COMUNICATI

Trento - Documento consegnato al Ministro Fioroni

Trento - Mercoledì 13 settembre 2006

Signor Ministro,
Come ha già avuto modo di notare, la scuola trentina pare spesso non utilizzare a pieno le possibilità, non solo economiche, di cui dispone. Non ci si riferisce alle strutture le quali, c’è da dire, nonostante in alcuni casi lascino un po’ a desiderare, sono rispetto al resto di Italia in buone condizioni.
Si fa riferimento, piuttosto, al modo in cui l’autonomia scolastica propria della nostra provincia viene utilizzata: ad esempio, per sperimentare - che all’Assessore piaccia o meno questo termine - parti della riforma Moratti prima ancora che questa venisse approvata, o per aumentare spropositatamente i finanziamenti alle scuole cosiddette “paritarie”. Non trova anche Lei scandaloso che un istituto privato come l’Arcivescovile – che non espone la bandiera italiana ma quella del vaticano – abbia ricevuto un finanziamento dalla giunta provinciale pari a 11,9 milioni di euro (oltre 20 miliardi di lire) per un nuovo liceo linguistico che ad oggi conta solo 25 iscritti?
Non solo questo, ma riteniamo che ogni intervento sulla scuola abbia trascurato l’importanza della partecipazione di tutte le componenti di questo variegato mondo: non solo quella studentesca (che in molti si ostinano a voler vedere solo attraverso la C.P.S.), ma anche quella degli insegnanti, dei genitori.
In particolare, appare sconcertante la scelta di mettere al vaglio del consiglio provinciale la proposta di legge “Salvaterra”, che rivoluzionerà il sistema scolastico provinciale, nel mese di agosto, escludendo di fatto dalla possibilità di “dire la loro” studenti, insegnanti e gli altri agenti che operano nella scuola.
Non è tutto: riteniamo che il Trentino, dato il suo sedicente impegno straordinario sul fronte delle politiche giovanili, debba partire proprio dalle scuole nell’adottare nuovi approcci a certe questioni.
Che una grande percentuale di adolescenti utilizzi droghe leggere come la cannabis è un dato di fatto, e molti sono gli approcci culturali ed educativi che si possono mettere in campo per intervenire sul fenomeno. In Trentino, signor Ministro, l’intervento su un tema così delicato è affidato alla polizia. Molti presidi, anziché capire, comunicare, informare, si limitano ad accordarsi con i carabinieri che si schierano davanti alle scuole, entrano nei piazzali e ordinano a tutti i ragazzi di mettersi in fila, di farsi perquisire. E se uno studente viene trovato con un grammo di fumo viene messo alla berlina, lo si addita come tossico, lo si carica su una volante e lo si porta in questura. Crediamo che il messaggio terroristico e demonizzante finalizzato alla prevenzione sia assolutamente inadatto in una scuola superiore, forse inadatto in assoluto per affrontare la questione droga.

Crediamo che la scuola sia ancora un luogo di confronto, e pensiamo che i nostri insegnanti debbano essere i primi ad aiutarci e ad intervenire nelle situazioni che quotidianamente affrontiamo. Speriamo che non creda anche Lei, Ministro, che la polizia italiana possa essere annoverata tra le istituzioni pedagogiche.

Ci chiediamo inoltre perché gli unici accreditati a parlare di droghe nelle scuole siano gli operatori di San Patrignano e la guardia di finanza. Pei i primi chi si fa una canna dovrebbe andare di corsa in comunità, per i secondi in galera.

Siamo parte della scuola non solo quando dobbiamo fare da figuranti all’ arrivo a Trento del Ministro dell’Istruzione, lo siamo anche quando chiediamo di partecipare. Sia alle decisioni sulla scuola e sia alle strategie educative che dovrebbero formarci come buoni cittadini.

(e non crediamo che il metro di misura per il buon cittadino sia calcolato sulle canne che da ragazzo si è fumato!)

Rete Studenti - Trento


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