RASSEGNA STAMPA

Da il Messaggero Veneto del 23 luglio 2006

Quindici no-global indagati

E a Postumia fermati cinque attivisti italiani

Venezia Giulia - Domenica 23 luglio 2006
I provvedimenti potrebbero scattare sulla base dell’operazione della Polizia al termine dei disordini.
Dopo gli scontri al Cpt sequestrati petardi e oggetti contundenti.


Potrebbero essere una quindicina gli attivisti indagati a seguito degli scontri avvenuti, venerdì, al Cpt di Gradisca. I provvedimenti dovrebbero scattare sulla base del materiale (materiale catalogato come “esplodente” e oggetti contundenti) sequestrato dalle forze dell’ordine al termine dei disordini e al momento al vaglio degli inquirenti. Ieri, intanto, le stesse scene viste a Gradisca si sono ripetute a Postumia, nei pressi del Centro di permanenza temporanea.
Protagonisti, stavolta, oltre un centinaio tra antirazzisti e disobbedienti (molti dei quali presenti anche a Gradisca) che, arrivati sul posto verso le 13.30, hanno subito provveduto a bloccare l’ingresso del centro per immigrati sloveno. Tra le 15 e le 15.30 manifestanti e forze dell’ordine in assetto anti-sommossa sono venuti a contatto e al termine degli scontri (che stando alle prime ricostruzioni non avrebbero causato feriti) sono stati sette gli attivisti fermati e immediatamente trasferiti al comando di Postumia. Tra questi, cinque italiani e due austriaci.
Presenti all’iniziativa degli attivisti anche Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del Nord-Est e storico leader dei disobbedienti, e il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi). Immediatamente attivate, anche su interessamento del ministero degli Interni italiano, le ambasciate italiane di Lubiana e di Capodistria che hanno provveduto a inviare sul posto tre funzionari e un avvocato per verificare la possibilità di un immediato rilascio dei cinque connazionali.
Stando a quanto ribadito sul posto dallo stesso avvocato dell’ambasciata di Capodistria, le imputazioni a carico dei sette attivisti no-global non implicherebbero l’arresto.
Marco Ceci




Il sindaco: c’è un clima preoccupante
Sfumata l’ipotesi di trasformazione del Cpt in carcere provinciale

«Siamo seriamente preoccupati perché gli scontri di venerdì confermano un crescendo inquietante della tensione e della violenza intorno al Cpt e a Gradisca. L’augurio è che certi episodi non si manifestino più, fatti del genere fanno sempre male e credo di poter parlare a nome di tutti i gradiscani affermando che la comunità è sbalordita e scossa per quanto successo. Certo è che in proposito le dichiarazioni degli attivisti, che hanno chiaramente parlato di un autunno “caldo”, non lasciano troppo spazio all’ottimismo».
Parole e timori del sindaco Franco Tommasini, costretto ancora una volta a commentare gli scontri fra attivisti e forze dell’ordine di fronte al centro di permanenza temporanea di via Udine. Scontri che hanno inevitabilmente monopolizzato la riunione di ieri mattina alla presenza della giunta e delle forze di maggioranza in consiglio comunale. «Tutti siamo stati concordi nell’esprimere seria preoccupazione anche e soprattutto per quello che potrà accadere nell’immediato futuro, ma anche nel ribadire la nostra convinzione: l’unica strada realmente percorribile per arrivare a qualche risultato concreto non può che essere quella del dialogo. Il muro contro muro finora non ha portato a niente e difficilmente produrrà qualcosa in futuro».
Per il presente, invece, fra le preoccupazioni di Tommasini vi è anche l’immagine che la città sta esportando nel resto del paese. «Gradisca e i gradiscani farebbero volentieri a meno di tutto questo protagonismo. L’immagine della città sta soffrendo di fronte a tutti questi episodi e personalmente lo ritengo un danno non da poco. Gradisca è una cittadina splendida, ricca d’iniziative, viva, ma oggi tutti la conoscono per il Cpt».
Il tutto mentre relativamente al centro sembra ormai ufficialmente decaduta l’ipotesi, lanciata dallo stesso sindaco gradiscano nel luglio 2005 (quando per la prima volta l’amministrazione comunale visitò l’interno del Cpt), della conversione in carcere provinciale. A confermarlo è il recente incontro fra il prefetto di Gorizia, il segretario provinciale Cisl - funzione pubblica (Massimo Bevilacqua) e le sigle sindacali di Polizia, nel corso del quale si è espressamente parlato della caserma goriziana di viale Trieste come sede idonea per ospitare il nuovo carcere. Soluzione, questa, che sarebbe oltretutto già al vaglio del ministero della Giustizia. «Sembra ufficialmente decaduta l’ipotesi della conversione del Cpt in carcere provinciale? In merito non abbiamo notizie ufficiali, ma la verità è che nessuno s’illudeva di poter arrivare a questa soluzione. Sapevamo che era di difficile realizzazione, anche alla luce degli enormi costi che avrebbe comportato una simile operazione, ma questo non ha assolutamente cambiato la posizione del Comune sul Cpt. Eravamo contrari prima e lo siamo oggi, come del resto abbiamo subito ribadito al nuovo governo e al sottosegretario all’Interno Rosato, in occasione della sua recente visita a Gradisca. Continueremo sulla nostra linea, che ovviamente non può contemplare la violenza, anche se è evidente che sia il Comune sia gli attivisti, seppur partendo da presupposti diversi, hanno lo stesso fine, e cioè chiudere il Cpt».
Marco Ceci
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