Da bambini tutti abbiamo sognato almeno una volta di poter essere Paperon dei Paperoni. Un sogno meraviglioso, avere un tesoro di monete d’oro, di diamanti preziosi, trarne godimento materiale e dello spirito solo per la sensazione di possederlo. Ma difficilmente ciò che avviene nei fumetti può avvenire nella realtà. I personaggi che vogliamo ricercare nella realtà quasi mai hanno le caratteristiche etiche e morali di quelli a cui vengono comparati. I tesori, i soldi, i beni materiali, invece sì, quelli si possono trovare nella realtà così come nei fumetti.
Duilio Poggiolini è un nome che dice poco a chi è nato tra gli anni ottanta e novanta. Un nome come tanti, protagonista della stagione di Tangentopoli. Un burocrate, un corrotto, un dirigente del Ministero della Sanità che ha partecipato alla lunghissima e mai conclusa stagione della corruzione nel nostro Paese. Invece Duilio Poggiolini non è uno dei tanti. Non lo è perché le accuse a suo carico sono quelle di omicidio colposo plurimo ed epidemia colposa. Una strage, la strage del sangue infetto.
Nosferatu ed il tesoro dell’Eur.
Duilio Poggiolini è un tipo alto, magro, fronte alta ed occhi scavati, un vero e proprio Nosferatu. Direttore generale del Ministero della Sanità dal 1973 al 1993, negli anni novanta condivideva il ministero con Francesco De Lorenzo ministro. Vicino al Partito Repubblicano di La Malfa, Poggiolini è iscritto alla loggia massonica P2 con numero di tessera 961, ed il suo ruolo di burocrate ha una rilevanza enorme per i mercanti di farmaci. È lui infatti che deve controllare sulla qualità dei prodotti farmaceutici, in particolar modo per dei prodotti specifici come i farmaci per gli emofiliaci, così come per le trasfusioni che avvengono negli ospedali italiani tra gli anni settanta e novanta.
Nel 1993, il 20 settembre, viene arrestato a Losanna in Svizzera mentre portava via dei soldi insieme a sua moglie Pierr Di Maria, dopo due mesi di latitanza. Nel calderone di Tangentopoli la prima cosa a fare scalpore è l’esito della perquisizione della sua villa all’Eur a Roma. I Carabinieri e la Guardia di Finanza impiegano 12 ore per perquisire e catalogare tutto quello che trovano nella casa di famiglia dei Poggiolini. “Sembra di essere nel deposito di Paperon dei Paperoni” dichiareranno gli agenti che effettueranno la perquisizione. Viene ritrovato un tesoro, mazzette di banconote nascoste nei divani, pile di Bot e Cct nascosi nei puff, lingotti d’oro nascosti nei mobili della cucina. Gli vengono confiscati 30 miliardi di vecchie lire, ma i conti correnti svizzeri dove Poggiolini portava i “risparmi” delle tangenti ricevute dai produttori di farmaci, restano ancora un mistero. Una ricchezza immensa per un signore che portava sempre lo stesso vestito grigio, non faceva grosse spese, così come la moglie e complice Pierr Di Maria. Un solo figlio, celebroleso, che la signora Di Maria ha accudito fino alla sua morte nel 2007. Ormai separata dal ricco burocrate del Ministero, ha continuato a vivere in quella villa all’Eur mentre il marito si è trasferito nel quartiere di Monteverde dove ancora vive. Poggiolini dava autorizzazioni in bianco alle ditte farmaceutiche, che compilavano le schede di controllo del ministero da sole, inserendo dati e cifre a loro piacimento. In questo modo sacche di sangue mai testato su Hiv ed epatite C diventavano prodotti emoderivati destinati al mercato farmaceutico per malattie emofiliache, 1.000 litri potevano diventare 11.000 litri aggiungendo una cifra, acquistati e pagati a caro prezzo dal Ministero di Poggiolini alle ditte farmaceutiche.
Per la corruzione Duilio Poggiolini e Pierr Di Maria furono condannati a 7 anni e mezzo, dalla Procura di Trento di cui ne hanno scontato qualcuno ai domiciliari fino alla cancellazione della pena con l’indulto del 2006. Questo per quanto riguarda la corruzione, ma senza dubbio l’aspetto più inquietante e che tutti sembrano aver dimenticato è la devastazione che ha causato questo meccanismo di brogli sul sangue infetto. Nessuno ne parla più, tutti sembrano aver dimenticato, anche chi ha perso un parente, un amico per una trasfusione non controllata, dopo anni di malattia.
