Il 2 agosto, dopo una mattinata trascorsa nel Parlamento di Salvador, la Carovana Ya Basta! ha avuto occasione di partecipare a un incontro con Ana Guedes, rappresentante del Grupo Tortura Nunca Mais - Bahia.
L’organizzazione non-governativa di difesa dei diritti umani Grupo Tortura Nunca Mais - Bahia fu creata il 5 settembre 1995, sorta dai movimenti contro la pratica della tortura e dalla lotta per ottenere l’amnistia generale dei prigionieri politici incarcerati ingiustamente durante la dittatura militare. L’associazione é costantemente impegnata in ricerche e indagini sulle centinaia di morti e "desaparecidos", uomini e donne scomparsi durante gli anni di piombo della dittatura, nel tentativo di ottenere risposte e risarcimenti per le persone che hanno perso i loro familiari. Attualmente il gruppo Tortura Nunca Mais sta lavorando alla creazione di un archivio nazionale che raccolga tutto il materiale e i documenti (foto, testimonianze, atti di convegni e processi) sul movimento per l’amnistia generale e sulla lotta contro le torture perpetrate sotto la dittatura, esercitando forti pressioni sul governo che ancora oggi nega l’apertura degli schedari della polizia federale e degli archivi di stato. Oltre all’impegno nei confronti del recupero di informazioni sui morti nelle carceri sotto la dittatura, l’associazione Tortura Nunca Mais lavora contro la tortura e la violenza in senso generale.
Negli ultimi anni la violenza é emersa come un problema sociale rilevante, con un forte tasso di crescita e un numero elevato di vittime, e ha influenzato il comportamento di buona parte della popolazione. La violenza appare chiaramente come uno dei piú importanti fattori che minacciano la vita e la sicurezza dei cittadini. Questo fenomeno complesso, che si manifesta tanto nella sfera pubblica quanto in quella privata, é divenuto una delle preoccupazioni principali della popolazione, anche perché la violenza é entrata a far parte della quotidianitá. I giornali forniscono ogni giorno un quadro della violenza nelle medie e grandi cittá; la vittima é nella maggior parte dei casi un uomo, nero, giovane, abitante della periferia e senza un occupazione stabile. L’aggressore é quasi sempre uno sconosciuto. I bambini e gli adolescenti sono vittime sempre piú frequenti della violenza, ma nel loro caso molto spesso l’aggressore non é uno sconosciuto, bensí proprio chi dovrebbe proteggerli e averne cura. La violenza non é un fenomeno nuovo nella socitá brasiliana e i crimini irrisolti si accumulano di giorno in giorno. Gli orrori si ripetono quotidianamente, ma la violenza non é solo quella fisica, essa é terribile anche auando calpesta la dignitá umana. Innumerevoli sono le violazioni dei diritti umani piú fondamentali che vengono commessi hai danni dei reclusi. Il problema é che in Brasile si sta consolidando l’idea che la punizione generalizzata sia il rimedio contro tutti i mali. Di ció sono responsabili anche i mass media che per fare audience danno enorme risalto ai delitti piú gravi. Si crea cosí una sindrome vittimista e la convinzione errata che l’inasprimento delle pene sia l’unico mezzo per garantire la tranquillitá, senza distinguere tra atti altamente riprovevoli e piccoli reati.
Il gruppo Tortura Nunca Mais - Bahia é venuto a conoscenza di maltrattamenti, torture e condizioni di detenzione inumane durante la realizzazione di un progetto di assistenza legale e socile all’interno della prigione di Salvador. Nonostante il codice penale e le leggi federali proibiscano l’uso della tortura, vi sono guardie che abusano del loro potere e che non rispettano i detenuti, soprattutto quelli piú poveri. Di fronte a tali violazioni occorre una politica di controllo che rende effettivo il diritto dei detenuti ad essere difesi e giudicati correttamente. Un’ altra forma di violenza che é segnalata é quella costituita da condizioni di detenzione indegne: situazioni precarie di igiene, sovraffollamento e celle anguste e insalubri; fattori che facilitano l’insorgere e il diffondersi di malattie come HIV e TBC. Oltre ad iniziative di assistenza sanitaria, Tortura Nunca Mais sta portando avanti un progetto di alfabetizzazione di primo e secondo grado all’interno delle carceri e assiste i detenuti e le vittime della tortura nel reinserimento all’interno della societá. L’ostacolo maggiore, assieme alla mancanza di fondi da parte dello Stato, é l’azione stessa della polizia. La violenza con cui si esprime l’attivitá delle forze dell’ordine, tra soprusi, torture, estorisioni, traffico di droga e abusi d’autoritá, é una realtá difficile da cambiare. Lo Stato si limita a mettere in piedi un apparato poliziesco che é solamente repressivo, a costruire nuove prigioni dove rinchiudere i reietti della societá, a isolare i cittadini gli uni dagli altri (e mentre diminuiscono i furti negli appartamenti aumentano gli omicidi in strada, anche ad opera degli stessi poliziotti) ignorando completamente la dimensione sociale del problema.