41.87194, 12.56738

Balconing

20 / 9 / 2010

La pratica estrema del balconing, nella variante soft del saltare da un balcone all’altro e in quella hard del tuffarsi dritti nella sottostante piscina, continua a mietere vittime.

Nel primo caso sono i politici che zompano dall’Udc o dalla mafia siciliana (a volte ci si confonde) nel gruppo di responsabilità nazionale filo-berlusconiano, oppure dal Pd nel centro casiniano (Rutelli con i suoi teodem) oppure dal Pd all’Udc e poi a Berlusconi e poi smentisce (Lusetti, con un doppio volteggio di piano in piano). Tutti per sport, s’intende, senza passaggio di denaro. Bastano un po’ di anfetamine. Del resto, con il proprio corpo ci si fa quel che si vuole, no? L’ha detto Stracquadanio. E via a scavalcare!

Quelli che saltano giù, è un’altra faccenda. Siamo agli allucinogeni: non sempre la piscina è ben piazzata sotto il balcone, a volte c’è addirittura poca acqua. Qualcuno si limita a mimare il gesto, insomma a enunciare a parole una propria teoria del conflitto di classe. Prendiamo il bonario Bersani, che al comizio finale della festa torinese del Pd farfuglia: «C'è molta tensione in giro. Se un governo accende i fuochi, chi li spegnerà? Attenzione!'». Così prudente, avrà controllato il livello vasca. Comunque si è ben guardato dal buttarsi, con Veltroni e Chiamparino che gli stavano dietro pronti alla spinta. E D’Alema appollaiato a bordo piscina.

Subito dopo Veltroni ha scelto invece di fare scena e si è lanciato nella piscina, che non stava neppure in asse con la balaustra, decidendo che era venuto il momento, in tutto quel casino, di rompere il Pd: e chi siamo noi? Gatte morte? Tigri siamo, tigri selvagge che si sbranano a vicenda. E sono saltate giù le due tigri, il Walter mai più senza Patricio e Fioroni, garanzia di laicità. Hanno lasciato scritto che non vogliono formare un gruppo parlamentare autonomo ma solo un “movimento” e poi si sono spiaccicati. Nella riproposta vocazione maggioritaria del Pd il suicidio è implicito.

Da Palazzo Chigi direttamente nella fontana ovale della portiana di piazza Colonna si è tuffato, non seguito dagli altri 19 componenti del presunto gruppo di responsabilità, l’on. Nucara (Nucara, Nucara, il Salvatore!): sono più di cento metri, non ce la poteva fare. Berlusconi era troppo ottimista, furono le sue ultime parole. Buttati, buttati coglione! sghignazzavano intanto i sempre determinanti deputati finiani.

Bonanni, poveretto, si è gettato in acqua solo per spegnere il giubbotto in fiamme. Diamine, anche sul lavoro sporco ci vuole un po’ di sicurezza, lo farà presente all’amico Tremonti che vuole smantellare la 626.

E Maroni? Certo si è sbilanciato niente male, prima con quella ragazzaccia che ha tentato un omicidio con un fumogeno e avrebbe potuto tirare anche un candelotto di dinamite (testuale), poi con quella motovedetta italo-libica che ha mitragliato un peschereccio scambiandolo per un affondabile barcone di clandestini (testuale), ma le regole d’ingaggio che ha scritto insieme a Gheddafi per i nostri finanzieri parlano chiaro: al primo segnale di pericolo, tutti sotto coperta. Niente tuffi, dunque.

Nient’altro che barzellette questa settimana? Nient’altro. Tutti e tre i poli di destra, sinistra e centro hanno passato il tempo a lacerarsi al proprio interno, mentre il Papi provava una campagna acquisti con alterne fortune, non disdegnando piani B con l’accettazione della “terza gamba” finiana. La Lega diffida. Perfino la Confindustria si è incazzata come un puma, blaterando che lo sviluppo non va, dilaga l’evasione, crescono deficit e sommerso, ecc. Figuriamoci cosa dovrebbero dire operai, disoccupati e precari, esposte a un regresso della produzione industriale e ai licenziamenti nei servizi e nella scuola. Chiacchiere e marasma fino al discorso di Berlusconi a fine mese, dopo di che si aprirà una nuova stagione di interpretazioni e distinguo. Non mancheranno i tormentoni diversivi. Una bella legge contro il burqa, per esempio, bi- o multi-partisan. Copiare Sarko adesso va molto.

Segnaliamo tuttavia due crepe che si stanno aprendo nell’assetto italiano ed europeo e le cui conseguenze si manifesteranno nelle prossime settimane. La prima è il già menzionato avvio di un processo di dissoluzione (per fare fino, chiamiamolo spin-off) all’interno del Pd –un’opportunità più che una sciagura–, la seconda è lo sciagurato e jellato costruirsi di una asse Berlusconi-Sarkozy contro Ue e Germania, con tanto di polemico inserimento di Obama a tutela dei diritti umani. In sostanza gli Usa cominciano a farci pagare il conto delle infedeltà atlantiche. E’ divertente che il segnale della fine per Berlusconi e Alemanno siano le carovane dei rom. Compresi i malefizi di Azucena, l’«abbietta zingara» del Trovatore, che più incidenti al Papi e a Sarko non gliene potevano capitare. La provvidenziale paralisi del Pd (il carattere personalistico della zuffa aumenta le probabilità di scissione vera e propria) è una buona ciambella di salvataggio che consentirà a Berlusconi di galleggiare ancora per un po’. Il bello è che gli è arrivata tutta gratis, senza aver tirano fuori un euro e neppure manovrato qualche ascaro. Rientra però nel casino temporaneo: alla lunga, accelerando l’autodistruzione del Pd, potrebbe rivelarsi produttivo di antagonismo. Dalla contesa sulle primarie rischia di venir fuori qualcosa di interessante, nella misura in cui fuori del pollaio si muovano lotte significative, magari si ricompongano frammenti dell’ormai universale precariato e del disagio politico. Constatiamo che fra i veltroniani ci sta Ichino e fra i tifosi Bonanni. Wow!

Leggi tutti gli articoli di Augusto Illuminati

Bookmark and Share