?? Per “sistema politico” ci si riferisce a qualsiasi insieme di istituzioni, di gruppi e di processi caratterizzati da un certo grado di interdipendenza reciproca, [...] se vogliamo sapere come e perche’ tali protagonisti e istituzioni si influenzano a vicenda [...] dobbiamo guardare all’insieme delle relazioni che legano l’un all’altra le varie parti del raggruppamento in questione”
Era il 15 gennaio scorso quando i carabinieri del comando provinciale di Caserta, in pompa magna e con tanto di giornalisti al seguito, trassero in arresto Giuseppe Setola considerato il più sanguinario boss del clan dei Casalesi.
Contemporaneamente la comunità ghanese presente nel territorio di Castelvolturno accolse la notizia con scene di giubilo. Era vivo il ricordo di quando pochi mesi prima, esattamente il 18 settembre scorso, sei cittadini migranti furono uccisi fuori ad un centro ricreativo a Pineta Mare" contemporaneamente ad Antonio Celiento, ritrovato crivellato a poche centinaia di metri.
Dalle indagini delle forze dell’ordine venne fuori, a distanza dai fatti, che i migranti colpiti erano estranei alle attività criminali, colpevoli solo di avere un colore diverso della pelle.
Veniva cosÌ smentita la versione dei fatti raccontata da alcuni mezzi di informazione secondo la quale bisognava dare una lezione agli spacciatori di colore del litorale domitio per riaffermare il controllo dei Casalesi sulla zona. Un controllo mai messo in discussione, e che oggi punta decisamente verso i grandi affari legati al recupero urbanistico ed alla “bonifica” del litorale domitio.
Un messaggio intimidatorio più complesso, dunque, quello lanciato dai Casalesi: la riqualificazione di Castelvolturno e del litorale domitio non prevede più la presenza dei migranti, dopo decenni di sfruttamento e vessazioni, ora devono togliersi di mezzo.
Una fascia costiera dalle potenzialità enormi. 45 km di costa e pineta sul Tirreno, in posizione baricentrica rispetto ad un bacino turistico molto attrattivo quello tra Napoli e Roma, che possono godere di infrastrutture pre-esistenti, sia stradali che aereo-portuali (40 km da Capodichino e 10 km dal futuro polo internazionale del mezzogiorno a Grazzanise). Dunque spiagge, pinete, sorgenti di acque sulfuree calde, oasi naturalistiche come la "Foce del Volturno", Riserva di Falciano, Parco di Roccamonfina, insediamenti e necropoli di popolazioni italiche (Osci, Sanniti, Aurunci), insediamenti romani (Suessa, Sinuessa, Liternum, Volturnum), risorse enogastronomiche rappresentano una ??gallina dalle uova d’oro” per il cartello criminal - affaristico che fa affari in questo paese.
Progetti di riqualificazione sono previsti per l’area. Già appaltata la realizzazione e la gestione di un porto turistico a "Pineta mare". 1.200 posti barca, 5.000 posti di lavoro di indotto, un'area pubblica da cui salperanno il "metrò del mare", traghetti e aliscafi per le isole del golfo, per un investimento in project financing di circa 90 milioni di euro. Per non parlare poi dei 300 milioni di euro già stanziati per la realizzazione del polo aereo-portuale internazionale del mezzogiorno a Grazzanise.
Si è trattato, dunque, di un atto intimidatorio nei confronti di una comunità di circa 13 mila persone (per il 60%, o forse più, costituita da migranti regolari e non). Una percentuale in espansione che la camorra vorrebbe debellare con una vera e propria operazione di pulizia etnica necessaria per favorire uno sviluppo fatto di edilizia quindi di cemento e speculazione.
Un affare in cui la camorra ha dimostrato negli anni precedenti, e come stabilito dal processo Spartacus, di riuscire ad influenzare la regia politica sugli appalti e sulle concessioni. Peccato che la volontà della magistratura di concentrare la propria azione giudiziaria sui clan abbia fatto si che il giudizio sugli esponenti politici fosse rinviato ad un processo Spartacus-bis, prescrizione permettendo.
Castelvolturno risulta essere un territorio privo di un'identità coesa. Da una parte l'esigua comunità di originari del paese, dall’altra i nuovi insediati reduci del post terremoto del 1980 e nel mezzo i migranti, "carne da macello", un territorio dall'identità amorfa in cui l'abusivismo edilizio ha una storia lunga.
Oggi Castelvolturno somiglia poco al polo turistico - balneare per il quale erano state costruite le sue villette negli anni settanta. Castelvolturno è il luogo dove la famiglia Coppola costruì la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre ??Villaggio Coppola”. 863 mila metri quadri occupati dal cemento, che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del Mediterraneo. Abusivo l’ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusivo l’ufficio delle poste.
Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della Nato, che una volta lasciata la zona, hanno fatto si che sprofondasse nel più totale abbandono e che diventasse il feudo di Francesco Bidognetti e allo stesso momento territorio di insediamento di una comunità di migliaia di migranti. E’ il luogo dove i Coppola curarono la demolizione di quanto costruito abusivamente anni addietro, ed è il luogo dove i Coppola si apprestano a curare la costruzione del nuovo polo del turismo tirrenico, forti della nuova posizione imprenditoriale acquisita di recente con la rampolla di casa, Cristiana, già presidente dei giovani industriali della Campania, ora vice di Emma Marcegaglia con delega per il Mezzogiorno.
La stessa Cristiana Coppola presidente di "Mirabella spa" assegnataria della realizzazione e gestione per 60 anni del porto turistico a Castelvolturno da 1200 posti barca extra-lusso, amministratore delegato di “Marina di Castello spa” proprietaria di "Holiday Inn resort" con annesso campo da golf da 18 buche a una decina di metri dal mare. Non solo ma Cristiana Coppola e’ anche amministratore unico di "Gricignano 2" e "Gricignano 4", attive nel settore immobiliare e responsabili della realizzazione, gestione, manutenzione e locazione del US Navy Support Site, un vasto complesso logistico a servizio della marina militare statunitense con 1000 alloggi, 2 scuole, un ospedale, uffici, depositi, un albergo e centri commerciali.
Lo stesso territorio dove sta investendo in maniera sempre più importante il "mecenate" del Napoli Calcio Aurelio De Laurentis.
Il nuovo centro sportivo del Napoli costruito a Castelvolturno e’ solo la prima pietra di un investimento che si annuncia progressivo. Di fatti anche lo stile di De Laurentis nelle sue proprietà la dice lunga su come si intende gestire la "riqualificazione", infatti dubitiamo che esistano centri sportivi di squadre di calcio di primo piano con guardie armate come vigilantes, e dove l’accesso sia impossibile per chiunque. Guardie armate necessarie, secondo la logica del capo di Filmauro, per l'alta presenza di migranti intorno al complesso sportivo.
Nel frattempo, continuavano nei giorni, ripetuti blitz delle forze dell’ordine nelle residenze abituali dei cittadini migranti del litorale domitio alla ricerca di spacciatori e criminali.
Il 21 novembre una novantina di immigrati senza permesso di soggiorno furono identificati e condotti nei C.I.P.E. di Ponte Galeria, Modena, Bologna e Vibo Valentia nel corso di un operazione delle forze dell’ordine volta a scovare latitanti riconducibili alla camorra, che investì un condominio al km 34 della SS Domitiana conosciuto come "American Palace". L’operazione fu condotta con l'ausilio dei vigili del fuoco e delle unità cinofile della polizia nel tentativo di accertare la presenza di droga.
Nessun quantitativo di droga fu ritrovato, nessun latitante fu scovato. L'operazione produsse soltanto il sequestro di mai quantificati risparmi accumulati dai cittadini migranti e la demolizione di porte e finestre che resero inabitabile lo stabile. Come se criminalità locale, lobby affaristiche di questo paese, forze dell’ordine e istituzioni stessero perseguendo lo stesso obiettivo: la “bonifica” del litorale domitio dalla comunità migrante insediatasi negli anni.
Si prepara dunque un pioggia di finanziamenti per la riqualificazione del territorio che si inserisce a pieno nelle nuove strategie del governo ed invade pesantemente la campagna elettorale per la prossima tornata delle europee e delle provinciali.
Centinaia di milioni di euro che fanno gola a chi deve costruire, a chi deve controllare e gestire gli appalti, a chi deve fornire materiali e mezzi. La "strage di San Gennaro" e la "caccia all'immigrato", messe in atto rispettivamente dalla criminalità locale e dal governo di questo paese tramite le forze dell'ordine vanno proprio in questa direzione.
Mentre tutto questo passa sullo sfondo, in secondo piano, i media main stream ci hanno raccontato per mesi la caccia a Giuseppe Setola definito uno "scissionista" del clan dei Casalesi.
E’ stato un sanguinario. Un macellaio. Al suo attivo avrebbe almeno 18 omicidi.
Dopo un'infanzia da chierichetto, gli incontri con giovani scapestrati del proprio paese, Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, hanno dato una svolta alla sua vita criminale, dal primo omicidio a 20 anni circa, al rango di boss.