Tra il 1985 ed il 2008 ben 2.605 persone sono morte a causa di trasfusioni effettuate con sangue infetto o emoderivati, 76.000 persone hanno fatto domanda di risarcimento perché infettati da epatite C, Aids o altre malattie dopo una trasfusione non controllata. Una epidemia colposa generata per gli affari di Duilio Poggiolini ed altri mercanti di farmaci.
Per 49.000 persone da qualche anno è arrivato un risarcimento di 1.080 euro a bimestre ed un’ “una tantum” di 50.000 euro. Il censimento è stato curato da una serie di associazioni di emofiliaci come la Lagev e l’Associazione polis trasfusi italiani che sono stati il punto di riferimento di decine di migliaia di contagiati. Molti invece non hanno voluto denunciare, appellarsi al Tribunale del malato, partecipare alle cause collettive. Molti non hanno potuto rintracciare le cartelle cliniche dei propri cari. All’epoca infatti le cartelle cliniche erano scritte a mano e non sono state mai trasportate negli archivi digitali andando in questo modo perse per sempre. Altri non hanno collegato l’utilizzo di un prodotto o una trasfusione avvenuta molti anni prima con quel male che all’improvviso gli ha distrutto la vita sua o dei suoi cari. Poggiolini accusò i mercanti di farmaci, pubblicando addirittura un libro, Niente altro che la verità, edizioni L’Airone, finito al macero dopo poco tempo da parte dell’editore. Ha pubblicato memoriali come quello uscito sul settimanale “Visto” in esclusiva alcuni mesi dopo il suo arresto nel 1993. Da quel memoriale citiamo questo passaggio : “Ho dedicato tutta la mia vita al tentativo di rendere credibile e onorevole tutto quanto l' industria farmaceutica... ha fatto o ha rappresentato ma oggi e' troppo forte l' evidenza di alcuni fatti, che per la loro infamia bolleranno per sempre coloro che li hanno commessi: solo cosi' costoro ritorneranno, dalla loro vantata condizione di industriali, a quella tipica e insopprimibile della loro origine, che un mio compianto amico definiva di "piazzisti"... La mia ventennale e ininterrotta gestione della responsabilita' diretta del settore farmaceutico, dal 1973 al 1993, ha comportato uno sforzo non comune per mantenere le indispensabili condizioni di equilibrio e di imparzialita' nei riguardi degli amministrati (cioe' le industrie farmaceutiche, ndr) la cui piu' importante caratteristica non era la giusta e legittima competitivita' , ma la reciproca invidia e litigiosita' , se non l' odio e il rancore". Sono assolutamente convinto che Duilio Poggiolini, il Nosferatu, aveva ragione. Il mercato farmaceutico è una delle più grandi speculazioni che i meccanismi di accumulazione capitalistica conoscono, ed anche oggi ne abbiamo dei fulgidi esempi come le recenti epidemie, presunte o indotte che siano, dall’aviaria al virus A H1N1. Ed ancora oggi abbiamo vice ministri della Sanità le cui consorti lavorano per grandi multinazionali farmaceutiche, “i piazzisti” come li chiamava Poggiolini. Lo stesso mercato farmaceutico è un mercato diverso dagli altri, perché si autoincentiva con la creazione di una sorta di bisogno indotto chiaramente irreale e insussistente. Ma tutto questo si svolge sulla vita di esseri umani, sulla vita di poveri cristi ammalati, la cui salute spesso è messa in discussione, se non dalle condizioni avvelenate dell’ambiente in cui vive, dall’utilizzo di altri farmaci. Poggiolini però, con questi signori, ci faceva affari d’oro e gli firmava deleghe in bianco, per quell’irrefrenabile desiderio di possesso che lo ha caratterizzato dal 1973 al 1993, dalla P2 alle amicizie con monsignor Angelini in Vaticano che si sosteneva, negli ambienti ben informati, essere il vero ministro della Sanità.
Soldi, solo questo.
