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Domenica 16 aprile 2006 00:00 Francia, Saint-Denis - MIB: per un movimento politico autonomo dei quartieri popolari

A dieci anni dalla sua nascita, il M.I.B, (Mouvement de l’Immigration et des Banlieues), ha celebrato, il 15 aprile, presso la Camera del Lavoro del Municipio di Saint-Denis, alla periferia di Parigi, una ricorrenza tutt’altro che formale. Il MIB nasce nel 1995 nello stesso luogo, come il frutto di una lunga stagione di movimenti sociali dei migranti e degli abitanti delle grandi periferie popolari francesi che a quell’epoca avevano esercitato un forte protagonismo nel quadro più ampio delle lotte e degli scioperi sociali che avevano scosso la società francese attraversata dalle prime lotte contro il neoliberismo. I quartieri popolari, le banlieues francesi, hanno una storia di lotte sociali lunga e intensa quanto la propria esistenza come non-luoghi di confinamento e gestione della mano d’opera, prima immigrata e poi defavorisée, ovvero, penalizzata e discriminata. Nel 1983, una lunga marcia di 100.000 immigrati, partita da Marsiglia, raggiunse Parigi evidenziando per la prima volta lo statuto precario di questi lavoratori e delle loro famiglie in Francia. Provenienti per lo più dalle colonie Africane, e considerati fino agli anni ’60 come "cittadini francesi musulmani o d’oltremare", divennero poi sempre più un bacino di mano d’opera temporanea e dallo statuto incerto investita dalle conseguenze più dure delle ricorrenti crisi e ristrutturazioni del mercato del lavoro.

D’allora in avanti, le banlieues hanno rappresentato la "crisi permanente" del modello francese di immigrazione post-coloniale mettendo costantemente in discussione i modelli politici di assimilazione messi in campo dai governi socialisti di Mitterand (1981-1995) e conservatori di Chirac (1995-2006) agendo come cartina tornasole delle tensioni sociali che attraversano la società francese.

Le rivolte di novembre e dicembre del 2005, sono state allo stesso tempo un fatto nuovo e l’espressione di una rivolta diffusa e costante che in passato ha toccato apici altrettanto violenti, drammatici e significativi. Oggi vengono viste dai partiti politici e dalle organizzazioni della sinistra istituzionale come un problema da risolvere, e dai movimenti sociali come una opportunità storica per compiere un salto in avanti verso una maggiore giustizia sociale ed un reale esercizio della democrazia.

Infatti il MIB rivendica l’internità e la continuità con alcuni dei più importanti episodi di ribellione della gioventù dei quartieri, verificatisi sempre in risposta a gravi abusi da parte delle forze dell’ordine sfociati in omicidi rimasti invariabilmente impuniti: Goutte d’Or (Paris, 1971), Versailles (1972)Minguettes (1981) Vaulx-en-Velin (1990), Mantes-la-Jolie (1991), Sartrouville (1991), Dammarie-les-Lys (1997) Toulouse (1998), Lille (2000), Clichy-Sous-Bois (2005).

Oggi, dopo anni di successi e difficoltà il M.I.B oggi rilancia la discussione su quali prospettive politiche autonome sono alla portata delle popolazioni dei quartieri popolari. In questi anni il MIB insieme ad altri movimenti affini in altre città e banlieues francesi ha promosso l’auto-organizzazione sociale e favorito un minimo di coesione e solidarietà sociale attraverso soprattutto le lotte per l’abolizione della double peine (carcerazione ed espulsione per i non-cittadini incolpati di reati anche lievi), a sostegno delle vittime della repressione e contro gli abusi da parte della polizia e dei poteri pubblici.

Oggi, quando l’eco degli incendi di novembre si riflette, non senza problemi nel movimento degli studenti contro il CPE (Contratto di Primo Impiego), il MIB rilancia la possibilità di una proposta politica autonoma per ridare voce ad una popolazione che anche oggi viene strumentalizzata e sovradeterminata tanto dalla destra di Sarkozy e De Villepin, come dal Partito Socialista e da alcuni dei tanti gruppi politici che tentano di recuperare in vista della tornata elettorale del 2007, la rabbia degli esclusi.

