Insieme a Judith Revel filosofa, collaboratrice del "Centre Foucoult" e docente universitaria continuiamo a parlare delle mobilitazioni francesi contro il Cpe (contratto di primo impiego).
A lei abbiamo chiesto un commento in merito alle mobilitazioni parigine.
Ascolta l’intervista a cura di Federica Pennelli della redazione di Global Project.
Durata [26.51"].
[ audio ]
"Una delle caratteristiche di questo movimento è di essere estremamente diffuso sul territorio soprattutto all’interno della banlieue di Parigi ma anche in provincia. Come si può notare nelle ultime manifestazioni, come quella di sabato a Marsiglia, c’è stata una presenza enorme di persone in piazza e questa credo sia una caratteristica abbastanza nuova.
La cosa molto interessante, molto bella, di quello che succede è il fatto che a partire da una mossa del governo, che probabilmente aveva uno scopo abbastanza elettoralista dato che la scadenza elettorale ormai si fa sempre più vicina , la mossa del governo che consisteva nel portare avanti una pseudo riforma in favore dell’occupazione giovanile in realtà ha dato luogo ad una reazione che non è stata tanto una reazione di giovani che si sentivano aggrediti, (ricordo che nella fattispecie il Cpe riguarda soltanto i giovani al di sotto dei 26 anni, questo contratto di primo impiego iper precario in cui si può essere licenziati in qualunque momento senza ragione nei primi due anni.)
La reazione è stata giovanile, studentesca e liceale ma è stata più generalmente una reazione della popolazione francese che non sopporta più questa situazione : la gente diceva basta ad una precarietà che non riesce più a sopportare, che blocca la vita e quando si ascoltavano gli argomenti della gente che sfilava sabato e prima di sabato in altre manifestazioni (come quella del giovedì precedente) la gente ti diceva: " ma come facciamo noi ad affittarci un appartamento quando ci chiedono tre volte il nostro reddito mensile come affitto? Come facciamo noi a comprare una casa se poi, alla fine, ci vuole un lavoro che non sia precario altrimenti le banche non ti danno i mutui? Come si fa a programmare la nascita di un figlio? Come si fa a finire gli studi in quelle condizioni...come si fa?"
La popolazione per intero , impiegati pubblici e impiegati privati, funzionari, insegnanti universitari, operai metalmeccanici , tranvieri , casalinghe e bambini , nonni e poi studenti, ragazzi delle banlieues, liceali scendendo in piazza dicevano : " guardate che state parlando del nostro futuro: per i più giovani, per i nostri figli e non potete giocare con questa precarietà: voi parlate di flessibilità, parlate di modello nord europeo (della Danimarca etc etc) però dimenticate che in quei paesi del nord Europa se c’è un enorme flessibilità c’è al contempo anche un welfare che è 10 volte quello che rimane in Francia, dato che oramai il welfare francese che è stato sicuramente solido ora cade a pezzi, non esiste più.
Quindi: volete flessibilità? Dateci sicurezza, dateci welfare, dateci un indennizzo di disoccupazione che duri tre anni che sia al pari dell’ultimo stipendio...
Credo che il governo francese non si stia rendendo conto, o che non voglia rendersi conto, del fatto che non è soltanto un ’68 giovanile. Credo che questo movimento abbia dei tratti di somiglianza fortissimi con il ’68: non è soltanto un movimento studentesco, il maggio francese era un movimento di studenti ed operai e la svolta del maggio francese fu uno sciopero generale ed è molto strano ed anche molto bello che la parola che “gira” in questo momento sia precisamente la parola d’ordine dello sciopero generale ovvero: INTERCATEGORIE PROFESSIONALI.
Io non so se arriveremo a quel punto, dato che i sindacati su questo nodo forse si spezzeranno. E’ chiaro è che la CGT, che è stata molto restia per altre mobilitazioni, (ad esempio per quello che è successo in banlieue in ottobre/novembre scorso) sta giocando in pieno la carta della rivolta sociale.
Quello che sta accadendo in Francia è una rivolta sociale generale. Quello che posso dire per constatazione elementare e quotidiana quando vado nel liceo dove insegno , che è tuttora bloccato da giorni è che, quasi tutti gli alunni dell’ultimo anno, sono partecipi ed attori di quello che succede: si mobilitano, scrivono documenti e si riuniscono.
Si tratta di una sorta di ripetizione di quello che è successo ad ottobre/novembre con una violenza cieca in meno (non si bruciano le macchine) e con una verbalizzazione ed una politicizzazione importante.
Non voglio dire che quello che è successo in ottobre/novembre non era politico : era politico, evidentemente.
Ma dato che coinvolgeva anche ragazzi molto giovani che erano stati protagonisti di buona parte di quello che era successo e dato l’elemento di violenza dentro la banlieue, che si esplicitava in particolar modo nel rapporto ragazzi-poliziotti , era difficile capire ed estendere quello che cercavano di dire i ragazzi, spesso non verbalizzando. Una difficoltà di estendere quel discorso ad una rivendicazione generale.