L'incontro con gli affiliati alla camorra locale fino all'ambizione di avere un clan tutto suo. Setola non era il ragazzo di..", gli ordini voleva darli, a costo di ammazzare chiunque gli sbarrasse la strada.
Riuscì a sfuggire all’arresto scappando attraverso le fogne e proprio il mancato arresto contribuì ad accrescere il mito.
Giuseppe Setola non era né il capo del clan dei Casalesi, né l’erede di “Sandokan”, così come hanno intitolato i media per giorni e contribuendo a costruire un immagine di una camorra in difficoltà, di un cartello criminale decapitato. Così non è.
Setola e’ cresciuto all’ombra di un boss "debole", Francesco Bidognetti, ed e’ stato il braccio armato di un clan che obbedisce. Ma la coca ti fa sentire onnipotente, non ti consente di accettare ordini. Comincia a mietere vittime a colpi di kalashnikov di cui non si disfa mai. Diviene pericoloso per lo stesso clan dei Casalesi: fa troppo rumore. E il rumore si sa attira l'attenzione dei media e di conseguenza dello Stato.
Vuole rendersi indipendente e mette in atto la "sua" strategia del terrore, non condivisa neppure dai suoi uomini.
Cadono sotto i colpi del suo commando imbottito di coca, tra gli altri, Umberto Bidognetti (padre del boss Francesco), Domenico Noviello, Michele Orsi (fratello dell'imprenditore collaboratore di giustizia), Raffaele Granata (gestore di uno stabilimento balneare del litorale domitio sottoposto al racket delle estorsioni e padre del sindaco di Calvizzano), e infine, i sei immigrati ghanesi della "strage di Castelvolturno" con il suo ulteriore seguito di clamore mediatico. E l'attenzione mediatica, le telecamere, le interrogazioni parlamentari sono deterrenti alle attività criminali, ai traffici illeciti.
"Fare terra bruciata intorno a Setola" affermava il ministro Roberto Maroni durante quei giorni di "caccia" al boss.
Lo stesso affermavano Antonio Iovine e Michele Zagaria, veri capi indiscussi della mala casalese.
Bisognava dare in pasto allo Stato e ai media, il boss che sognava la coca, il terrore, la scissione.
Loro sì che hanno fatto terra bruciata intorno a Setola, costringendolo a rifugiarsi a 50 km di distanza dal suo paese, dove il suo peso era minore, dove non comandava.
Sono stati loro, i due super-boss latitanti da anni, a dare in pasto ai leoni il boss che non era un boss, il non-capo dei Casalesi, in un momento in cui vi era la sensazione che il Governo stesse accelerando nella lotta alla criminalità, dando l'immagine di uno stato impegnato sul fronte della sicurezza a cominciare dalla lotta ai clan attraverso uno spiegamento massiccio di forze dell’ordine, esercito compreso.
Per mesi gli italiani hanno assistito ad una guerra.
La camorra dei Casalesi contrapposta allo Stato.
Alla fine lo Stato ha vinto. Una soddisfazione enorme per il Governo, per il ministro Maroni. In Campania si afferma il principio che esistono le leggi e che tutti le devono rispettare, il monopolio della forza rimane saldamente nelle mani dello Stato.
Michele Zagaria e Antonio Iovine oggi, però, sono ancora fuori. Liberi magari di controllare i propri affari da qualche abitazione “sicura” dei propri paesi di origine, le proprie roccaforti, a San Cipriano d’Aversa, o forse a Casapesenna, luoghi da cui vari collaboratori di giustizia giurano non si siano mai allontanati.
C’è da giurarci, arriverà anche il turno loro. Il "metodo criminale" sembra essere, in questo paese un modo antico di esercizio del potere. Personaggi come Iovine, Zagaria e altri capi sono la "replica popolare", il sottoprodotto di questo modo di esercitare il potere. Durano nel tempo non per forza loro, ma perché leve necessarie dei giochi di potere. Quando esauriscono la loro funzione vengono abbandonati al loro destino, continuando, tuttavia, a svolgere un indispensabile ruolo da parafulmine su cui scaricare tutte le responsabilità e da paravento della criminalità del potere.
E nel frattempo, la politica, i media, l'attenzione generale che investì il clan dei Casalesi nei mesi scorsi? Svanita!
Qualcuno crede davvero che con l’arresto dei componenti del gruppo Setola sia stato inferto un colpo mortale alla mala Casalese? E Michele Zagaria? Antonio Iovine? Non rappresentano più una minaccia in quanto capi indiscussi di una holding camorristico - imprenditoriale che fattura centinaia di milioni di euro l’anno in mezza Europa e che può vantare connivenze nelle alte sfere politiche di questo paese?
