COMUNICATI

Contro le politiche europee sui confini, per la chiusura dei centri di detenzione per immigrati, per la liberazione degli arrestati di Zona Franca (Barcellona) di sabato 24 giugno.

Martedì 27 giugno 2006

Dall’autunno dell’anno scorso, le immagini sconvolgenti dell’orrore che stanno producendo le leggi europee sui confini non hanno smesso di comparire sulla stampa, sulla televisione o sui blogs. Le morti alle recinzioni del confini a Ceuta e Melilla, le deportazioni in pieno deserto del Sahara, i naufraghi sulle coste delle Isole Canarie, le trattative bilaterali con determinati paesi africani affinchè accettino le deportazioni anche di migranti di nazionalità diverse dalla loro in cambio di grandi somme di denaro, la mobilitazione a nome del UE di pattuglie navali e aeree per controllare il litorale delle Canarie e dell’Africa ad ovest… ci parlano di una guerra lungo i confini esterni dell’Europa contro quegli uomini e donne che provano ad arrivare in Europa alla ricerca di una vita migliore.

Le migrazioni da Sud verso Nord, allo stesso modo delle migrazioni dalla campagna alla città, si impongono come un processo irreversibile. Tuttavia, l’Unione Europea si impegna ad affrontare questo fenomeno in un modo costantemente repressivo. Questo non accade solo al di fuori, appena all’esterno dei confini europei e nei paesi di transito migratorio, a cui viene subappaltata la gestione del traffico dei migranti verso Europa, ma anche e sempre più nelle nostre città: i controlli di identità si moltiplicano - dalle uscite delle stazioni dei treni, alle agenzie di viaggio ai phone center. L’obiettivo non è tanto di identificare ed espellere tutti i migranti extracomunitari senza permesso di soggiorno, ma di rendere permanente la minaccia della deportazione per tutti, mantenere una porzione sempre più grande della popolazione in stato di subalternità. Così, i cittadini, e le cittadine migranti extracomunitari che vivono e lavorano nell’UE, vedono il loro statuto giuridico, la loro sicurezza, la loro libertà di movimento come sottomessa all’arbitrarietà della legislazione di eccezione. Il timore e l’incertezza penetrano nelle loro vite ma anche nelle nostre città, come nuova atmosfera sociale.

Gli eventi dello scorso sabato al Centro di Detenzione per Migranti attualmente in costruzione nella Zona Franca, sono una nuova espressione dei metodi repressivi, eclusivamente militar-polizieschi, che le attuali politiche sui confini del governo di Zapatero e che tutti glii altri governi dell’UE hanno adottato. Lo sono di fatto: niente meglio dei Centri di Detenzioni per Migranti esemplificano l’arbitrarietà e la negazione dei diritti che le leggi europee in tema di confini prevedono. In queste prigioni per gli immigrati, vengono recluse per un periodo fino a 40 giorni persone il cui unico crimine è esistere e desiderare di vivere, lavorare ed convivere in un posto in cui non sono nati. Concretamente, il Centro di Detenzione per Migranti (CIE) attualmente nella costruzione nella Zona Franca, a Barcellona, con il doppio la capienza del centro attuale, collocato in un luogo isolato e di difficile accesso, perfeziona l’orrore e lo nasconde alla vista dei benpensanti.

Però gli eventi di sabato scorso mostrano l’orientamento repressivo delle politiche sulle frontiere anche per la reazione della polizia contro quanti osano segnalare le frontiere, contro quanti, essendo nati quì, si alzano e dicono che questa politica, fatta nel nome della nostra presunta sicurezza, non li rappresenta. La detenzione delle 59 persone che sono entrate nel CIE di Zona Franca in costruzione, compresi due avvocati e due giornalisti, le accuse abusive, il maltrattamento nella custodia della polizia, il prolungamento del fermo per più di 48 ore in risposta ad un’azione pacifica, non possono che suscitare la nostra indignazione e il nostro rigetto di queste politiche.

Per questi motivi, i firmatari della richiesta, in solidarietà con tutti coloro che migrano verso l’Europa e che si trovano umiliati, sottomessi, attaccati e nella solidarietà con gli uomini e le donne che sono venuti da tutta l’Europa, lo scorso sabato realizzando un’azione pacifica per attrarre l’attenzione pubblica sul nuovo centro di detenzione prima della sua inaugurazione così da estendere il movimento contro i Centri di Detenzione per Migranti in Europa. Esigiamo:

-  l’immediata liberazione e il ritiro di tutte le accuse per i detenuti;
-  la dichiaqrazione di Barcellona come città libera dai Centri di Detenzione per Migranti;
-  la regolarizzazione senza condizioni di tutti i migranti in Europa
-  la fine delle politiche militari sui confini

[ Torna su ]
Ricerca per argomento:
Ricerca libera:
Ricerca geografica:

Sito realizzato da HCE web design - Gestione server e servizi di rete globalproject experimental networks

Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto licenza Creative Commons

» login «