IL "PACCHETTO" DAL MOLIN
Nel 2004 la Nato dispone il trasferimento della V Ataf (ora Cofa, Comando operativo forze aeree) dal Dal Molin, Vicenza, a Poggio Renatico, vicino a Ferrara. Dalla sera alla mattina le strutture che ospitavano i militari e il personale della Nato (non si dimentichi che, nel corso della guerra dei Balcani, il cervello di tutte le operazioni era a Vicenza) si sono svuotate, trasformando la base aerea in una sorta di spettrale mausoleo. Poi, via loro, quella zona del Dal Molin è rimasta desolatamente chiusa. Restavano, e restano (per il momento) il 27° Genio campale e il 10° Gruppo manutenzione elicotteri dell’aeronautica militare, che occupano però le strutture a loro destinate. È stato allora che il governo americano ha cominciato a premere su Berlusconi per avere la disponibilità degli alloggi lasciati liberi e, a seguire, per ottenere le concessioni a realizzarne di altri.
Dopodiché, la cosa sembrava destinata a cadere in virtù del piano di riduzione delle truppe statunitensi in Europa, disposto dal presidente Bush. Riduzione che è sì stata confermata, ma con un’unica eccezione: Vicenza.
Ecco perché la questione Dal Molin torna prepotentemente alla ribalta. Il generale B.B. Bell, comandante delle forze armate americane in Europa, ha aggiunto che l’incremento dei soldati in servizio a Vicenza giocherà un ruolo importante nell’ottica della ristrutturazione globale.
L’esercito americano infatti ridurrà nei prossimi 5-10 anni le proprie truppe in Europa da 62 mila a 24 mila effettivi, mentre verrà trasferito da Heidelberg a Wiesbaden (città entrambe nel sudovest della Germania) il quartier generale delle Forze terrestri statunitensi.
Il numero delle aree e dei poligoni americani sul territorio europeo verrà ridotto da 236 a 88. I piani prevedono inoltre la riduzione da 13 a quattro del numero dei comandi operativi in Europa: Grafenwoehr(Baviera, Germania), Wiesbaden (Assia, Germania), Kaiserslautern (Renania-Palatinato, Germania) e appunto Vicenza. Ai due battaglioni della 173ª attualmente di stanza alla Ederle (ora in missione in Afghanistan), ne sarà aggiunto un 3°. E questi saranno i corpi d’elite di pronto impiego in caso di conflitti nelle zone più calde del medio oriente.
IL PROGETTO
La base suddivisa in un’area logistica, una tattica e una terza abitativa, i lavori affidati a ditte italiane, in pole position i gruppi Maltauro e Marchetti.
Nero su bianco anche i costi stimati: 13 milioni e 454 mila dollari per la mensa e «aule per attività di formazione e addestramento»; 10 milioni e 400 mila dollari per la costruzione di 58 «suite residenziali» questa volta all’interno della base Ederle, costituite ognuna da «una zona giorno/pranzo con angolo cottura, un bagno e una camera da letto»; circa 20 milioni di dollari per la costruzione di tre edifici per «officine manutenzione veicoli tattici». E così via elencando, dai due edifici per quartier generale di battaglione alla centrale telefonica per comunicazioni. Fino al centro fitness, con tanto di «aree per addestramento fisico e da combattimento», campi da «racquetball» e da pallacanestro. Con qualche concessione di facciata al territorio su cui si costruisce, come per gli «edifici e strutture coperte per il controllo accessi», che costituiranno l’interfaccia con l’esterno della base e per questo la loro estetica «riprenderà i caratteri stilistici architettonici palladiani o tipica del nord Italia». E un cuore che più americano non si può, con due fast food e un centro commerciale made in Usa.