Quello che mi stupisce enormemente è che tra novembre e adesso questi ragazzi si sono totalmente integrati dentro qualcosa che si prospetta come un movimento e ha le caratteristiche del movimento perchè non ha un anima unitaria se non quella della rivendicazione puntuale, strategica e politica della lotta contro una precarietà imposta e che distrugge la vita.
Esperienze di conflitto e resistenza biopolitica:
E’ veramente una lotta, un conflitto, una resistenza biopolitica: “la nostra vita non può servire a tappare i buchi di un economia che va male perchè voi date i soldi ai padroni, per dirla in modo grossolano e grezzo ma nemmeno tanto falso. La nostra vita non è un gioco , la nostra vita è nostra e noi ce la riprendiamo!”.
Ci sono stati scontri duri alla Sorbona per almeno due ore : la prima volta contro un gruppetto di fascisti che sono stati fatti passare dalla polizia in modo infame e ignobile che hanno menato tutti quelli che potava menare (anche i ragazzini davanti alla Sorbona).
Che ci siano persone che abbiano voglia di lanciare sassi, qualche molotov e di menare i carabinieri quello capita ma erano gruppetti di un centinaio di persone.
A "la Nation" sabato scorso c’è stata una macchina bruciata, qualche scontro durato mezz’ora e l’unica cosa assai grave è stato il pestaggio, che sembra sia stato messo in atto della polizia, di un sindacalista di "Sud" un sindacato di base. Sindacalista che è tuttora in coma ed è gravissimo.
Ma se si tratta di dire che quelli delle "banlieues" negano agli studenti il diritto di rappresentarli mi sembra completamente fuori posto dato che il movimento studentesco e liceale non rappresenta nessuno. La cosa molto interessante è il modo moltitudinario in cui si è organizzato il movimento : certo che ci sono dei portavoce, certo che ci sono persone che prendono parola ma mi sembra di un apertura pazzesca.
Credo ci sia una becera logica di governo,( e non a caso qual discorso sulla contrapposizione banlieue- città l’ho sentita fare da Sarkozy e da De Villepin) . Una logica del "dividiamoli, così è più facile gestire la situazione " . Quindi dividiamo creando dei conflitti .
Dicono: “abbiamo fatto un contratto per i più disagiati, che riguarda quelli che entrano nel mercato del lavoro quando hanno 20 anni e non hanno titoli di studio. Per cui pensiamo a quelli dellle "banlieues" e non a quelli parigini.
Non è vero! Perchè la precarietà fino a 26 anni corrisponde alla situazione di tutti , anche a Parigi. Perchè questo modello permette la prima mossa verso una precarizzazione generale che poi toccherà altre fasce d’età e di reddito.
Ricordo che un anno fa, l’8 marzo del 2005, c’era stato un movimento liceale molto importante che contestava una riforma scolastica che poi è passata più o meno con le stesse condizioni di quella di cui stiamo parlando: imposta, non discussa, con l’articolo 493 che permettere di non discutere davanti al parlamento ma di proporre un decreto legge. E questa riforma della scuola imposta ha scatenato un movimento importante, l’8 marzo c’era stata una manifestazione ed alcuni gruppetti di ragazzi delle "balieues" sono scesi in piazza e durante il percorso della manifestazione hanno menato alcuni liceali parigini ed hanno derubato un gran numero di telefonini. Ora, i pestaggi erano abbastanza duri ed il numero dei telefonini rubati abbastanza importante e mi ricordo che "Le Monde", che è un giornale abbastanza serio, aveva titolato: " I casseur neri se la prendono con gli studenti bianchi parigini" con una foto in cui si vedeva un gruppetto di incappuciati ( classica divisa dei ragazzi delle banlieues) africani che menavano studenti bianchi.
Perfino "Le Monde" ha fatto il suo “mea culpa” quindici giorni dopo perchè questo è politicamente e sociologicamente falso : nelle banlieues non vivono soltanto persone di colore, le persone di colore in Francia sono tante! Qual’ è una società per passato coloniale non certo splendente ed in una società , in particolar modo a Parigi, che è di tutti i colori .
Che i ragazzi delle "banlieues" siano venuti a Parigi e si siano incazzati perchè avevano l’impressione che la contestazione della riforma studentesca-liceale non gli riguardava perchè loro non arrivano nemmeno alla maturità può darsi.
Che abbiano fregato qualche telefonino capita, e non dico sicuramente che sia "bene".
Che poi però si inventi o si crei una falsa contrapposizione pseudo razziale o pseudo etnica fa si che il passo sia breve per dire : " si tratta di un conflitto di civiltà fra religioni etc. “.
Bisogna essere molto attenti ".
Oltretutto la dimensione della metropoli è particolare, soprattutto quella di di Parigi, per questo secondo me dall’ Italia risulta più difficile da capire,: è una dimensione in cui il territorio urbano è molto più complesso di una semplice sovrapposizione di centro e periferia.
Insomma credo che quest’idea non solo sia assolutamente falsa ma che le conseguenze politiche di questo discorso possano essere molto pesanti.
"...ho l’impressione che il movimento sia partito in modo così forte ed in modo così complesso dal punto di vista della composizione sociale proprio perchè si tratta di una reazione della Francia tutta, un divenire banlieues che riguarda tutti".