«Il governo ha già deciso di dare la base agli Usa»
«A dicembre sfileremo da tutta Europa in questa città militare»
Dicono che al governo ci sia la sinistra, ma Luca Casarini, leader dei Disobbedienti, tutta questa sinistra proprio non riesce a vederla. Certo, lui è a sinistra della sinistra, ma un minimo punto di contatto con i Comunisti italiani, con Rifondazione comunista, pure con i Verdi, quello dovrebbe esserci. Prendi il Dal Molin agli Usa, per esempio, e le infuocate interrogazioni al ministro della Difesa presentate da parlamentari di questi partiti: sono o non sono sulla stessa lunghezza d’onda del no global Casarini?
E qual è la vergogna di questo governo?«Vuole sapere la verità?».
La verità, nient’altro che la verità…
«Questo governo agita lo spauracchio dei no global, dei disobbedienti, per nascondere la propria vergogna. La vergogna è che hanno già deciso di concedere la base del Dal Molin agli americani».
Ma c’è il Consiglio comunale di Vicenza che deve ancora pronunciarsi. Voi disobbedienti siete molto, come dire, temuti in vista della riunione fissata per giovedì sera...
«Sul pronunciamento del Consiglio comunale dirò dopo. Quanto a tutta questa paura per noi disobbedienti che dovremmo venire a Vicenza per metterla a ferro e fuoco, vorrei chiarire che si tratta solo di un pretesto messo in giro da questa sinistra di governo, uno spauracchio, appunto, agitato a proprio uso e consumo. Scaricano su di noi responsabilità che sono esclusivamente loro».
Dicono però che la colpa è di Berlusconi e Hüllweck, che avrebbero già raggiunto gli accordi con gli americani e che adesso non ci sono motivi per cambiare idea. Lei cosa ne pensa?
«Ma sì, è facile e comodo dare la colpa a Berlusconi e a Hüllweck. Dico solo una cosa: se adesso la sinistra è al governo e non ha neanche la volontà e la possibilità di dire no agli Usa che vogliono rafforzare i loro eserciti di guerra a Vicenza, cosa l’abbiamo votata a fare? Si è mai messo nei panni di un diessino di Vicenza?».
Beh, veramente…
«Glielo dico io cosa vorrebbe, e dovrebbe, fare un iscritto ai Ds di Vicenza: dovrebbe andare a occupare la sede del partito e cacciare i dirigenti. Oppure dovrebbe stracciare la tessera. Ormai ha capito qual è la strategia di quel partito che dice di essere contro la base e poi, al governo, dà il via libera: primo, dare la colpa al sindaco di Vicenza, secondo, dare dei delinquenti a noi no global, disobbedienti. Noi che sfasciamo vetrine, distruggiamo città. Ma dai...».
Par di capire che abbia scelto una strategia diversa. Niente marcia di Casarini su Vicenza, dunque, giovedì sera. È così?
«Stanno lavorando molto bene i comitati locali. Abbiamo capito che la volontà dei cittadini è per un no forte alla base, indipendentemente da quel che deciderà il Consiglio comunale. Non c’è bisogno, al momento, del nostro intervento».
Pensa che il voto del Consiglio comunale sbloccherà, in un senso o nell’altro, la situazione?
«Siamo seri: non esiste che un governo vada a chiedere a un Comune se vuole o non vuole la base Usa. Il governo ha già deciso. E poi, tornando ai Ds, alla sinistra, mi domando perché voglia legittimare questa pastetta».
E cosa dovrebbe fare?
«Dovrebbe uscire dall’aula e non partecipare al voto».
Senta, dalle sue parole sembra che i nemici dei no global, dei disobbedienti, siano più a sinistra che a destra. Ma non ci sono suoi amici, o ex amici, in Parlamento? Caruso, per esempio, o la Menapace? Che fine ha fatto l’asse no global-comunisti?
«Di questo governo non mi fido. Anzi, dirò di più: questo governo è un nemico delle istanze del movimento no global. Poteva benissimo dire forte e chiaro il suo no alla base americana e invece sta facendo il contrario. Gli americani, nella loro candida arroganza, l’hanno detto. Quanto agli amici, beh, sarebbe da sorvolare».
Non sorvoli...
«Ma insomma: Lidia Menapace, pacifista convinta, fa tanto casino per le Frecce Tricolori e poi si digerisce la base americana a Vicenza? Dico, le pare sensato? Su Caruso, poi, non so cosa dire. Ribadisco solo quel che dissi anni fa: il nostro movimento deve restare fuori dal Parlamento. Quando ci entra, come purtroppo abbiamo visto, viene soffocato, cancellato, purgato».
Vuole dire che Roma imborghesisce?
«Sì, più o meno».
Tornando a Vicenza, cosa pensate di fare per questa città che sembra essere diventata importante nelle strategie militari globali?
«Ai primi di dicembre abbiamo in mente di organizzare una manifestazione europea. Arriveranno da tutti i paesi del vecchio continente per marciare sulla città più militare d’Europa. Noi pensiamo che i vicentini non vogliano fare questa fine».
L’obiezione è che i militari portano soldi, danno vivacità all’economia. Lei che dice?
«Ci sono gli americani, sempre di più, c’è la Gendarmeria europea: Vicenza sarà per la guerra quello che Detroit è stata per l’automobile. Cari vicentini, volete che la guerra diventi la vostra industria principale per gli anni a venire?».
di Marino Smiderle