L’attuale presidente segretario del partito comunista cinese, Hu Jintao, sta di fatto eliminando i suoi avversari politici. In Cina è già in corso una profonda epurazione, la più importante degli ultimi anni", così scrive Fabio Cavalera sul Corriere della Sera.
Quanto sta accadendo in questo paese è stato definito come la più grande purga dopo i fatti di Thiennamen del 1989. Per quanto difficile sia decifrare esattamente cosa sta succedendo dentro le stanze del potere delle cosidette residenze della città proibita il quartier generale del partito comunista, è chiaro che la lotta alla corruzione che sta portando alla destituzione degli alleati dell’ex leader nasconde una durissima battaglia per il potere all’interno del partito comunista.
La settimana scorsa il caso Shangai che leggiamo dai quotidiani ha portato all’allontanamento delle cariche di partito il segretario e il sottosegretario accusati di gestione illecita di fondi pensionistici, ma gli avvenimenti di Shangai sono solo un esempio di un processo che sta attraversando diversi ambiti del potere in Cina e che non coinvolge soltanto la capitale. I protagonisti di questa battaglia sono l’ex presidente e l’ex capo delle forze armate, Jiang Zemin, che continua nonostante formalmente si sia ritirato dalla vita politica del partito a condizionare la politica interna della Cina e i suoi alleati. Contro di lui, capovolgendo la sua posizione, il vicepresidente della Repubblica che ha in gestione le cariere dei leader del partito comunista.
Il 17esimo congresso del partito, che dovrebbe iniziare tra circa un anno sembra di fatto già in atto, lo stesso Fabio Cavalera giornalista e corrispondente in Cina per il Corriere della Sera sottolinea come l’esito di questa epurazione, di questo scontro di potere riveli di fatto le debolezze di un sistema che si basa sull’equazione stato partito di fronte alle riforme sociali ed economiche in atto in Cina.
Il servizio di Maria Fiano, Radio Sherwood.

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