Dopo la notizia della lettera di sessantacinque militari americani, in servizio attivo, ai parlamentari Usa per chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq, quest’oggi in primo piano la vicenda dei reduci dell’esercito britannico, canadese ed olandese del contingente Isaf di ritorno dall’ Afghanistan che stanno raccontando le loro verità: la missione in Afghanistan è una missione suicida.
Numeri altissimi di soldati mutilati o paralizzati, ore e ore di scontri a fuoco senza sosta, soldati che, pur di non tornare al fronte, preferiscono andare in galera. Tutto questo in nome dell’esportazione di democrazia, in nome, come hanno racontato le campagne mediatiche della coalizione Bush, di missioni di cosiddetto “peacekeeping”.
Una retorica falsa, smascherata, messa a nudo, anche per quanto riguarda il ruolo dell’Italia.
Lo dimostra il passaggio di controllo delle missioni militari dall’Isaf alla Nato.
Lo dimostra il calo di consensi dell’operato dell’amministrazione Bush sulle missioni militari, lo dimostrano le dichiarazioni di chi, in quell’inferno, ci vive o ci ha vissuto.
Sempre nel quadro della cosiddetta lotta al terrorismo, ovvero come dominare militarmente intere aree strategiche, sempre la Nato a Bruxelles ha raggiunto un accordo di cooperazione bilaterale con Israele: la marina di Tel Aviv parteciperà alle operazioni di pattugliamento navale “antiterrorismo” davanti alle coste libanesi e siriane.
Ciò significa che la Nato finirà per “assolvere” le violazioni israeliane delle risoluzioni dell’Onu del trattato di non proliferazione nucleare e delle convenzioni di Ginevra. Tutto questo si traduce nelle continue incursioni isreaeliane nella striscia di Gaza mai denunciate dalle cosiddette forze di pace multilaterali. Le stesse che oggi all’interno dello scacchiere internazionele della guerra globale permanente tentano di trovare un loro ruolo economicamente strategico.
Il servizio di Federica Pennelli, Radio Sherwood.
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