A Xochimilco, un quartiere ad un pugno di chilometri dal cuore di Citta’ del Messico, l’ acqua sembra morta ma e’ piena di vita. Un trenino formato da tre canoe scivola sui canali. Mai come oggi la delegazione di Ya Basta si e’ sentita una ’carovana’. Compagne e compagni di Xochimilco ci accolgono su un serpentone di trajineras, che in pratica sono gondole.
Da sette anni lavorano per portare l’esperienza zapatista nelle citta’, ma ’non solo a parole’, spiegano durante la calorosa assemblea di benvenuto. Raccontano, sorridono, si commuovono. Ricordano che, quando nel 99 avviarono l’ esperimento di autogestione della laguna, la gente stava abbandonando le terre e quindi ’bisognava riportarla a casa’. Siccome la terra e’ di ’coloro i quali la lavorano’, coltivano fiori, frutta e verdura in modo comunitario. Lottano dal basso contro la vendita e l’ espropriazione di questi luoghi che da un tempo antico rappresentano un serbatoio vitale di produzione agricola. Nella loro disamina, quelli del caracol di Xocimilco sottolinenao che il Messico, ormai in balia degli USA, e’ arrivato ad importare il mais, rinunciando alla propria identita’. Ecco perche’ sono orgogliosi che a rendere fertile il fango di Xochimilco siano sopratutto donne e uomini provenienti dalle zone limitrofe e da Districto Federal. Le ’chinampas’ sono un sistema di terrapieni ricavati nel lago che nel corso dei millenni si e’ trasformato in un gigantesco quartiere liquido. Arbusti e terra buttati nell’ acqua, trattenuti da una palizzata che affonda nel fango, formano una massa coltivabile e fondono i colori tenui tipici della laguna.
Il governo le ha provate tutte per cancellare gli usi di queste terre. Nel 92, con la riforma voluta dal presidente Salinas, divesi ettari sono stati venduti ai Giapponesi, che si sono precipitati quaggiu’ per spassarsela con i loro barconi a motore. Ricordate Venezia e il flagello del moto ondoso? Qui si verifica lo stesso problema, con gravi conseguenze per un sistema delicato quanto prezioso. Nei canali vivono alcune specie in via d’estinzione: la rana toro e i bizzarri xolotle, lucertoloni acquatici capaci di rigenerare parti importanti del proprio corpo in caso di mutilazione, ma non in grado di sopravvivere all’ inquinamento dei residui di combustibile ed agli sacrichi dei motoscafi.
Nel meraviglioso tour di Xochimilco, i compagni e le compagne ci fanno visitare un centro dove si lavora dal basso alla tutela e alla riproduzione di questi animali anfibi.
Il governo centrale, comunque, ha provato a spingersi in avanti con la fantasia, tentando di ripopolare i canali gettando in acqua pesci e leoni marini! I primi hanno dato il colpo di grazia allì ecosistema, i secondi si sono estinti miseramente. Mica male. Alla fine si e’ optato per progetti piu’ remunerativi: campi da golf, che ovviamente strapperanno spazio alle terre coltivabili. I compagni della canoa di Digna Ochoa sono nipoti e figli dei combattenti che seguirono Emiliano Zapata.Con il medesimo orgoglio, si oppongono alla volonta governativa di violentere le tradizioni e il presente del quartiere. Da queste parti l’ Emiliano ribelle si incontro’ con Villa. I due rispettivi eserciti, uniti, cambiarono la storia del messico, marciando contro la tirannia. Un altra marcia, piuì recente, quella del colore della terra, partita nel 2001 dal Chiapas, eì servita agli indigeni per guardarsi negli occhi e credere fortemente nei principi di di autonomia e dignita’ presenti in esperienze come quella di Xochimilco.
Mentre le canoe recuperano la riva, al termine di una giornata col tempo sospeso, le compagne distribuiscono ¨alegrias¨, gustose barrette di cereali autoprodotte, che la Nestle’ vorrebbe accaparrarsi. ’Quello che possiamo offrirvi sono solo molti sogni. Non occorre vivere in Chiapas per essere zapatisti’. A Citta’ del Messico, la Casa de Los Pueblos che ci ospita, e’ un altro esempio di come certe parole si possono praticare. ’ E quando, prima di salutarci, sussurrano che per loro ìl associazione Ya Basta non e vista come una semplice delegazione d ìinvitatiì ci sciogliamo in un abbraccio, ricordando che la distanza tra noi e loro si accorcia con le lotte.