Le accuse per lui, Guelfo Marcucci ed altri da parte del Tribunale di Napoli è di omicidio plurimo ed epidemia colposa. Il processo per corruzione, quello a Trento si concluse in tempi normali, nel 2002, con la condanna per Poggiolini e Pier Di Maria a 7 anni e mezzo.
Oggi Poggiolini vive con una pensione da 43 mila euro annui passatagli dal ministero per i suoi anni di “onorato” servizio.
I Guelfi ed i Vampiri.
Nello scandalo del sangue infetto uno dei principali nomi che compare accanto a quello di Duilio Poggiolini è quello di Guelfo Marcucci. D’altronde Poggiolini era il direttore generale del Ministero che intascava le tangenti, ma dall’altro lato qualcuno le pagava e faceva diventare “pulite” le sacche di sangue infetto. È il caso della Sclavo di Siena di proprietà di Guelfo Marcucci. Tutta l’inchiesta sul sangue infetto parte dalla caparbietà della Procura di Trento e grazie all’esito di una perquisizione in un magazzino di Padova nel 1995. In un deposito infatti, grazie ad una serie di intercettazioni fatte a piccoli faccendieri del Triveneto, vengono ritrovate nelle celle frigorifere 55 tonnellate di plasma senza controllo, ovvero senza aver fatto lo screening per l’Hiv e l’epatite C. Poggiolini era stato arrestato nel 1993 per corruzione, ma la vera portata di quei brogli doveva ancora essere scoperta perché all’appello mancava Guelfo, Guelfo Marcucci.
La Famiglia Marcucci è tra le principali famiglie notabili della Toscana, nativi della Garfagnana (Lucca), da sempre tra le più ricche famiglie industriali del Paese. Guelfo Marcucci inizia la sua avventura industriale nel settore televisivo. Tele Radio Express, il network Elefante, Tele Ciocco. Un gruppo editoriale che si cimenterà nei primi anni ottanta anche nel lancio di uno dei primi network commerciali alternativi alla Rai, Prima rete indipendente. Un progetto che non vedrà mai l’etere, ma che invece riuscì con forme diverse qualche anno dopo a Silvio Berlusconi. Nel 1975 il gruppo Marcucci acquista in provincia di Napoli con un finanziamento della Banca Pubblica Isveimer, l’ ISI - Istituto Sierovaccinogeno Italiano, base di partenza dei futuri interessi del gruppo. Nel 1979 il gruppo Marcucci finisce in amministrazione controllata per una serie di debiti. Il fallimento si risolve con un accordo con i creditori grazie ad un provvidenziale intervento dell’Eni, comandato, a quanto pare, da Dc e Psi. E’ il campo delle telecomunicazioni dove i Marcucci investono di più. Nel 1984 fondano Videomusic, la rete di maggiore successo, fondata dalla figlia di Marcucci, vendendo poi il network Elefante al magnate Mendella che fonda Rete Mia. Acquista Super Channel in Inghilterra, ne sana i debiti mantenendo il personale e va in pareggio un anno dopo con una ricapitalizzazione di 60 milioni di sterline. Da dove vengano questi soldi, oltre che dal patrimonio di famiglia è davvero poco chiaro. Ma arriviamo al momento in cui Guelfo diventa un vampiro. E’ il 1990, il gruppo Marcucci acquista dalla Enimont, azienda pubblica, madre di tutte le tangenti e di tutti gli affari sporchi di quegli anni, la ditta Sclavo di Siena.
