La carovana di Ya Basta arriva a Oaxaca all’ alba del 29 luglio dove veniamo accolti dai compagni del CIPO (consiglio indigeno popolare di Oaxaca).
Due case di mattoni rossi in costruzione, cucina all’ aperto e galline infastidite dalla nostra presenza.
Il CIPO nasce 8 anni fa per iniziativa di un ristretto numero di indigeni che esce dalle proprie comunita’ per cercare di affrontare collettivamente le problematiche legate alla terra ,all’ identita’ e alla cultura indigena.
Aderenti alla Otra Campaña e parte del Congresso Nazionale Indigeno, i compagni del Cipo ci raccontano le giornate di mobilitazione di Oaxaca , spiegandoci come da una rivendicazione sindacale la lotta si sia generalizzata fino ad includere una miriade di associazioni, dai campesinos ai socialisti passando per gli aderenti alla Otra e gli anarcopunk.
Il 24 maggio trentamila maestri provenienti da tutto lo stato occupano lo zocalo della capitale. Chiedono uno stipendio piuì dignitoso, un miglioramento della didattica e delle infrastrutture( in molti villaggi le scuole non hanno nemmeno le lavagne e non sono pochi i casi in cui i maestri son costretti a far lezione all’ aperto).
Sono diciassette le richieste della Seccion 22( il sindacato che riunisce settantamila insegnanti della regione ), ma dopo giorni di inutili trattative i partiti del governo all’ unanimita’ votano per lo sgombero del planton.
Alle quattro di notte del 14 giugno le forze dell ordine entrano nel planton dello zocalo e danno inizio ad una brutale repressione . Vengono colpiti vecchi donne e bambini, molti colti nel sonno.
Vengono lanciati lacrimogeni ad altezza d uomo e dagli elicotteri, mentre colpi d arma da fuoco vengono esplosi tra la gente. Alle sette I maestri si riorganizzano e dopo piu di tre ore di scontri riescono a derigere delle barricate che alle dieci e mezza gli permettono di riconquistare la piazza. La citta’ si rende conto dell’ accaduto e si ha una grande dimostrazione di solidarieta’ da parte della popolazione che porta viveri, coperte, acqua e calore umano all’ accampamento devastato dalle forze di polizia.
Ormai la lotta trascende le rivendicazioni sindacali. La Seccion 22, unico sindacato dei maestri della regione, composto da aderenti a tutte le forze partitiche oltre che da aderenti alla Otra, chiede aiuto alla societaì civile. Il 18 giugno si costituisce l’Appo, assemblea generale composta da maestri, associazioni,venditori ambulanti e lavoratori informali,comitati indigeni e singoli individui.
Le rivendicazioni si moltiplicano. Si combatte contro la privatizzazione dell’acqua, dei boschi delle terre ejidatarie,lo sperpero del denaro pubblico ( con i soldi recentemente spesi per piastrellare lo zocalo si sarebbe potuto costruire un ospedale!), la gestione mafiosa della campagna elettorale.
Si decide di mantenere lo zocalo occupato fino alle dimissioni di Ulises Ruiz, governatore dello stato e artefice principale della repressione.
Il 24 giugno il governo tenta di convocare una contromanifestazione, e vengono inviati autobus nelle varie citta della regione con lo scopo di convincere la popolazione a sostenere il governo,offrendo fino a cinquecento pesos per convincere le persone a partecipare. Nonostante questo la maggior parte degli autobus ritornano vuoti, e I compagni impediscono ai pochi convenuti di entrare nello zocalo.
Lunedi’ 24 luglio, poco prima dell’arrivo della carovana di Ya Basta, c’e’ stata la Galaguexta. Guexta e una parola nauatl che si potrebbe tradurre con scambio, solidarieta’. Da secoli, una volta all’anno, gli abitanti della regione viaggiano verso la citta’ per una lunga settimana di festa. C’e’ chi parte in macchina, chi in autostop, chi a dorso dì asino. Dal mare e dalle montagne arrivano prodotti tipici, canti balli e musiche. Tutto si scambia gratuitamente perche’ tutti hanno qualcosa da dare. Ma da alcuni anni il governo aveva messo le mani su questa golosa occasione di guadagno. Danza e musica erano state rinchiuse in uno stadio, 500 pesos il prezzo piu popolare per entrare. La spontanea riunione di centinaia di artisti, artigiani e venditori ambulanti era statta trasformata in un giro di soldi tra catene alberghiere e commercianti amici del PRI.. E ai danzatori arrivavano a malapena le briciole. Quest’anno la Galaguexa e’ ritornata al popolo. I compagni ne hanno impedito lo svolgimento ufficiale bloccando lo stadio e ne hanno organizzato una ’’alternativa’’, gratuita (anche per i turisti) e popolare comì eì stata per centinaia dìanni. Danzatrici con cesti di fiori in testa e percussionisti dalle montagne, venditori ambulanti, fuochi dì artificio e tanta guexa, solidarietaì, di quella che fa ballare e riempie lo stomaco. E che da forza per continuare nella lotta.
Centinaia di persone dormono ogni notte nello zocalo mentre tanti altre mantengono presidi davanti al carcere,nella sede di Radio Universidad e in tante altre parti della citta. Da oltre due mesi il planton va avanti.