Lunedì 9 ottobre é giunta a Città del Messico la carovana-marcia per la Dignitá della APPO. Programma: presidio permanente davanti al Senato della Repubblica, l’unico che attualmente puó dichiarare la desaparición de podere, il "comissionamento" del governo dello stato di Oaxaca. Se dovesse scattare lo sgombero, tutti convocati allo Zocalo di Cittá del Messico del paese per organizzare la resistenza.
Oaxaca vive la tensione dell’attesa di un probabile sgombero. Le notti trascorrono alle barricate, con la massima attenzione. A questa situazione si aggiunge la scoperta da parte della APPO di un piano "Hierro", piano militare per lo sgombero del presidio nella cittá di Oaxaca: stazioni radio occupate dal movimento, barricate ed eliminazione di alcuni dirigenti del movimento". Vedi la galleria fotografica.
Il dialogo con il governo federale continua a sopravvivere nonostante la notevole differenza di proposte. La APPO esige la desapareción de poderes, mentre il governo promette la destituzione di molti funzonari del governo statale - non cede peró la testa di Ulises Ruiz - e chiede il governo della capitale dello stato, la cittá di Oaxaca.
La maestra Maria Elena Ramirez Avendaño, membro della Sezione 22 della CNTE (la Coordinadora), corrente democratica del sindacato nazionale SNTE (Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione) e appartenente alla APPO, ci illustra la situazione in Oaxaca.
Dignitá
"Siamo indignati...che il governo federale tratti cosí la gente di Oaxaca. Noi non siamo deliquenti, non abbiamo ucciso alcun funzionario [...]. Ci chiediamo perché la forza che il governo federale pretende imporre in Oaxaca, non la impone piuttosto in altri conflitti. Contro gli Stati Uniti che approva la costruzione del muro, che viene a denigrare ulteriormente la situazione dei nostri compagni migranti che devono cercare un futuro dall’altro lato della frontiera. Perché non esercita questa forza, non fissa una posizione su questi conflitti, come la sta decidendo oggi in Oaxaca".
La pressione esercitata dagli organi repressivi é enorme. Il desprestigio, la calunnia, ma soprattutto i gruppi armati, paramilitari, che attaccano la APPO. L’omicidio di alcuni maestri - l’ultimo dei quali oppositore del movimento, Rene Calvo - la presenza armata dell’esercito in varie localitá dello Stato, la desaparición di uno studente, i prigionieri ancora in carcere.
Dal 14 giugno alla APPO
"Ci inviano centinaia di poliziotti con gas lagcromogni. Iniziarono questo oltraggio alle quattro e mezzo della mattina. Verso le nove, le dieci chi é corso via correndo sono stati i poliziotti".
Pazienza al limite, mezzi di comunicazione complici, il movimento e la storia
"Solo chiediamo la destituzione di un governante. Hanno paura di destituirlo perché sarebbe un esempio per gli altri stati: Puebla, Morelos, diputati che discutono le leggi con gli imprenditori...sono molti anni di tolleranza".
"Noi non vogliamo che ci riconosca la storia, non vogliamo un 2 di ottobre. Ascoltavo il 2 ottobre scorso, che quel movimento é stato lo spartiacque nella storia perché é cosí cominciata la democrazia in Messico. Una democrazia cosí? Senza sapere chi ha ucciso, chi sono i desaparecidos? No se vale!". "Non siamo vincolati a nessun partito. Non abbiamo armi. Cosa abbiamo? Abbiamo pietre, biglie, fionde, plai en el migliore dei casi...peró con un armemaneto come quello della PFP...l’abbiamo giá vissuto ad Atenco".
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Info:
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