Domenica scorsa a Sucre, capitale amministrativa dello stato boliviano, si sono aperti ufficialmente i lavori della costituente. Dureranno un anno e daranno alla luce, si spera, il nuovo assetto politico dello stato.
Il 6 agosto 1825, nella piazza principale di Sucre, plaza 25 de Mayo, veniva firmata l’indipendenza della Bolivia dall’appena liberato Alto Peru’.
Stessa piazza, stessa data, un anno dopo.
Liberate queste terre dalla dominazione spagnola gli uomini di Simon Bolivar scrivono una costituzione specchio delle nuove relazioni di potere che si andavano delineando tra la piccola minoranza criolla e la maggioranza indígena che veniva relegata al margine del nuovo stato indipendente. Numerose modifiche seguirono, lungo quasi due secoli, le fibrillazioni della storia politica di questa nazione andina. La discriminazione invece rimase insieme alll’estrema poverta’ della maggioranza delle genti.
180 anni dopo Bolivar, in quella stessa piazza, Morales apre i lavori della nuova costituente. La maggioranza dei nuovi padri pero’ questa volta e’ formata da nativi originari, soprattutto tra le fila del Mas il maggiore partito di governo che ha ottenuto, nelle elezioni del 2 luglio scorso, 137 rappresentanti su 255.
Come Silvia Lazarte, presidentessa della costituente, sindacalista cochabambina che ha vissuto, racconta nel suo commosso intervento di insediamento, due volte sulla sua pelle l’esclusione sociale: come quechua e come donna a cui era negato, dagli stessi compagni del sindacato, la possibilita’ di partecipare attivamente al lavoro della confederazione.
Alvaro Garcia Linera vicepresidente della repubblica, spiega come i lavori daranno vita ad una buona costituzione se apriranno uno spazio dove si materializzeranno i nuovi rapporti sociali determinati dalle lotte che hanno caratterizzato la storia recente boliviana. Da parte loro i protagonisti di queste lotte, i cocaleros del Chapare , i quechua cochabambini della "guerra dell’acqua" del 2000, gli aymara de Los Altos della "guerra del gas" del 2003, sono confluiti in massa a Sucre. In migliaia hanno chiesto che il riconoscimento dei diritti dei popoli originari, la nazionalizzazione degli idrocarburi e la riforma agraria entrino sistematicamente nel dibattito delle commissioni di lavoro e nell’architrave della nuova Carta Magna.
Il lavoro vero e proprio iniziera’ lunedi prossimo mentre questi giorni saranno dedicati alla discussione del controverso meccanismo di votazione. Se passera’, come chiede con insistenza “Podemos” partito di opposizione dell’ex presidente Tuto Quiroga l’approvazione di ogni singolo tema mediante il raggiungimento dei 2/3 dei voti, sara’ piu’ facile un impantamento dei lavori ed il Mas sara’ impegnato in un lungo esercizio di mediazione soprattutto con i rappresentanti dei piccoli partiti indipendenti.
Un rappresentante dei minatori di Potosi’ avverte come, nel caso di una fumata nera, se cioe’ non si trovera’ una buona mediazione che consenta l’approvazione della nuova carta costituzionale senza lasciare fuori i temi cruciali loro sono pronti, con gli altri, a nuove mobilitazioni. Niente sconti neanche ad un governo amico.
da Sucre
Filippo Nuzzi
ass. Ya Basta!