Il senso della realtà

17 / 10 / 2011

Se c'è una cosa positiva che la crisi ci ha servito senza il bon ton dell'etichetta è proprio la realtà, dura, cruda, violenta, chiara nell'affermare senza mezzi termini a chi spetta dominare ed a chi spetta essere dominato. La crisi ha strappato il sipario: la realtà che ha mostrato è terribile eppure dobbiamo tenerla stretta per non perdere mai di vista ciò con cui dobbiamo fare i conti.

Difronte alle mille difficoltà e contraddizioni di una realtà estremamente complessa il rischio di cercare riparo in una piccola capanna ideologica è sempre dietro l'angolo. Sì perchè non è ideologica solo l'ortodossia insensata di un sistema di pensiero chiuso e metastorico. Produciamo ideologia ogni volta che per qualsivoglia motivo, autogratificazione, convenienza, frustrazione, paura, semplificazione, costruiamo una falsa rappresentazione della realtà, una finzione che in qualche modo ci sottrae alla complessità del presente e ad un conflitto reale con l'enormità delle forze in campo.

Il 15 ottobre ha visto un livello di mobilitazione straordinario non solo nei numeri, ma anche nella qualità e radicalità dei contenuti. In quel sabato formidabile a Roma si è riversato un mondo, con la sua rabbia e le sue speranze, con la ragione dei suoi bisogni contro la follia dei mercati finanziari, con la voglia di affermare senza mezzi termini che nessuno si sente debitore di niente.

Il 15 ottobre ha messo nelle mani di tutti un enorme patrimonio, una risorsa attiva che può e deve proliferare nei territori dove la consapevolezza della necessità di costruire un'alternativa reale, dal basso, contro ogni ricetta della Bce e dei suoi esecutori, è sempre più forte e diffusa.

Questo è un pezzo della storia del 15 ottobre, il pezzo più importante, quello per cui tutti abbiamo tanto lavorato nelle ultime settimane e negli ultimi mesi.

Poi, però, il 15 ottobre ha anche un altro pezzo di storia. Non è quello più importante e non ci sottrae il formidabile risultato raggiunto. Tuttavia c'è e ce lo dobbiamo raccontare per ciò che realmente è stato, fuori dalle ricostruzioni sociologiche di chi le manifestazioni le segue dal monitor del computer, e, soprattutto, fuori dalle letture ideologiche di chi pensa che sulla realtà materiale sia sempre possibile mettere il cappello di una narrazione di parte costruita a proprio uso e consumo, dove le persone in carne ed ossa si trasformano negli attori di un copione scritto prima e fuori dagli eventi reali.

Dietro i falò del 15 ottobre non abbiamo visto nessuna “rabbia precaria” ma solo un “defilè noir” fatto di facili azioni tutte volte alla propria teatrale rappresentazione. Non abbiamo visto sanzionare i palazzi del potere e della crisi, a meno che in questa dicitura non rientrino alimentari, uffici postali e qualche veicolo familiare. Neppure abbiamo visto qualcuno avviarsi verso i palazzi del potere rompendo i divieti del Ministero dell'Interno: il “defilè” si è svolto tutto lungo il percorso prestabilito ben al riparo da un'esposizione diretta. I cellulari della polizia che tagliano in due il corteo invece li abbiamo visti: ce li siamo trovati proprio addosso mentre il “defilè” si dileguava rapidamente lungo il corteo. Così come abbiamo visto insultare la rabbia vera, diffusa, di precari, lavoratori, disoccupati e studenti, quella stessa rabbia che poi non ha esitato a resistere alle cariche della polizia nel tentativo di impedire la frantumazione del corteo e la sua evacuazione.

Dietro i falò del 15 ottobre, secondo i peggiori crismi del peggior ceto politico, c'è stata la volontà di volersi rappresentare, contro ogni legame sociale e di solidarietà all'interno del corteo, tutelando la propria esclusiva incolumità, inseguendo la notizia del giorno dopo ed esprimendo una caricatura “machista” che certo non appartiene alla storia ed alla cultura, seppur estremamente variegata, dei movimenti.

I tentativi di rielaborazione ideologica dei fatti possono appagare qualche estetismo pseudo-rivoluzionario ma non hanno nulla a che vedere con la realtà materiale vissuta delle migliaia di persone che il 15 ottobre hanno attraversato le vie di Roma.

Per quanto ci riguarda misurarci con la realtà nuda e cruda è sempre la scelta migliore. E' la realtà materiale che dà il senso alle cose. E' la realtà materiale che dà il senso alle nostre azioni. E' nella realtà materiale che cerchiamo il senso delle nostre scelte. La violazione dei movimenti, quando si verifica, è un problema reale: la soluzione deve essere cercata e trovata nella realtà materiale e non in una narrazione virtuale aggiustata con qualche toppa ideologica.

Centri Sociali Marche

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