Micheal Moore è stato uno dei
principali sostenitori della riforma sanitaria americana fortemente voluta da
Barak Obama. Moore è stato in ogni talk show, trasmissione di approfondimento,
dibattito pubblico. La sua denuncia di qualche anno prima attraverso il
documentario Sicko, è stata uno shock
per il paese. Il documentarista americano era riuscito a portare all’attenzione
dell’opinione pubblica statunitense e di quella mondiale l’aberrazione di un
servizio sanitario fondato sulla possibilità del malato di poter pagare o meno
il servizio stesso. Le immagini sconvolgenti del signore che in base ai costi
economici deve decidere se farsi ricucire l’indice piuttosto che l’anulare dopo
un taglio di netto di una sega elettrica da’ i brividi.
Chiunque abbia visto Sicko non ha
potuto fare a meno di leggere le statistiche dei servizi sanitari nazionali nel
mondo. Una classifica che racconta dell’attenzione dello Stato per la salute
dei cittadini in merito alla quantità dei servizi offerti.
E’ una tabella che compare nella parte centrale del documentario.
Primo posto Francia…secondo posto Italia…
Nel nostro paese l’assistenza sanitaria e’ garantita a tutti tramite le
strutture pubbliche, non esiste nessun redditometro per decidere se puoi essere
curato o meno in un ospedale.
Come avvengono le cure e come funziona la “macchina elefantiaca” della sanità
in Italia è tutta un’altra storia.
Che le cure nel nostro paese
sono garantite a tutti lo si potrebbe chiedere ai familiari di Giancarla
Ciorra, 47 anni di Novara, che nel luglio scorso si è recata al pronto soccorso
dell’Ospedale San Giovanni Bosco della cittadina piemontese per uno stato di
paralisi al volto, stordimento e stato d’ansia generalizzato.
Le hanno somministrato un ansiolitico. È morta 11 ore dopo per emorragia
celebrale.
Una entra in ospedale con una paralisi al volto e la fanno visitare da uno
psichiatra!
Questo avviene nel ricco Nord dove tutto apparentemente sembra piu’ efficiente
e funzionante.
Ma i casi di malasanità nel nostro paese potrebbero riempire le pagine di una
enciclopedia, così come i casi di ospedali in cui questi episodi si sono
ripetuti più volte.
La nostra sanità è fatta anche di questo. Accanto ad eccellenti ricercatori e
medici che sistematicamente sono costretti a lasciare l’Italia per continuare
le ricerche mediche, ci sono tanti medici o primari assunti con sistema
clientelare, così come tanto del personale paramedico. Una prassi maturata
negli anni dai costumi della repubblica italiana e dall’intreccio perverso tra
interessi politici e spesa sanitaria.
Un bubbone nel nostro paese che
si è sedimentato negli anni. Un flusso di cassa continuo dove la spesa pubblica
sanitaria, che dovrebbe garantire che nessuno muoia dopo aver fatto visita al
pronto soccorso, diventa un coacervo di interessi che vogliono dire soldi
pubblici dispensati agli amici dei politici.
Angeli e demoni.
Sarebbero davvero tantissimi
gli esempi da poter raccontare per svelare dettagliatamente l’intreccio tra
politica ed interessi privati in merito alla spesa sanitaria pubblica. Ne
riportiamo alcuni che ci danno un’idea.
La famiglia Angelucci è senza
dubbio la stirpe dei principi della sanità nel nostro paese.
Antonio Angelucci è il capo della dinastia. Ex portantino dell’ospedale San
Camillo di Roma, quello comprato da Don Luigi Verzè nel 1999 per 270 miliardi
di lire e rivenduto subito dopo al Servizio sanitario nazionale per 320
miliardi, Angelucci ha fatto una carriera incredibile.
Leader delle industrie di fornitura ospedaliera, Angelucci dal 2008 è deputato
del Pdl. Entrato in parlamento dopo una serie di operazioni che hanno portato
l’azienda di famiglia, la
Tosinvest, a diventare l’appoggio più fidato per politici di
centro destra e centro sinistra.
Gli Angelucci sono l’unica famiglia a possedere sia un giornale vicino al
centro sinistra che uno legato alle destre: “Libero”,
che fa capo alla Fondazione San Raffaele controllata dagli Angelucci ed “Il Riformista”, che fa capo a
Tosinvest. Entrambi i quotidiani ovviamente sono beneficiari di finanziamenti
pubblici all’editoria.
In questo modo la propensione innata per la trasversalità politica degli
Angelucci passa innanzitutto attraverso la comunicazione e la capacità di
essere megafono di uno e dell’altro schieramento.
