Anche gli studenti sono scesi in piazza per protestare vontro il progetto Dal Molin. Ieri mattina, davanti alla stazione Fs, si è data appuntamento una moltitudine di ragazzi provenienti dall’intera provincia di Vicenza. Accompagnati da un furgone da cui provenivano una musica assordante e una fitta coltre di fumo, gli studenti si sono subito organizzati in un corteo. L’eccitazione per l’avvenimento era tangibile, ed era tutta visibile negli sguardi dei giovani partecipanti.
Una generazione moderna, amante della musica e della trasgressione, ma che nell’animo nutre dei profondi sentimenti di pace e di giustizia: “Non vogliamo che Vicenza diventi una città militare - ha sottolineato Nicolò Veludo, uno dei rappresentanti del coordinamento studentesco - La nostra dovrebbe essere una città d’arte e non di guerra”. Lo sciopero era in programma già da quattro mesi, ultimo di una serie di mobilitazioni sempre contro il progetto della nuova base militare.
Gli studenti si dicono infastiditi dall’atteggiamento ambiguo del sindaco Hullweck e dal suo iniziale disinteresse verso la cittadinanza: in particolare, nel corteo si denunciano i sotterfugi e gli intrallazzi con il Governo Berlusconi, responsabile delle garanzie date agli americani e particolarmente vicino all’amministrazione Hullweck. Secondo i ragazzi il sindaco avrebbe dovuto mettere subito al corrente la città del progetto militare.
Non sono mancate parole di fuoco anche per il continuo rimpallo tra il Governo in carica e il primo cittadino, che pare non portare ad alcun risultato: “In questo momento siamo arrabbiati con il Comune, il Governo, la Nato e con tutti coloro che hanno la possibilità di prendere una decisione”. La manifestazione è stata l’occasione per esprimere tutto lo sdegno dei giovani contro i potenti, ma anche contro la logica militarista. Veluido ha poi ribadito che nella nostra città esistono altri presidi militari come la gendarmeria europea, la caserma Ederle e la ex base Pluto, riaperta di recente a San Rocco: “Noi siamo contrari alla guerra e a tutte le strutture belliche”. I giovani pensano che Vicenza debba essere ricordata per la bellezza dei suoi monumenti, delle ville palladiane, delle sue colline verdeggianti, non perche possiede la più grande base Nato europea. Perchè esportare morte quando si può vendere bellezza?
E` questo il concetto di fondo che il rappresentante studentesco ha più volte sottolineato: “La guerra è fautrice di morte. Quante giovani vite perse per combattere in favore di assurdi ideali? Perchè continuare a costruire basi militari? Perchè non dedicarsi invece a bisogni più concreti?”. Il desiderio degli studenti è quello che il Sindaco riesca a dire no alla base militare, e che si interessi maggiormente alle necessità dei giovani, che lamentano carenza di spazi in cui discutere dei loro problemi e luoghi per sviluppare la loro creatività. Ma finchè non verrà risolto l’annoso problema dell’aeroporto Dal Molin ogni altra faccenda rimarrà in secondo piano e il sogno dei ragazzi rimarrà utopia: le loro priorità sembrano proprio essere delle altre.
[box] C’è anche Guantanamo
L’orrore della guerra
Per la Questura di Vicenza, gli studenti che hanno partecipato al corteo sono stati circa 1500. Gli organizzatori hanno fornito numeri più alti: circa 2000 presenze, almeno secondo le ultime stime di ieri. Durante la manifestazione sono intervenuti anche alcuni rappresentanti di vari centri sociali veneti, che hanno inscenato una simulazione che prevedeva la tortura di un prigioniero di Guantanamo, il carcere americano degli orrori. La “rappresentazione”, impressionante e cruenta anche nella sola nudità del protagonista incappucciato, è continuata bloccando la rotatoria della statale marosticana: lì studenti e protestanti si sono distesi a terra segnando con un gesso il contorno dei propri corpi. Un’immagine tipica di innumerevoli film Usa, dove le scene del crimine si lasciano spesso dietro le sagome dei morti ammazzati, vuoti contorni senza nome nè volto. Un modo deciso per dire no, a tutte le terribili facce che le guerre hanno sinora mostrato. E che gli studenti non vogliono si ripetano ancora, tantomeno a Vicenza.