A Saint Denis oltra agli storici militanti del MIB erano presenti rappresentanti dei movimenti, DiverCité di Villeurbane (Lione), Motivées di Tolosa, Agora di Lione, Bouge qui Bouge di Dammarie-les-Lys (Parigi), Indigénes de la République, una rete nazionale di associazioni. Quello che sembra essere oggi in gioco è il tentativo di costruire una voce comune per poter praticare quell’autonomia politica che come ha affermato Said Boumama: "è stata ed è alla base di ogni movimento di liberazione, dalla colonizzazione, dal sessismo, dallo sfruttamento". Una discussione forte, in seno all’assemblea che nei suoi momenti più partecipati ha visto 250 persone, è stato quello sul ruolo delle donne e più in generale delle diversità, culturali, religiose e di genere, nei quartieri e nei movimenti. Sakina Baka, militante femminista e fondatrice di DiverCité, ha affermato l’importanza di affrontare e superare insieme le questioni di classe, di genere e inter-etniche per avanzare in modo deciso in una politica delle minoranze che si ponga degli obiettivi politici fuori dall’agenda delle istituzioni: "La cultura viene mobilitata anche dalla sinistra per nascondere i problemi sociali, di razzismo e di discriminazione di genere, oggi siamo mature per affermare che è possibile una uguaglianza nella diversità". Mogniss Abdallah, sociologo e co-fondatore del M.I.B. ha affermato la necessità di recuperare la memoria storica dell’immigrazioni e dei quartieri, per dare un senso ai luoghi ed alle contraddizioni del presente. Nel 1994, fu uno shock e una rivelazione la diffusione delle fotografie e delle notizie, della strage degli algerini il 17 ottobre 1961 a Parigi, quando più di 250 persone vennero annegate nella Senna durante una manifestazione contro la guerra in Algeria. Questo episodio, rimosso dalla storia ufficiale, rappresentò per molti giovani una spinta a ri-costruire una memoria ed una identità collettiva degli "stranieri in patria", figli dell’immigrazione post-coloniale.

C’è chi ha voluto interpretare il movimento di Marzo e Aprile contro il CPE come una difesa dei privilegi da parte degli studenti, perlopiù bianchi, contrapposti ai poveri senza chances delle periferie. Sempre Abdallah afferma che il vero problema è la legge 2787 detta "Loi pour l’egalité des chanches", pensata dal governo conservatore come risposta politica alle rivolte dello scorso novembre. Le misure di ulteriore precarizzazione del lavoro, come il lavoro notturno per i minorenni, l’apprendistato a 14 anni prima della fine dell’obbligo scolastico (in Francia fissato a 16 anni), gli stages nella polizia e nella gendarmeria, rappresentano l’affermazione dello stato di "popolazioni in eccesso" accordato dal governo e dal MEDEF (La Confindustria francese) ai giovani delle banlieues. Per questo, sebbene abbiano avuto una rilevanza mediatica soprattutto gli scontri di piazza, numerosi licei e scuole professionali nelle periferie sono scesi in sciopero ed hanno partecipato alle mobilitazioni nel centro insieme agli studenti universitari e medi.

Il dibattito sull’autonomia dei movimenti popolari delle periferie è appena cominciato e vede ancora aperte le due opzioni di chi propone come Motivées di Tolosa, di presentare delle liste autonome alle elezioni politiche del 2007 e chi sostiene la necessità di restare fuori dalla politica rappresentativa rafforzando percorsi di "ricomposizione di classe e di auto-organizzazione su basi territoriali".

Le banlieues dunque, non emergono da questa doppia stagione di lotte sociali, come il deserto politico che alcuni analisti hanno descritto, bensì come un terreno vivo per troppo tempo reso invisibile e costretto al silenzio dalle logiche di potere dei partiti e dei sindacati tradizionali.

Visita il sito del M.I.B.: http://mib.ouvaton.org

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