Una trasversalità che ha portato gli Angelucci a “dare una mano” concreta a
Berlusconi ed agli ex Ds in modo molto significativo.
È il 2001 quanto la Tosinvest rileva la Beta Immobiliare, una società
che stava sprofondando nei suoi 584 milioni di euro di debiti e nelle ipoteche
su 216 immobili in tutta Italia.
La Beta Immobiliare era di proprietà del Pci-Pds-Ds e l’allora segretario
Fassino chiede aiuto agli Angelucci per non mandare in bancarotta il partito.
In poco più di quattro anni la
Tosinvest riduce i debiti della Beta Immobiliare fino a 136
milioni di euro e tutto a medio e lungo termine.
Un comunista d’altri tempi Angelucci?
Più semplicemente i soldi pubblici dei rimborsi elettorali, finiti tutti alla
Tosinvest, sono stati un ottimo incentivo per riuscire ad appianare i debiti
della Beta Immobiliare.
Ma anche dal lato opposto Angelucci è giunto in soccorso nel momento del
bisogno.
E’ il 2008 e siamo al fallimento disastroso dell’Alitalia. Berlusconi non
riesce a mettere insieme un gruppo di imprenditori volenterosi che a prezzo
stracciato rilevi la compagnia aerea di bandiera e provi ad appianare i debiti
ingenti. La cordata alla fine sarà guidata dall’imprenditore democratico
Roberto Colaninno. Ad investire ben 62 milioni in Alitalia sarà la T.H. s.a., la cassaforte
lussemburghese degli Angelucci. Uno dei principali azionisti della prima grande
operazione d’immagine dell’allora nuovo governo Berlusconi che evitò il fallimento
di Alitalia.
In mezzo anche un affare da 40 milioni di euro con Daniela Santanchè, oggi
sottosegretario del governo Berlusconi, ma candidata premier nel 2008 per La Destra. Gli Angelucci e la Santanchè si mettono in
società fondando la
Visibilia, azienda di advertising. Raccolta di pubblicità per
“Libero”, “Il Giornale”, “Il
Riformista” fino a “Sanità Lazio”
mensile di settore dal nome sibillino per gli interessi degli Angelucci.
Intanto gli Angelucci fanno
incetta di contratti di fornitura per il servizio sanitario nazionale. E visto
che la spesa sanitaria viene amministrata dalle Regioni e gli interessi degli
Angelucci si concentrano tra le altre, in Lazio e Puglia, regioni con grande
instabilità dei flussi elettorali, l’arma migliore degli Angelucci, la
trasversalità, risulta essere il colpo vincente.
In Lazio ai tempi di Storace governatore, gli Angelucci entrano in affari con
altre aziende legate direttamente ai politici del centro destra. La mitica
Tosinvest possiede il Poliambulatorio Cave che viene gestito da Patrizia
Pescatori moglie di Massimo Fini, fratello di Gianfranco Fini, e guarda caso
anch’egli impiegato nel settore medico. Ma anche l’ex segretario di Fini,
Francesco Proietti Cosmi è convenzionato, con la sua Emmerre 3000, con il
servizio sanitario nazionale tramite la Regione Lazio. Un conflitto di
interessi troppo evidente, che porta Proietti Cosmi a cedere la Emmerre 3000 nel 2009. A chi? Ma alla
Fondazione San Raffaele controllata dagli Angelucci…
In Puglia invece gli affari principali, come l’appalto da 198 milioni di euro
per la gestione di 11 residenze sanitarie, risalgono ai tempi del governatore
Raffaele Fitto. Ma quella della Puglia si trasforma presto in una brutta
storia. Infatti il rampollo di famiglia, Giampaolo Angelucci viene arrestato
con l’accusa di finanziamento illecito per un versamento di 500 mila euro per
la campagna elettorale di Raffaele Fitto del 2005 (persa poi contro Nichi
Vendola). Per i giudici era la contropartita per quell’appalto da 198 milioni
di euro.
E’ inutile dire che la stampa….da “Libero”
a “Il Riformista” sfoderò una
accademica lezione di garantismo.
Un mare di soldi pubblici per
le forniture e la gestione delle residenze sanitarie. Interessi che portano gli
Angelucci negli anni a porsi come i più importanti attori del settore, fino a
sfoderare magnanimità apparente e fiuto imprenditoriale non secondario, nelle
operazioni Alitalia e Beta Immobiliare.
