dal Giornale di Vicenza - domenica 24 settembre 2006
Dal Molin, ma quanto ci costi? «Vicenza perderà 364 milioni»
I calcoli dei Comitati del No: «La Ederle qui non spenderà più nulla»
di Alessandro Mognon
Adesso il caso Dal Molin scotta. Per questo ieri al convegno del coordinamento per il No all’Istituto missioni estere a Monte Berico su “Vicenza: quale futuro per la città?” c’era un vero schieramento di onorevoli (vedi Fincato, Trupia e Galante) e consiglieri locali del centrosinistra (a parte la ex Lega Franca Equizi). In una sala stracolma con la gente in piedi tutti ad ascoltare il presidente del Centro universitario di studi e ricerca per la pace di Trieste Andrea Licata su come riconvertire con profitto le basi americane dismesse. E la relazione “contabile” dell’ingegnere vicentino Eugenio Vivian. Che ha fatto i conti su costi e ricavi del nuovo insediamento Usa.
Intanto Licata: «Le basi militari Usa oramai non le vuole più nessuno, negli ultimi anni nel mondo sono stati chiusi 8 mila siti e riconvertiti ad uso civile. Con benefici economici per le comunità. Dalle Filippine alla Germania sono stati riassorbiti migliaia di lavoratori. E cerchiamo di ricordare che i militari Usa non pagano l’energia e ne consumano moltissima. Senza contare la manutenzione delle strade, lo smaltimento dei rifiuti, la vigilanza, il consumo di acqua e le bonifiche dei siti inquinati. Promettono grandi investimenti, ma ad Aviano alla fine il 70 per cento delle spese le ha pagate l’Europa. Insomma quello del Dal Molin è un progetto fallimentare».
Poi la relazione di Vivian: «Ho fatto il manager per anni, di conti me ne intendo. Comunque per fare l’analisi economica della nuova base dal 2007 al 2019 ho usato solo fonti Usa. Certo dati parziali, frammentari e con tempi poco chiari». Cosa emerge dallo studio dei comitati? «Che la perdita complessiva per la collettività di Vicenza è di 364 milioni di euro, nei 13 anni ipotizzati». Perché da un investimento di 1 miliardo e 212 milioni di dollari (costruzione Dal Molin, villaggio a Quinto, albergo, ospedale, scuole, ristrutturazione Ederle) e 226 milioni di dollari spesi dalla caserma (affitti, fornitura beni, stipendi, infrastrutture), si arriva al rosso? «Perché le nuove villette di Quinto azzereranno gli affitti delle 1500 case oggi abitate dagli americani - dice Vivian -. Oltre all’albergo interno alla Ederle e al rifacimento dell’80 per cento degli edifici di viale della Pace. Tutti soldi da sottrarre all’investimento iniziale». Poi non bisogna sperare che vengano affidati appalti a ditte vicentine. «Forse qualcuna, ma l’interesse di pochi privati non giustifica un progetto simile».
E ancora tutte quelle spese che i militari Usa non pagano all’Italia: c’è un contributo statale che Vivian calcola per la Ederle in circa 41 milioni di euro l’anno; il numero di nuovi posti di lavoro non è indicato; i soldi persi affittando l’area del Dal Molin rispetto alla edificabilità della zona. Poi le spese che si dovrà accollare la collettività: i servizi sono al costo, gli Usa non pagano Iva su energia e carburanti, nè accise. In realtà i calcoli e le cifre sono più complessi, ma il senso è: altro che guadagno, la città perderà soldi. Esatti o meno, il segretario della Cgil Oscar Mancini è convinto: «Questi conti li doveva fare l’amministrazione locale». Laura Fincato e Lalla Trupia sfidano Hüllweck «a convocare il consiglio comunale e votare». Giovanni Rolando e Ciro Asproso chiedono l’intervento di Provincia, Regione e dei parlamentari. Ma ce n’è anche per Rutelli, Prodi e il ministro Parisi, parola di Sandro Guaiti (Margherita): «Quattro mesi fa io e Rolando abbiamo spedito a Rutelli l’intero dossier sul Dal Molin. Risposte? Zero. Il sindaco ha le sue colpe, ma onestamente il governo non si è dimostrato all’altezza».