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Giovedì 27 aprile 2006 15:22 Napoli - Un focus sul candidato sindaco delle destre Franco Malvano

Giri loschi , camorra e interessi ecco chi e’ Franco Malvano.

CambiamoGLI...Napoli

Con l’aiuto dell’archivio de "Il Manifesto" diamo un quadro di Franco Malvano, canidato a sindaco del centro destra a Napoli, ex questore della stessa citta’ e soprattutto con un passato fatto di inchieste e processi per collusione con la criminalita’ organizzata.
Di fatti Malvano e’ stato messo in freezer da De Gennaro e Berlusconi alcuni mesi dopo lo scoppio della guerra di camorra a Scampia e Secondigliano nel 2005, morti per le strade ed una Questura incapace di combattere la camorra. Se ne ando’ col botto Malvano, con la retata che porto’ all’occupazione militare del tristemente famoso rione "Terzo Mondo" di Scampia e l’arresto di Cosimo Di Lauro figlio del narcos Paolo Di Lauro.
Da allora e’ relegato in un ufficio interregionale anche lui , promosso , in un bell’ufficio nel Bosco di Capodimonte nella zona collinare di Napoli ha trascorso il suo esilio. Al suo posto come questore e’ arrivato Oscar Fioriolli , l’uomo che ando’ a pacificare a Genova dopo il G8. Con l’arrivo di Fioriolli che tratta le questioni sociali della citta’ solo ed esclusivamente come ordine pubblico , che non ha disdegnato caccia all’uomo e vere e proprie retate contro disoccupati, precari , studenti, la citta’ e’ in ogni caso cambiata. Se il rapporto con i movimenti resta teso, Fioriolli porta a casa nella sua gestione l’arresto di Paolo Di Lauro (Ciruzzo o’milionario) leader indiscusso dello spaccio internazionale di stupefacenti. E dopo lui tutti i capi dei cosidetti "Scissionisti" tutti i capi rione che gestivano le piazze di droga che si erano messi contro il boss.
Insomma va via Malvano ed in un anno e mezzo i grandi capi camorristi vanno in cella. Misso, Mazzarella, Giuliano, Di Lauro, Marino , Amato , tutti dentro.
Ed ora Franco Malvano torna come il salvatore della Napoli distrutta dalla Iervolino e da Bassolino , e trova come alfieri al suo fianco a fare da capilista alle amministrative napoletane nei rispettivi partiti Berlusconi, Fini e Casini, nonche’ la Mussolini ed il suo codazzo fascista.
L’articolo che riportiamo , che e’ datato alcuni anni addietro, ripercorre le vicende giudiziarie di Franco Malvano prima della nomina a Questore di Napoli, una storia torbida e grottesca che mette in luce cio’ che i movimenti hanno sempre denunciato la collusione tra i vertici della questura e della squadra mobile con la camorra.



Tratto da "Il Manifesto" anno 2003

di
ALESSANDRO MANTOVANI
Per Napoli è la soluzione migliore, Scajola e De Gennaro non potevano fare di più. Prima hanno messo in frigorifero Nicola Izzo, il questore coinvolto nella vicenda dei pestaggi dei no global alla caserma Raniero: sognava Milano ma è stato (promosso e) destinato a un’impalpabile direzione interregionale con sede a Roma. E oggi i poliziotti napoletani, in testa quelli della squadra mobile sotto accusa, festeggeranno Franco Malvano, ex questore di Bari. Era già stato spedito a Napoli per calmare le acque dopo l’arresto (poi revocato) degli otti poliziotti della Raniero, quei fatti gravissimi li definisce «fisiologici». Il 57enne Malvano conosce il territorio perché è napoletano e ha lavorato a Napoli e dintorni per 17 anni, prima a capo della «mobile» e poi al commissariato di Portici-Ercolano. E soprattutto aveva amicizie ovunque, camorra compresa: il Viminale lo allontanò nel `98 quando certe cose vennero messe nero su bianco da un giudice. Ma prima Malvano era stato lodato persino da Bill Clinton, che nel `97 disse di lui «is a strong man» e si fece fotografare al suo fianco mentre faceva jogging: il giorno prima il funzionario era stato ferito durante la manifestazione contro il famoso G7 degli avvisi di garanzia a Berlusconi.
Per carità, Malvano è sempre uscito pulito. Ma il gip Marco Occhiofino, che quattro anni fa archiviò tutto, constatò «un quadro indiziario inquietante» e ritenne «doveroso» informare il ministro e il capo della polizia, Napolitano e Masone. Perché? Malvano era accusato di aver simulato un’operazione antidroga (il sequestro di dieci chili di eroina in un autogrill e l’arresto di due persone poi risultate innocenti) perché era favorire i clan. L’operazione era molto strana (su dieci chili uno di eroina e nove di sostanze da taglio: difficile ipotizzare uno scambio simile) ma non era possibile - scrisse il gip - dimostrare la malafede dell’indagato.
I pm Giuseppe Narducci, Aldo Policastro e Gloria Sanserverino avevano ipotizzato un patto illecito tra Malvano e il clan Ascione, concluso tramite Cesare Bruno, ex consigliere comunale a Napoli per il Msi poi condannato per droga e camorra ed espulso dall’ordine degli avvocati. Ad accusare Malvano erano pentiti e poliziotti, tutti usciti indenni dalle accuse di calunnia.
«Appare ormai provato - scriveva infatti il gip - che la sezione narcotici della squadra mobile e il il commissariato di Portici-Ercolano hanno stipulato accordi delittuosi con questo gruppo camorristico». E Malvano? «Ha mentito palesemente - si legge ancora nel decreto - circa i suoi rapporti con Cesare Bruno perché ha asserito di averlo incontrato solo in due occasioni. Sul punto, però, è stato smentito in modo netto e preciso dai poliziotti Nicola Manzo, Pasqualina Pacelli e Antonio Ilardi, che hanno riferito in modo concorde che esistevano rapporto tra Malvano e Bruno e che i due, più volte, si appartavano nell’ufficio del commissariato a parlare tra loro. La ostinata negatoria del Malvano è da collegare evidentemente alla volontà di tacere sui rapporti avuti con il camorrista, con il quale è risultato essere in estrema confidenza». Per lo strano sequestro mancava la prova del dolo, di qui l’archiviazione. Ma i rapporti con un noto camorrista non sono un po’ troppo per un aspirante questore?
Venne archiviata anche l’accusa di ricettazione. Malvano era entrato in possesso di un motorino sequestrato, lo fece dissequestrare e se lo fece cedere gratis per regalarlo al figlio. «Non sussiste prova certa che l’indagato abbia ricevuto il mezzo consapevole che lo stesso proveniva da un reato», concluse Occhiofino; e l’incauto acquisto - annotò - era prescritto. A Malvano va sempre bene. Gli era andata bene già nel `91 quando l’assolsero dall’accusa di falso, calunnia e droga per la vicenda di un grammo e mezzo di cocaina ritrovato («fatto ritrovare», secondo il pm Domenico Zeuli che chiese tre anni e quattro mesi) nella pasticceria di un tossicodipendente.


a cura di Global Project Na

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