Con la prima sono diventati
per 4 soldi i maggiori azionisti della principale compagnia aerea italiana, sulla
seconda si sono accaparrati i soldi dei rimborsi elettorali. Nel mezzo due
giornali asserviti ai poteri forti e tanti interessi.
Ecco il ritratto di una delle
principali famiglie di imprenditori della sanità in Italia.
Dinosauri, evasori e parenti.
Oggi gli Angelucci ed ovviamente non
solo loro, sono la dinastia in voga per gli interessi nelle forniture sanitarie.
Ma altri dinosauri degli affari politica – sanità non sono ancora
definitivamente tramontati. È il caso di Giuseppe Ciarrapico, fascista,
deputato del Pdl, a cui gli Angelucci sembrano aver strappato il titolo di
barone della sanità pubblica. Ciarrapico era il re delle cliniche private.
Tutte fallite e finite alla Banca di Roma di Cesare Geronzi negli anni novanta.
Ma il “Ciarra”, ancora editore di “Italia
Oggi”, “Molise Oggi” e “Latina Oggi”, da poco coinvolto in
un’inchiesta per truffa sui finanziamenti all’editoria, è ritornato in campo
recentemente rilevando Eurosanità ed accollandosi i suoi 240 milioni di euro di
debiti. Tra i suoi benefattori, la 3C
srl controllata dal principe Carlo Caracciolo, presidente de “l’Editoriale l’Espresso” di Carlo De
Benedetti, che edita “Repubblica”.
Ciarrapico, come riporta il volume “La Cricca”
di Sergio Rizzo, ammette “…quando
volevano portarmi via le cliniche, Caracciolo mi firmò una fideiussione di 200
miliardi di vecchie lire”.
Forse Caracciolo voleva anche
intonargli la celebre canzone di Elio e le Storie Tese, censurata nel 1994 sul
palco del 1°Maggio, “Ti amo Ciarrapico”?
Ma di dinosauri che rientrano
in gioco ce ne sono molti. Come Guelfo Marcucci.
Attualmente chi scrive è in causa con il signor Marcucci in merito ad una delle
inchieste di Global Project.
Ma il fatto che il toscano Guelfo
Marcucci sia stato inquisito, ed è tutt’ora sotto processo a Napoli, per lo
scandalo del sangue infetto che ha portato, tra l’altro, alla morte di migliaia
di persone è un fatto giuridicamente incontestabile. Così come il fatto che il
signor Marcucci risulta oggi nuovamente in pista con la Keidron, ditta che produce….udite
udite…farmaci per emofiliaci.
Solo dinosauro ? No, anche parente.
Suo figlio Andrea, già deputato negli anni novanta alla tenera età di 27 anni
con il Partito Liberale, oggi è senatore del Partito Democratico.
Ma oltre ai dinosauri il
mondo dell’industria sanitaria ci riserva anche dei personaggi che non se ne
stanno in parlamento e piuttosto che apparire accanto ai politici preferiscono
spendere il proprio tempo per occultare le enormi quantità di denaro
accumulate.
È il caso della famiglia Aleotti e del capostipite Alberto Aleotti. I titolari
della ditta farmaceutica Menarini, tra le più importanti in Italia, nel 1995
minacciarono di portare le loro aziende all’estero se non fosse cambiata la
politica sui prezzi dei farmaci del governo. All’estero non portarono le loro
aziende, ma portarono bensì 476 milioni di euro rientrati poi con il primo
scudo fiscale di Berlusconi nel 2001.
La Menarini però non ha smesso di essere sotto i riflettori e
sempre per i soliti problemucci di evasione fiscale. La Procura della Repubblica
di Firenze ha indagato Alberto Aleotti ed i suoi figli Lucia e Giovanni Alberto
per “transfert pricing” ovvero truffa
tributaria.
Oggetto dell’indagine dei pm
fiorentini è l’importazione di due princìpi attivi dalla Cina, il fosinopril e
la pravastatina: dietro questa operazione commerciale si nasconderebbe una
truffa tributaria.
In Germania da alcuni mesi il settimanale “Stern”
sta pubblicando le dichiarazioni di una gola profonda dell’evasione fiscale in
Lussemburgo. Un sorta di “pentito” dell’evasione che ha venduto alla stampa una
lista di ricconi che hanno sottratto al fisco i loro patrimoni nascondendoli in
Lussemburgo. Come riporta anche il Corriere della Sera, sarebbe proprio Alberto
Aleotti l’italiano che avrebbe nascosto in Lussemburgo circa 500 milioni di
euro.
Dinosauri, evasori, ma
soprattutto parenti.
La Puglia e la sua spesa sanitaria sono senza dubbio costantemente
al centro degli intrecci perversi tra politica e imprenditori del settore
sanitario.
