18.000 SI contro le grandi navi. Noi siamo Venezia!

I risultati del referendum popolare mostrano una città che non si arrende, a vele spiegate verso le mobilitazioni di settembre

19 / 6 / 2017

I 6000 Veneziani che avevano affollato le Zattere lo scorso 25 settembre, rispondendo all'appello del Comitato No Grandi Navi, non erano stati il picco di una mobilitazione, ma il segnale della crescita di un movimento che non accenna a fermarsi e che ieri ha, ancora una volta, manifestato fragorosamente la propria forza.

In questo caso i numeri sono importanti e testimoniano certo la capacità organizzativa del Comitato No Grandi Navi, ma soprattutto l'esistenza di un movimento potente, che da Sottomarina fino a Marghera, passando per il Lido fino alla città storica, ha affermato senza ombra di dubbio: fuori le navi dalla laguna! No a nuovi scavi!

Numeri dicevamo: il referendum di ieri ha mobilitato circa 200 attivisti, divisi negli oltre 60 seggi sparsi per la città. Hanno votato 18.105 persone, il 98,72% delle quali ha detto sì all'estromissione delle grandi navi dalla laguna di Venezia e al divieto dello scavo di nuovi canali lagunari.

Un grande esercizio di democrazia diretta, una presa di parola certo, ma al tempo stesso una manifestazione di piazza in cui, ancora una volta, la città non solo manifesta, ma si manifesta. Un seggio in ogni calle, così il Comitato si fa città, così, dando visibilità al tema delle navi, ad emergere con forza è l'immagine di una Venezia non arresa allo spopolamento, al turismo di massa, alle logiche del parco a tema, una città piena (di abitanti, di coraggio, di amore). Tutto ciò fa una paura matta non solo alle multinazionali delle crociere e ai loro servi, ma soprattutto fa paura a chi ci governa. La città dei No grandi navi (politicamente trasversale, trans-generazionale, colta e popolare, tradizionale e cosmopolita) è l'incubo peggiore del nostro sindaco e della sua giunta. In effetti le loro reazioni a caldo la dicono lunga: "vi fate le regole da soli", "castronata!", twittava ieri l'assessore Venturini, salvo poi subire decine di risposte indignate da molte persone che probabilmente avevano partecipato al referendum.

La sensazione che la partecipazione fosse altissima è diventata conferma quando, alle 18, ovvero all'orario di chiusura stimata, moltissimi seggi non erano di fatto in grado di chiudere per l'afflusso continuo di persone. Questo non è accaduto solo al Lido dove, complice una domenica di mare, il seggio di S. Maria Elisabetta ha collezionato oltre 1400 votanti, ma anche in terraferma dove le code in Piazzetta Pellicani e negli altri punti si sono protratte per tutta la giornata. Proprio la partecipazione massiccia della terraferma ci restituisce un altro dato, quella di una città che trova, nella contrarietà alle grandi navi, un discorso unificatore, in grado di aggregare una volontà di cambiamento oltre le evidenti differenze tra città d'acqua e città di terra; insomma, nessuna sindrome Nimby e del resto, Marghera, rimane una delle ipotesi in campo per chi intende mantenere il dannoso passaggio delle grandi navi all'interno della laguna.

Già, le navi, i nostri policy maker dovranno fare i conti con i 18.000 sì di ieri, dovrà farlo l'Autorità Portuale, dovrà farlo il sindaco, dovrà farlo il governo. E' intollerabile che continuino a giocare con una città che pretende rispetto. E' chiaro che le varie ipotesi alternative per mantenere le navi in Marittima sono un escamotage per guadagnare tempo, una cortina fumogena che prova maldestramente a mascherare il passaggio continuo e intollerabile dei mastodonti navali a pochi passi da S.Marco. L'ultima ipotesi che sembrava mettere d'accordo i poteri forti, la follia dello scavo del Vittorio Emanuele, sembra essere naufragata, qualche giorno fa si è sentito nuovamente pronunciare il nome di Marghera, domani chissà. Un balletto infinito a spese di una città che le compagnie, la giunta, il porto e i grandi e piccoli rentier vorrebbero ridotta a docile gallina dalle uova d'oro, a costoso set per eventi, a grande  parco in affitto. Ieri il Comitato No Grandi Navi ha semplicemente messo nelle mani dell'"altra città" un piccolo strumento e la risposta è stata straordinaria. Per questo la lotta per l'estromissione delle navi dalla laguna diventa sempre più cruciale, perché una vittoria sulle crociere sarebbe la vittoria di un'idea di città viva, complessa, dotata di intelligenza sociale, di capacità di autogoverno, contro il modello attuale, fondata sull'autorità capo, sulla difesa degli interessi privati dei più forti a scapito dei più deboli, sulla riduzione della complessità, sulla cultura della volgarità, su un populismo becero e su scelte scellerate in termini di sviluppo e di pianificazione.

Non ci illudiamo dunque, sappiamo che il percorso sarà lungo, ma dopo la giornata di ieri siamo ancora più consapevoli della nostra forza. L'appuntamento con le nuove mobilitazioni del comitato sarà dunque a fine settembre, abbiamo detto che torneremo in acqua e lo faremo, con i 18.000 sì di ieri. Noi siamo Venezia.

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