L’invasione dei precari inizia con "incursioni" nel corteo istituzionale nella mattinata del 1 maggio torinese.
L’invito è quello di seguire il coniglio bianco per l’appuntamento delle ore 16 in p.zza Castello alla grande parade contro la precarietà così come accade in altre 20 città europee e negli USA, per condividere percorsi comuni di lotta perchè identica è la condizione di vita dei precari.
Azioni simboliche di disturbo vengono fatte in due dei tanti luoghi aperti e che creano identità precaria: Blockbuster e McDonal’s , perchè il primo maggio è la festa dei lavoratori e Non del lavoro.
Poi tutto ricomincia alle 16 in p.zza Castello dove confluiscono centinaia e centinaia di persone alla parade organizzata dalla Rete delle Nuove Forme di Vita.
Le realtà presenti sono: giovani e meno giovani, disoccupati/e, studenti/esse, intermittenti, migranti, ricercatori/trici, co.co.co, co.co.pro,stagisti, partite iva, laureati/e, lavoratori/trici del sesso, part-time, salariati/e, che spesso sono tutto questo allo stesso tempo.
La parata si muove lungo via Po e le nuove forme di vita gioiosamente incontrano per strada chi ha risposto alla chiamata creativa e visibile dove musica , samba e colore offrono uno spaccato di una condizione di cui tutti parlano e che non condividono, ma nessuno fa niente per cambiare: PRECARIETA’.
Si parla di precarietà, di come questa condizione di vita sia diffusa in tutta Europa, delle lotte dei migranti negli USA che oggi scenderanno per le strade e fermeranno le attività di gran parte degli Stati Uniti, del primo maggio a Città del Messico sotto l’ambasciata statunitense dove parlerà il Subcomandante Marcos e della MayDay parigina.
Tornando in Italia, di "pacchetto Treu", di "legge Biagi","Turco-Napolitano" e di"Bossi-Fini"; di riforma Moratti, di Sanità precaria, di accesso ai saperi che devono tornare liberi, di informazione gestita da chi la precarietà la vuole, perchè fonte di profitto a discapito di una conoscenza collettiva e condivisa.
Di come sia necessario condividere pratiche e percorsi comuni di lotta che portino all’insorgenza contro chi riduce le nostre vite a soli pezzi di ricambio, sospendendo i diritti di esistenza.
La parata termina al Valentino con feste, balli e con l’appello a creare momenti comuni di vertenza nei luoghi di lavoro, a non piegarsi, ma a lottare per la stabilizzazione dei precari dove reddito di esistenza e accesso gratuito a taluni beni e servizi, sono la stessa lotta.
YA BASTA TORINO
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