È il 30 maggio 1995 quando in quel magazzino di Padova vengono ritrovate le sacche di plasma infetto. Quelle della Sclavo sono in regola, ma 5 tonnellate sono senza controlli. Sono di proprietà della Padmore con sede alle Isole Vergini. I rilievi effettuati sul sangue della Padmore, arrivato in quei magazzini insieme a quello della Sclavo, sono sconcertanti. Ce lo racconta Elena Cosentino in un’inchiesta di Diario del 2006. Sangue scaduto da anni e già contaminato dal virus dell’epatite. Sono le perquisizioni alla Sclavo che fanno emergere il meccanismo di funzionamento delle “carte bianche”. Poggiolini inviava schede in bianco già firmate da lui e la Sclavo le compilava a proprio piacimento. Ma non solo, dall’incrocio dei rapporti tra Poggiolini e la Sclavo si comprende che la maggior parte delle partite di sangue acquistate dal Ministero tramite aziende come la Sclavo venivano dall’estero e non erano mai state testate. Alle diverse dogane d’Italia risultavano numeri di registrazione clonati, utilizzati cioè più volte per partite di sangue diverso, ed ovviamente senza la certificazione di controllo. Molte scorte di magazzino scadevano e bisognava buttarle via, ma Marcucci, Poggiolini e altri avevano trovato un modo per riciclarle. Nel 1993 il ministro Maria Pia Garavaglia, ministro per un solo anno, aveva ordinato la distruzione di tutte le scorte di sangue e delle giacenze di magazzino con un decreto fulmine, per evitare l’espandersi dell’epidemia. Marcucci così come altri aveva parecchie scorte di cui disfarsi. Quelle 5 tonnellate di proprietà della Padmore trovate nei magazzini di Padova nel 1995, erano state vendute nel 1993 dalla Sclavo per 11 miliardi di lire. In blocco, in modo da disfarsi del sangue che scottava prima dell’effetto del decreto Garavaglia e quindi della distruzione.
Ma cosa lega la Padmore e la Sclavo ?
Ad occuparsi della transizione per quella partita di sangue infetto fu David Mills, lo stesso Mills del processo All Iberian, colui che faceva le transizioni per conto di Silvio Berlusconi per spostare i conti Fininvest in società off shore all’estero.
Dopo il sequestro del 1995 da parte della magistratura di Trento, comincia un contenzioso tra Padmore e Sclavo su quella partita di sangue. Padmore è difesa in Italia dallo studio Ghedini e Longo di Padova, lo stesso che difende Silvio Berlusconi. La Padmore non riceve il sangue che è sotto sequestro e non paga il saldo degli 11 miliardi alla Sclavo. La ditta di Siena fa causa alla Padmore .Si affrontano a Londra, la Sclavo difesa dallo studio Withers, di cui fa parte David Mills, e la Padmore difesa dallo studio Cmm, di cui fa parte….David Mills.
La Padmore fallirà e la Sclavo non vedrà più nulla di quegli 11 miliardi di lire per quel sangue infetto venduto prima della sua distruzione. Mills dirà ai finanzieri di Trento che lo interrogheranno di non sapere nulla della Padmore nonostante i Marcucci fossero suoi clienti da anni. Un altro vampiro Mills, con la moglie che nel 1999 diventa sottosegretario alla salute del governo labour di Tony Blair.
Marcucci sarà rinviato a giudizio dalla Procura di Napoli, con Poggiolini ed altri 11 imputati per aver importato oltre 100.000 litri di sangue infetto dall’estero attraverso la società Sarafia ed averlo immesso nel mercato dei prodotti per emofiliaci con le autorizzazioni false del Ministero concesse da Duilio Poggiolini. La Sarafia è amministrata a Londra dalla Cmm di David Mills. Nonostante la richiesta di rogatoria internazionale, l’opposizione dei legali di Marcucci ha impedito di avere accesso alle carte della Sarafia che avrebbero dimostrato il meccanismo di importazione internazionale di sangue infetto che in Italia veniva “ripulito” dalle finte carte di Poggiolini e dato buono come farmaco in ospedali ed agli emofiliaci. Poco importava che a morire fossero pazienti che credevano di assumere un prodotto per la cura della propria salute e non per la loro ulteriore contaminazione da altri virus. Marcucci faceva affari, poco diverso se erano televisioni, pubblicità o sangue. D’altronde aveva rilevato la Sclavo dalla Enimont magari per ripagare quel favore avuto nel 1979 con il salvataggio del suo gruppo da parte di Dc e Psi, ma soprattutto Marcucci, Guelfo il Vampiro non avrebbe finito lì la sua carriera.
Sonni tranquilli.
L’avvocato Ermanno Zancla di Palermo difende gli interessi di una quarantina di pazienti infetti a seguito di trasfusioni non controllate. E’ riuscito a metterle insieme nonostante la ritrosia dei parenti delle vittime di voler avviare un’azione legale. Meglio quasi non sapere chi ti ha ucciso e perché, dare colpa al fato, piuttosto che vedere la propria vita barattata per denaro. Per altri, per quella quarantina di persone costituitesi parte civile nel processo di Napoli contro Poggiolini e Marcucci, invece, non e’ così. Non perché un qualsiasi tipo di risarcimento in denaro possa colmare la morte di chiunque, ma perché quello che era, e probabilmente è ancora, il funzionamento dell’industria farmaceutica possa essere denunciato pubblicamente.
