosto che ’deperire’, la sovranità statale condensa le sue funzioni legislative, amministrative, giudiziarie, rappresentative, nell’esercizio di polizia. "La Polizia è tutto" (Foucault).
6. Le passioni tristi
Il Partito, in quanto principale strumento di rappresentanza nello Stato, diviene il funzionario di polizia addetto alle passioni tristi, al recupero delle insorgenze dei movimenti nella società, alla riduzione dei conflitti nello spettacolo autoreferenziale della produzione e del controllo.
7. Immaginazione
La linea del mostro è quella che conduce i movimenti di eccedenza delle singolarità al di fuori delle passioni tristi. Si esce da questa strettoia solo con un grande e decisivo sforzo di immaginazione, che è produzione e desiderio, delirio e geografia anticapitalista. Le comunità ribelli immaginano nel desiderio e producono conflitti, producono resistenza, costruiscono il comune.
8. Linee di fuga
I movimenti della moltitudine disegnano nuove cartografie di tribù nomadi che si muovono senza lo Stato. Il conflitto è lo strumento nomade per eccellenza perché non crea lo Stato. Il conflitto produce nuove istituzioni: in realtà la resistenza viene ’prima’.
9. Macchine da guerra
La macchina da guerra è lo strumento del conflitto dei nomadi, essa non ha bisogno dello Stato (Deleuze e Guattari) e può essere tenuta in vita dall’immaginazione dei movimenti, dalla gioia di costruire nel comune.
10. Il movimento non rappresentabile
Il movimento che produce immaginazione, linee di fuga, macchine da guerra, non può essere rappresentato dai funzionari delle passioni tristi, ne’ misurato dai funzionari di polizia amministrativi o legislativi. Esso procede nelle lotte nella costruzione di altre istituzioni, di una democrazia assoluta, cioè ’sciolta’ dai legami dello sfruttamento. Il movimento è tutto, il fine è tutto.
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