In un altro tempo, in un'altra Italia

di Alfonso Mandia

11 / 7 / 2011

Sono preoccupato.

Provo a spiegare, ve la scrivo come mi viene.

Un altro tempo, un’altra Italia.

Siamo nel 1987, il referendum contro il nucleare vince con l’ottanta per cento dei votanti che dice “No” al nucleare. Per boicottare la votazione Ciriaco De Mita arriva a sciogliere le camere, si va tutti a votare, la scusa è quella dello stallo che sta vivendo il governo a causa delle frizioni tra democristiani e socialisti, Craxi e Pannella che passavano le giornate in transatlantico a scriversi bigliettini d’amore era qualcosa di insostenibile alla vista, per il vecchio Ciriaco.

Anche allora grandi furono i festeggiamenti per quella vittoria che si portava dietro vent’anni di lotte sul territorio, titoloni su tutti i giornali, ogni singola realtà di lotta del paese riprese fiato e vigore, ci sentivamo tutti ad un passo da quel passaggio epocale per il quale ognuno di noi, nel proprio piccolo o grande che fosse, aveva lavorato, investito energie, saperi, passioni.

Soltanto accadeva che mentre noi festeggiavamo, il Regime si aggiustava le cose alla comecazzoglipareva, e così poco più o meno di tre anni dopo, ci ritrovammo nel bel mezzo del troiaio, con tutto il rispetto per le professioniste del settore, che ricorderemo impresso a fuoco negli annali della storia come “Tangentopoli”.

Punto e a capo.

Quello che mi preoccupa è rivedere le stesse scene, i cortei, le grandi vittorie referendarie, il popolo che rialza la testa, tutto, oggi come allora, e oggi come allora mentre da una parte ci siam noi che facciamo lo sfracello, dall’altra c’è lo stesso Regime di allora ma più forte, più spavaldo, oggi come allora mentre noi ribadiamo con forza che il concetto di beni comuni non si tocca, le truppe dei Pretoriani di Regime massacrano e torturano come in un qualsiasi stato latinoamericano sotto dittatura. l’Onda oggi la Pantera allora, Craxi e De Mita ieri, Berlusconi e Bersani oggi, ieri tangentopoli oggi la P4.

Allora mi domando se non ci sia qualcosa di sbagliato, o di eternamente incompiuto, nella nostra lotta, qualcosa che ci paralizza nel momento in cui dobbiam gestire gli aspetti pratici e politici di quelle vittorie. Dappertutto ci si chiede e adesso che facciamo?, con chi relazionarsi, no i partiti fuori dalle balle, sì però una forma di dialogo ce la dobbiamo pure avere con le istituzioni, e mentre perdiamo tempo appresso a queste cazzate, i quattro criminali di turno che ci governano continuano indisturbati a spolparsi il paese. E mentre noi facciamo tanti bei discorsi sulla cultura e la dignità, nel paese che ha dato i natali a figure come Michelangelo, anche a Brunetta, certo, ma non si può aver tutto nella vita, la linea politica della cosiddetta maggioranza la decide un ributtante rigurgito dell’era tardo Mesozoica come Umberto Bossi.

Io dico che sarebbe ora di piantarla con questa ricerca di dialogo con le istituzioni, dico che non ho più voglia di perder tempo a cercare il dialogo con uno come Bersani, che gioca a fare l’emiliano verace, quello del popolo, mentre esprime solidarietà alle truppe di Regime che sparano ad altezza uomo lacrimogeni il cui uso è vietato ed illegale in tempo di guerra, perché classificati arma batteriologica, di distruzione di massa.

Dico che forse dovremmo passare al livello successivo del supermariobros. Il dialogo non basta, i referendum vinti neanche, lo schifo che sta succedendo in questi giorni è sotto gli occhi di tutti, il Sistema ha ricominciato bellamente a far come cazzo gli pare, questa è la realtà, e sarebbe bene che ce la dicessimo tutta, perché temo che da qui a fine anno tutto si perderà di nuovo nella nebbia, come per i referendum dell’ottantasette, la Pantera, e tanti altri momenti in cui il popolo ha detto “Basta”.

Ora, per come la vedo, è venuto il momento di rendere, a questi signori, la vita impossibile. E’ venuto il momento di alzare la posta, che esploda la disobbedienza civile, negli uffici, sui posti di lavoro, nella strada.

Con gentaglia come Marchionne c’è poco da parlare, dunque perché non occupare e autogestire le fabbriche? In Argentina l’hanno fatto.

Di cosa puoi parlare con la Gelmini, che non sa di cosa parla, quando apre il becco?. Creiamo comitati di genitori ed insegnanti che si prendono la scuola e la autogestiscono! La nostra scuola elementare è stata studiata in tutto il mondo, eravamo all’avanguardia, prima di consegnarla nelle mani di questi criminali affaristi senza scrupoli e coscienza che sciamano per il transatlantico come locuste su un campo di grano.

I beni comuni, riprendiamoceli, accampiamoci nelle piazze più belle, rianimiamole, è questa l’agorà, ed è nostra, di tutti. ci sgomberano? Ci torniamo.

Basta con il cercar dialogo, son stufo anche di “compagni” come Niki Vendola che passa il suo tempo tra l’elemosinare l’attenzione del PD e il cercare una forma di comunicazione che possa definirsi tale con quell’altro rintronato di Di Pietro.

Prendiamoci piazza del Quirinale, perché non ne possiamo più di un Presidente della Repubblica che fa il passacarte, e hai voglia a diramar comunicati una volta che hai firmato la schifezza del momento.

Il teatro Valle? Ce lo abbiamo già, facciamola diventare una cosa permanente, questa occupazione, gestiamolo noi, abbiamo le competenze umane e professionali per poterlo fare, e stessa cosa vale per l’ex cinema Palazzo, perché dovremmo lasciarlo in mano a un essere indegno come Capezzone?

Non più Resistere Resistere Resistere ma Disobbedire Agire Ricostruire.

Finalmente.

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