Il processo di Napoli ha avuto la sua prima udienza nel 2008 dopo aver rischiato l’archiviazione. Le accuse come detto sono di omicidio colposo plurimo ed epidemia colposa. Nella memoria presentata dall’avvocato Zancla contro l’archiviazione, fornita alla redazione di Global Project, si legge un passaggio che mette in chiaro come non sia affatto calcolabile l’impatto di tali procedure di utilizzo di sangue infetto, ovvero quanto sia incalcolabile l’ampiezza dell’epidemia. Scrive Zancla: “[…] il Pm pone fine alla condotta diffusiva nell’anno 1987. Il tempus commissi delicti , così come determinato è assolutamente erroneo: ed invero, non si considera affatto che vi sia stata una diffusione di prodotti emoderivati anche in epoca successiva a tale anno. Proprio per effetto dello “smaltimento” delle scorte di magazzino.” Quello del sangue infetto era un sistema, di conseguenza è impossibile darne una data di inizio e di fine, per questo la portata dell’epidemia non si può calcolare. Il problema inoltre è che il reato di epidemia prevede dal punto di vista giuridico la presenza dei contagiati. In questo caso 2.605 sono già morti…Zancla infatti sostiene che : “Se è vero che l’epidemia non è più configurabile a causa della morte dei contagiati, come si fa a neutralizzare del tutto gli eventi-morte ?”. Ma nonostante gli sforzi di persone come l’avvocato Zancla e le associazioni degli emofiliaci, Poggiolini e Marcucci dormono sonni tranquilli. Entrambi infatti hanno tra gli ottanta ed i novanta anni, il primo difeso dall’avvocato Vincenzo Siniscalchi (ex Pci) vive tranquillo a Roma, zona Monteverde nei pressi della chiesa Regina Pacis con la pensione statale, il secondo è di nuovo in affari.
Infatti il 4 luglio 2006 il governo di centro sinistra ha stanziato attraverso il Ministero della Ricerca di Fabio Mussi 12 milioni di euro per la ricerca e lo sviluppo industriale di farmaci contro l’epatite C, che uccide milioni di persone nel mondo. Un farmaco salvavita, ma anche una miniera di interessi. A vincere il finanziamento sono stati il Cnr, l’Universita’ degli Studi di Napoli Federico II e la Kedrion azienda leader dei farmaci emoderivati.
Proprietario? Guelfo Marcucci.
Nella realtà Paperon dei Paperoni non esiste. Non può esistere un ricco che seppur burbero ha l’animo buono. Sono cose da fumetti. I tesori quelli si, esistono.
Ma se vogliamo, da bambini oltre ai sogni si vivono anche gli incubi.
Negli incubi si vedono mostri, creature terribili che possono ucciderti. Quelle le possiamo trovare anche nella realtà.
I vampiri esistono.
E non muoiono mai se non li colpisci al cuore.
* L’oblio in cui è caduta questa vicenda degli anni novanta, ed il velo di silenzio sui suoi protagonisti è facilmente evidenziabile attraverso una banale ricerca. Digitando su google “Duilio Poggiolini” si trovano ben poche informazioni. La sola fotografia che risulta dalla ricerca ad esempio è una foto risalente ai tempi dell’arresto nel 1993. Di Guelfo Marcucci invece non abbiamo nemmeno una foto. Nessun materiale video è possibile allegare a questa inchiesta di Global Project perché non ve ne sono di reperibili in rete. Solo un piccolo passaggio di cinque minuti nel recente show che Marco Travaglio sta portando in giro per l’Italia dal titolo “Promemoria” racconta del rinvenimento del famoso tesoro di Duilio Poggiolini. Solo il lavoro di Elena Cosentino su Diario nel 2006 riprende questa vicenda inquadrandola tra gli affari di David Mills, da allora più nulla.
La redazione di Global Project ringrazia lo studio legale Zancla di Palermo per la preziosa collaborazione.