Se il governo attraverso le operazioni di polizia e l'impiego dell'esercito ha agito nella stessa direzione dei cartelli camorristico – imprenditoriali contribuendo alla pulizia etnica attraverso l’espulsione dei cittadini migranti con tanto di giubilo del ministro del Nord Maroni soddisfatto per le retate anti migranti e le espulsioni, perche’ avrebbe dovuto cambiare segno del suo intervento in altre operazioni?
Bisogna dimostrare di essere piu’ forti dei Casalesi, ed ecco che Giuseppe Setola fa proprio al caso del governo e di Iovine e Zagaria. Dare in pasto all’opinione pubblica Setola in modo da tranquillizzare gli affari nella zona affermando la presunta "sconfitta dei Casalesi".
In questo contesto di affari legati alla riqualificazione del litorale domitio, di "pulizia etnica", di incredibile sovrapposizione dell’azione dello Stato con quella dei veri capi dei Casalesi, si inserisce l’assalto alle nuove cariche politiche in Campania con un centrosinistra capace di dilapidare un patrimonio elettorale che fino al 2006 la rendeva una delle regioni più schierata a sinistra d'Italia.
Si comincia dalla Provincia di Napoli che si rinnoverà a giugno. Il Pdl e’ sceso in campo da oltre un mese con il suo candidato : Luigi Cesaro. Un nome molto conosciuto, e non soltanto per la sua roccaforte, Sant'Antimo dove e’ stato sindaco tanto da farla chiamare Cesaropoli", per la sua capacità di tessere reti di clientele, e per essere probabilmente il vero reggente di Forza Italia in Campania, ma soprattutto per le dichiarazioni del pentito Vassallo appena sei mesi fa.
Grazie ad una pregevole inchiesta de "L’Espresso" vennero rese pubbliche le dichiarazioni del pentito Gaetano Vassallo che ha cominciato a raccontare dei rapporti tra Casalesi e politica.
Vennero fuori i nomi di Nicola Cosentino, sottosegretario all’economia, indicato come colui che chiese il diretto appoggio ai Casalesi nelle ultime tornate elettorali promettendo appalti ed affari sullo smaltimento dei rifiuti. E venne fuori il nome proprio di Luigi Cesaro. Vassallo con precisione racconta di come i boss dei Casalesi indicarono esplicitamente che tipo di appoggio dare alla politica , ??date a Cesaro...” dissero, o almeno cosi’ racconta Vassallo. Luigi Cesaro viene raccontato quindi come uomo di collegamento diretto tra i Casalesi e Forza Italia, l’uomo di fiducia di Silvio Berlusconi, che si appresta ora a correre per la carica di Presidente della Provincia di Napoli.
In un paese normale tutto questo non accadrebbe mai, in un paese normale si griderebbe allo scandalo, in Italia invece succede ben altro.
Accade che la sede de "L’Espresso" che pubblicò l'inchiesta su Casalesi e politica viene perquisita piu’ volte dalla guardia di finanza, sequestrati i computer di diversi giornalisti come De Feo e Fittipaldi, perquisita l’abitazione di Guido Ruotolo de “La Stampa”.
Succede che il Pd presenta in Parlamento una mozione contro Nicola Cosentino accusato di rapporti con la camorra dal pentito Vassallo, ed al momento della votazione in aula il Pd ritira incredibilmente il documento tra lo sconcerto dei deputati campani. Succede che Cesaro e’ candidato alla Provincia di Napoli e nessuno ne’ a Napoli ne’ a Roma apre più bocca. Un silenzio incredibile che ha spento lo sconcerto che in citta’ si era pur visto al momento dell’annuncio della candidatura.
Succede che diventa ormai esplicito che la Confindustria di questo paese si mantiene grazie agli amici di Casal di Principe, grazie ai loro rapporti con il premier di questo paese, e grazie all’utilizzo del Sud di questo paese come luogo del sottosviluppo.
Ieri il mezzogiorno come economia subalterna allo sviluppo del Nord e come esercito di riserva di manodopera a basso costo con il fenomeno dell'emigrazione dal Sud al Nord del paese, oggi come subalternità a processi di accumulazione in cui la funzionalità viene sfruttata a partire dallo sventramento del territorio, con l'affare rifiuti in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, sia legale (Cip 6 e Marcegaglia) sia illegale. Luogo del sottosviluppo inteso in questi termini, ma luogo di insistenza dei grandi vettori economici e finanziari di questo paese, che non conoscono crisi, che sono sempre garantiti dal governo, e che non vanno mai in scoperto.
* Laboratorio Occupato Insurgencia, Napoli
Logo da una scena del film "Gomorra"

