APPROFONDIMENTI

Che cos’è le Rete Università Nomade

Mercoledì 26 aprile 2006
La rete di movimenti Università Nomade è una “rete di reti” composta da nuclei e gruppi di ricerca, studenti partecipanti dei pre-vestibulares popolari, movimenti culturali, filosofi, artisti,...Pubblica una rivista bimestrale - Global/Brasil - che analizza e dibatte il processo di globalizzazione in Brasile ed in America Latina.

1) Che cos’è la Rete Università Nomade

La rete di movimenti Università Nomade è una “rete di reti” composta da nuclei e gruppi di ricerca, studenti partecipanti dei pre-vestibulares popolari, movimenti culturali, filosofi, artisti, ecc. Pretendiamo costruire una piattaforma comune di discussione e dibattito sui grandi temi legati alle grandi sfide del “cambiamento” che segnano questo inizio di decade in Brasile, in particolare quelli relativi all’universalizzazione dei diritti e dell’accesso ai mezzi per la produzione di sapere. Sappiamo che è intorno alla produzione e diffusione di sapere che si organizzano, al giorno d’oggi, le reti di cooperazione sociale produttiva che sfidano gli antichi e nuovi dispositivi attraverso cui il potere perpetua lo sfruttamento. Di fronte a questa realtà, l’Università Nomade mira alla produzione di sapere in maniera trasversale: in relazione con il fuori, rompendo le recinzioni che separano il lavoro intellettuale (accademico) dal lavoro in generale (manuale, subordinato). Il nomade, con efficacia, disegna un altro spazio, uno spazio aperto, senza recinzioni nè proprietà. Il nomade produce un altro tipo di sapere, un contro-sapere adeguato alla seguente sfida, estremamente attuale: come incontrare una unità puntuale delle lotte senza con questo cadere in un’organizzazione dispotica e burocratica, come quella del partito o dell’apparato dello Stato? In questo senso, il nomadismo di cui si tratta qui, può essere smembrato in due direzioni. Da dentro verso fuori, l’Università può rifondare la sua dimensione pubblica, aprendo spazi nelle recinzioni che producono e riproducono le vecchie e nuove forme di subordinazione. Da fuori verso dentro, l’Università Nomade mira a collocare la produzione del sapere in legame diretto con il lavoro della resistenza: quella dei movimenti sociali multipli che costruiscono macchine di produzione contro l’apparato statale e corporativo che perpetuano la disuguaglianza sociale e razziale. Nelle questioni dell’insegnamento, in generale, e dell’insegnamento superiore, in particolare, la critica all’ideologia del mercato, e della sua parvenza di spazio pubblico, deve legarsi, con urgenza, ai movimenti che lottano contro l’abusiva identificazione tra “pubblico” e “statale”, identificazione questa che il corporativismo di tutti i tipi coltiva con attenzione. Nomadi, come il movimento degli studenti pre-vestibulares per i neri e i meno abbienti, o i movimenti culturali dei giovani originati dalla segregazione urbana, che producono il senso comune. Le politiche affermative costituiscono, perciò, uno strumento fondamentale per aprire lo spazio recintato dal potere (accademico) al territorio pubblico del sapere (universale). Le condizioni ingiuste di accesso all’insegnamento superiore costituiscono il meccanismo fondamentale di perpetuazione e di naturalizzazione delle disuguaglianze e del razzismo che affliggono il paese e che devono essere smantellate immediatamente. La non democratizzazione dell’insegnamento superiore è uno dei limiti fondamentali al suo proprio sviluppo. In questo senso, contrariamente a quelli che difendono una Università d’elite,della qualità contro la quantità, noi affermiamo il principio che, in termini di sapere, è la quantità che genera la qualità, e crediamo che qualunque discorso che contrappone l’apertura dell’accesso ( in quantità) al mantenimento della qualità (per pochi) è antidemocratico e smentito dalla forza dei fatti. La produzione scientifica e l’innovazione, sono anche fenomeni sociali che dipendono interamente dalla capacità del sistema democratico di mobilizzare al massimo le sue risorse cognitive. Universalizzare il diritto all’Università, significa, oggi, ripensare e rifondare le sue basi pubbliche ( l’università, la comunità,) da fuori verso dentro; questo avviene partendo dalla moltitudine di esclusi che lottano per aprire un varco nelle recinzioni. Ma allo stesso tempo, rifondare le basi sociali dell’Università, che significa farla diventare effettivamente pubblica, implica trasformare la natura dei processi di produzione e di diffusione del sapere, cioè, produrre un sapere nomade, o meglio, un contro-sapere di lotte che, unificandosi, potenziano le loro molteplici possibilità di azione. Produrre e diffondere il sapere sono momenti che si integrano in maniera irreversibile. Universalizzare i diritti, infine, significa anche produrli!

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