Appuntamento al 18 maggio per tutti e 13 gli imputati, a Cosenza assolti con la formula piena

Prova d’Appello per i no global

Dopo il ricorso della Procura bruzia fissato il processo di secondo grado a Catanzaro

18 / 3 / 2010

Tutti e tredici di nuovo sotto processo per rispondere dell’accusa di associazione sovversiva ai danni dello Stato. Sono i “No global”di Cosenza, quelli assolti con la formula piena il 24 aprile del 2008 dal tribunale bruzio (presidente Maria Antonietta Onorati) con la formula “perchè il fatto non sussiste”. I tredici il prossimo 18 maggio, e a seguito del ricorso presentato dalla Procura di Cosenza, dovranno presentarsi di fronte alla Corte di Appello di Catanzaro. Si tratta di Francesco Cirillo,60 annidi Diamante, Luca Casarini, 42 di Venezia,Francesco Caruso, 36 diBenevento, SalvatoreStasi, 56anni di Taranto, Antonino Campennì, 45 di Barghelia (VV),Anna Curcio, 39 anni di Cosenza,Michele Santagata, 44 anni di Cosenza, Lidia Azzarita, 37 di Napoli, Giuseppe Fonzino, 37 di Taranto, Alfonso De Vito, 39 anni di San Giuseppe Vesuviano (Na), Claudio Dionesalvi, 39 di Cosenza, EmilianoCirillo, 31di Diamante, e Vittoria Oliva, 69anni di Motefiascone (Vt).

In primo grado, come si ricorderà, l’allora pm Domenico Fiordalisi (ora procuratore capo a Lanusei, in Sardegna) aveva chiesto la loro condanna a un totale dimezzo secolo di carcere. In particolare chiese 6 anni di reclusione, più tre di libertà vigilata, per Casarini, Cirillo e Caruso; tre anni e sei mesi di reclusione, più due di libertà vigilata,per Stasi,Azzarita, Fonzino,De Vito, Santagata, Curcio e Campennì; due anni e sei mesi di reclusione ciascuno, più uno di libertà vigilata, furono infine chiesti per Cirillo, Oliva e Dionesalvi. Anche lo Stato, che si era costituito parte civile, avanzò la sua richiesta, chiedendo un risarcimento danni di 5 milioni di euro. I no global (l’operazione è del 15 novembre 2002) furono indagati (e alcuni anche arrestati) con l’accusa di far parte della “Rete meridionale del Sud Ribelle”, fondata a Cosenza, e di aver partecipato anche agli scontri durante il G8 di Genova. Nella loro sentenza i giudici casentini azzerarono le ipotesi del pm Fiordalisi, scrivendo, che “siamo in presenza, nella specie, solo di libera, a volte vivace, a volte fanatica, spesso supponente, manifestazione del pensiero”.

Per quanto riguarda Genova, i giudici scrissero che non vi era alcuna prova della loro partecipazione agli scontri e che comunque gli imputati si erano difesi dagli attacchi della polizia, e non il contrario. Motivazione che non ha trovato d’accordo la Procura di Cosenza che è appunto ricorsa in Appello. Il relativo atto è stato firmato dal procuratore Granieri e dai sostituti Curreli e Tridico. “La corte di Assise - hanno scritto i magistrati cosentini nei loro motivi - ha errato nell'applicazione della legge penale, ritenendo che la resistenza passiva alla polizia non costituisca reato di resistenza a pubblico ufficiale”.

Alla corte bruzia viene poi contestato di non aver ammesso, tra i mezzi di prova documentali prodotti dal pm, il video di sintesi su unico Dvd che avrebbe permesso ai giudici di visionare i passi salienti di quanto accaduto a Genova e Napoli “e di quanto avevano commesso singoli imputati come Francesco Cirillo, Lidia Azzarita, Michele Santagata, Luca Canarini e Francesco Caruso”. I magistrati hanno prodotto anche delle intercettazioni telefoniche, a loro dire “assolutamente necessarie per dimostrare il vero contenuto del programma del sodalizio criminoso”. Il collegio difensivo sarà formato, tra gli altri, dagli avvocati Maurizio Nucci, Luigi Bonofiglio, Natalia Branda, Giuseppe Belvedere e Carlo Petitto. “No global”, si riparte.

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