Una parte dei carovanieri ha incontrato nel pomeriggio Juan de Dios Hernandez Monge, un avvocato aderente alla Otra Campaña che il 3 maggio ha deciso di difendere i prigionieri politici di Atenco. Juan de Dios fa parte di un gruppo di cinque avvocati che rappresente 98 compagni, alcuni in carcere, altri in attesa di sentenza. A differrenza degli avvocati che seguono altri prigionieri di Atenco, il gruppo a cui Juan appartiene e’ l’unico che si sta ocupando anche di denunciare le torture subite da donne e uomini durante e dopo la notte tra il 3 e il 4 maggio. Tra l’altro risulta difficile coordinarsi per una diffusa comune perche’ gli altri avvocati pensano solo al bene del proprio cliente.
Illegalita’ e illegittimita’ degli operativi delle forze di polizia e delle istituzioni giudiziarie:
lo spiegamento di forze dell’ordine era sproporzionato in quanto rivolto contro otto fioristi che volevano vendere i loro fiori in piazza che tra l’altro avevano ricevuto il permesso. Anche se non lo avessero avuto si sarebbe trattato di un reato amministrativo punibile al massimo con una multa. Invece tutti i prigionieri sono stati portati direttamente al carcere pénale di Santiaguito. Due sono le condizioni necessarie per essere portati in un carcere penale: un mandato di cattura o un a condanna dopo un processo. Inoltre molti sono stati catturati nella propria casa, sospendendo lo stato di diritto in quanto il potere e’ stato preso dalla polizia (azione illegale).
144 compagni/e sono ora accusati di blocco delle vie di comunicazioni semplice , e sono in liberta’ in attesa di processo. Dei 24 che sono in carcere, 9 sono accusati di blocco delle vie di comunicazione aggravato (che implica l’uso di esplosivi, quando invece i compagni avevano solo fuochi d’artificio), gli altri di sequestro equiparado (la cui pena puo’ arrivare a 40).
Il gruppo di Juan de Dios ha aperto quattro fronti legali:
1) La difesa dei prigionieri politici di Atenco.
2) L’8 maggio e’ iniziato il processo contro il governo, le accuse generalizzate in assenza di prove e le detenzioni illegali. Si sono rivolti ad un giudice detto amparo, ovvero hanno fatto ricorso rivolgendosi ad un tribunale federale. Il giudice amparo non deve verificare se i prigionieri hanno realmente commesso il reato, ma se sono stati violati l’habeas corpus, le loro persone e i loro diritti. Se il giudice riconoscesse queste violazioni, tutti i prigionieri verrebbero rilasciati immediatamente senza condizioni. In questo processo il giudice ha riinviato l’udienza sostenendo che alcuni fogli delle testimonianze erano illeggibili, allungando ancor di piu’ i tempi. Chiaramente, a livello giuridico, avrebbero gia’ dovuto ottenere il riconoscimento delle violazioni, ma trattandosi di una manovra politica i tempi si continuano ad allungare.
3) Denuncia penale per tortura: dal 1999 esiste in Messico una legge per prevenire la tortura che deriva dalle risoluzioni ONU sui diritti umani e dal protocollo di Istanbul, che considera i danni psicologici derivati dalla tortura come permanenti anche dopo che le ferite fisiche sono scomparse. Fa parte del crimine di tortura anche il fatto che tutt’ora continua lo stato di minacccia e di terrore sia in carcere, sia per i compagni “liberi”, in quanto si annulla la capacita’ di essere e di pensare. Per rendere piu’ difficile la gestione del processo e la possibilita’ fisica di seguirlo, l’udienza e’ stata spostata a Toluca, cioe’ a due ore di distanza da Citta’ del Messico. Inoltre e’ stato cambiato il giudice da un giorno all’altro: il primo aveva letto le 2000 pagine di informe, e ora il nuovo giudice dovra’ ricominciare da capo. L’accusa denuncia di tortura lo Stato del Messico come entita’ federale, cioe’ tutto il potere pubblico, compresi il Presidente della Repubblica Fox e il governatore dello Stato del Messico Enrique Peña Nieto, in quanto mandantes intellectuales della repressione. Tra l’altro lo Stato del Messico e’ accusato di 18 reati tra cui omicidio, tortura, furto, e associazione a delinquere.
4) Denunce internazionali a piu’ livelli:
denunciare lo Stato del Messico alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani per violazioni gravi e di massa dei diritti umani
se questa riconoscesse il reato si passerebbe alla Corte Interamericana di Giustizia per i Diritti Umani, la quale ha potere vincolante e puo’ chiedere l’immediato rilascio di tutti i prigionieri politici
richiesta di giudizio per il presidente Fox alla Corte Penale Internazionale (la stessa che ha giudicato Slobodan Milosevič). Sarebbe la prima volta che il Messico usufruisce di questa corte e il gruppo dei cinque avvocati sarebbe il primo a denunciare il reato di tortura a livello internazionale ed a un tale livello giuridico.
Durante il trasporto da Atenco al carcere e’ successo qualcosa di inedito nella storia del Messico: torture e violenze su donne e uomini in modo organizzato, premeditato, ordinato dall’alto e di massa.
TESTIMONIANZE DELLE TORTURE DESCRITTE DA JUAN DE DIOS
L’incontro con Juan de Dios si e’ concluso con la lettura di una lettera indirizzata a tutti i compagni di Ya Basta da parte dei prigionieri politici detenuti nel carcere penale di Santiaguito.