Alle comunita’ resistenti in difesa dell’ambiente
A tutti i comitati e presidi permanenti in difesa del territorio
Nel prossimo dicembre si terrà a Copenhagen la conferenza Onu sul clima. Un
appuntamento globale dove i temi trattati, dalle emissioni alla salvaguardia
del pianeta, dalla questione energetica alla subalternita’ dei Sud del mondo
verso i paesi del G20, rappresentano dei nodi centrali rispetto alle dinamiche
della crisi globale.
I temi legati alla salvaguardia del pianeta ci impongono, sottolineate dalle
lotte che in tutto il mondo vedono protagonisti milioni di cittadini, una nuova
e necessaria interpretazione delle dinamiche dei conflitti sociali a livello
globale. Siamo coscienti, a partire dall’esperienza delle nostre lotte, e delle
tante che ci somigliano in tutto il mondo, che le dinamiche del capitale
globale stanno consumando sempre di più il nostro pianeta introducendo un’offensiva di
miseria e sfruttamento che travalica le sole condizioni materiali legate agli
aspetti socio-economici, aggredendo maggiormente nel complesso i territori dove
viviamo. In questo senso siamo certi di trovarci di fronte ad un paradigma di
scontro più complesso, in cui l’elemento della devastazione ambientale, della
deturpazione, della sottrazione di risorse, ci inseriscono in un quadro dove
l’elemento della difesa del pianeta rappresenta un’ irrinunciabile priorità per
chi si batte contro questo modello di sviluppo.
I processi di accumulazione di capitale si sviluppano sempre di più nell’ottica
di aggressione ai territori ed a tutto il pianeta, introducendo così un
paradigma diverso dove capitale e ambiente diventano aspetti di una dicotomia
che viaggia tra aggressori e resistenti, ed in cui questi ultimi, come noi,
provano a tracciare dei modelli diversi.
Lo abbiamo visto nel nostro paese e sulla nostra pelle. Abbiamo visto che
davanti alla crisi globale le ricette proposte dai governi, come quello
italiano, si fondano sulla garanzia dei profitti dei grandi potentati e che
hanno come prima conseguenza la distruzione dei territori. Cementisti,
inceneritoristi, militari, lobby energetiche del nucleare e del gas,
ripropongono i meccanismi di accumulazione di capitale classici in un ottica di
ulteriore aggressione dei territori e sottrazione delle risorse. Accanto a
questo non possiamo che rimarcare la totale subalternità dei paesi del Sud del
mondo rispetto ai processi di accumulazione delle macroregioni a cosiddetto
capitalismo avanzato. E non pensiamo solo a ciò che accade in Italia, ma a
quello che è diventata l’Africa sub sahariana, i paesi dell’Asia minore, alcune
grandi regioni della Cina e del Sud America, divenute delle discariche sociali
ed ambientali di proporzioni enormi, dove l’impoverimento delle condizioni di
vita va di pari passo con la distruzione dell’ambiente, esplicando meglio il
conflitto capitale/ambiente descritto in precedenza.
Alla conferenza di Copenhagen assisteremo ad uno scontro tra diverse aree del
globo, tra pulsioni e spinte differenti. Da un lato le logiche imperiali di
accumulazione ci parleranno di deroghe alla riduzione delle emissioni, di soldi
in cambio di ritardi sugli adeguamenti degli impianti, insomma di “veleni
necessari” nel nome di uno sviluppo che altro non è che il soffocamento del
pianeta. Dall’altro la dignità di chi sta vedendo la propria terra morire.
Noi staremo nelle strade di Copenhagen insieme a tanti provenienti da tutto il
mondo, coscienti che temi come la decrescita, il cambio radicale del modello di
produzione e di consumo, la rottura di una logica di accumulazione distruttiva
ed avvelenatrice rappresentano la sola strada possibile che milioni di uomini e
di donne hanno nel globo.
Ci staremo consapevoli che gli occhi del mondo saranno su Copenhagen, su quello
che avverrà nella conferenza e nelle manifestazioni che ci saranno fuori. Ma
soprattutto coscienti che sappiamo da dove veniamo.
Veniamo dalla costruzione di un percorso di lotta e resistenza contro la
devastazione ambientale nel Sud del Sud del mondo, un percorso che ha prodotto
comunita’, che per noi ha rappresentato soggettivazione di una esperienza che
fa della lotta alla devastazione ambientale la sua priorità. Ed è qui che
torneremo dopo Copenhagen.
Siamo certi che l’appuntamento del Cop 15 rappresenta non solo un’occasione per
conoscere e confrontarci con gli altri movimenti europei, ma soprattutto per
provare a costruire nuovi percorsi qui da noi, in Italia.
Partiremo per Copenhagen dopo aver attraversato in questi anni altre comunità
in lotta nel nostro paese dalla Val di Susa a Vicenza, e diventando fratelli e
sorelle di lotta di altre comunità. Ed è a tutte quelle comunità che ci
rivolgiamo per dire : vediamoci a Copenhagen !
Perché il solo attraversamento possibile di quelle mobilitazioni viene dal
protagonismo sociale e dalla radicalità che abbiamo espresso sui nostri
territori, coscienti che dalle nostre esperienze può venire un valore aggiunto
alle mobilitazioni del Cop 15, e che dalle altre esperienze di lotta che
troveremo a Copenhagen può venire un valore aggiunto alle nostre lotte.
Partiremo per Copenhagen dopo essere stati in Calabria insieme ai comitati che
si battono contro l’inquinamento della terra e del mare, e da Copenhagen
torneremo per andare a Messina alla fine di dicembre per le mobilitazioni in
occasione della posa della prima pietra del Ponte sullo stretto, perché quel
portato di lotte, esperienze, costruzione di comune che si produrrà a
Copenhagen dovremo riuscire a capitalizzarlo sui nostri territori contro
cementisti, inceneritoristi, lobby delle energie e militari che contribuiscono
a distruggere il pianeta.
Con questa nostra lettera aperta intendiamo aderire all’appello “Ci vediamo a
Copenhagen” promosso da diverse realtà di lotta italiane verso le mobilitazioni
contro il Cop 15, e con loro attraverseremo tutte le mobilitazioni in
Danimarca.
In quei giorni a Copenhagen si parleranno tante lingue, le lingue delle lotte
di tutto il mondo che giungeranno lì per la difesa del pianeta, noi come sempre
impareremo da loro e dalle loro esperienze, ma grideremo a gran voce nella nostra
lingua : Jatevenne!
Presidio permanente contro la discarica
di Chiaiano e Marano (Napoli, Italia)
40.890496, 14.21676
Lettera aperta alle comunita' resistenti
Da Chiaiano a Copenhagen
dal Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano
12 / 11 / 2009