Dopo il fattaccio brutto che
ha colpito gli Angelucci e l’ex governatore Fitto su quei rimborsi elettorali
poco chiari, la giunta di Nichi Vendola si è dimostrata in continuità con
l’andazzo di prima. Ma stavolta in maniera, per cosi’ dire, più rustica….
Tutto in famiglia.
Ed infatti l’inchiesta sugli
illeciti nelle forniture sanitarie in Puglia ha fatto emergere gli interessi dell’allora
assessore alla sanità della Regione Puglia Alberto Tedesco. Di proprietà di
Tedesco e della sua famiglia - moglie, figli, fratelli – erano infatti le
aziende Aesse Hospital, Mednet srl, AF Medical e Eurohospital, tutte fornitrici
delle strutture sanitarie pugliesi mentre Alberto Tedesco era assessore
regionale.
Uno scandalo che ha visto lo
sviluppo di numerosi filoni di inchiesta. Pochi lo ricordano, ma sempre
dall’inchiesta sulla sanità in Puglia è venuto fuori il nome del venditore di
protesi Giampaolo Tarantini e da lì si è arrivati a Patrizia D’Addario ed allo
scandalo escort che ha coinvolto Berlusconi. Un’ affare torbido a prescindere
dalla responsabilità, quello della sanità pugliese.
Tedesco si è dimesso. Ha
anche ceduto molte delle sue aziende, tranne la Eurohospital.
Cosa fa adesso? Ma ovviamente
è senatore democratico! Poteva mai restare disoccupato?
Ma come si dice, il pesce puzza dalla testa.
Nel 2009 un vero e proprio
bombardamento mediatico ha colpito gli italiani minacciando una epidemia
improvvisa dell’influenza A H1 N1. I media main stream, a cominciare da quelli
vicini al governo - tutti? – ci prefiguravano uno scenario da epidemia tipo
peste del 1600. Bisognava vaccinarsi tutti, immediatamente, senza perdere
tempo.
È passato solo un anno ma per
tutti sembra un ricordo svanito nel nulla. Pochissimi si sono vaccinati e
l’epidemia assolutamente non c’e’ stata. Il ministero della sanità ha firmato
un contratto con la multinazionale Novartis per 24 milioni di dosi di vaccino.
Un contratto segretato. Già…non si sa l’ammontare della spesa. Si sa solo che
indipendentemente dall’utilizzo o meno e dall’ottenimento dell’autorizzazione per
Novartis di commercializzare i vaccini nel nostro paese lo stato italiano
avrebbe dovuto pagare la commessa per 24 milioni di euro come “partecipazione
ai costi”, come svelano i cronisti del Corriere della Sera.
Un affare incredibile. Anche
perché tutto è stato inutile. Poco più di 800 mila vaccinati, ed il resto dei
23 milioni di dosi di vaccino spedite verso i paesi poveri tramite
l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il ministro della Sanità è
oggi Fazio. All’epoca del vaccino Novartis, Fazio era viceministro, ed il
titolare del dicastero era ancora Maurizio Sacconi. Sua moglie, Enrica
Giorgietti, è presidente di Farmaindustria, la Confindustria delle
ditte farmaceutiche. Un amica di Novartis in pratica.
Un corrotto di altri tempi,
Duilio Poggiolini, deus ex machina degli affari sporchi e delle tangenti nella
sanità dal 1979 fino agli anni ’90, scrisse in un libro di memorie che “il mercato farmaceutico si autoalimenta per
induzione degli stessi produttori”. Un altro signore certamente non della
stoffa di Poggiolini, Alberto Malliani presidente della società di medicina
interna, nel 2002 denunciò : “un
intreccio pericoloso tra contenuti scientifici e conflitti di interesse. Le
linee guida internazionali sulle patologie sono scritte da esperti che hanno
tutti vastissimi rapporti con le industrie farmaceutiche. Spesso si avvalora un
aumento della spesa sanitaria inutile, dando più credito al nuovo farmaco che
in realtà ha la stessa attività del vecchio”.
Un giro di soldi vertiginoso.
Ma prima o poi il conto si
paga.
Chi paga il conto ?
È presto detto.
L’evolversi della crisi e
l’ingresso delle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea ha colpito
in maniera importante la spesa pubblica dei singoli stati. Smantellamento del
welfare senza dubbio. Ma, tra le altre cose, la spesa sanitaria è stata quella
maggiormente colpita.
Alcune regioni, tra l’altro
tra le top winner degli affari oscuri sulla sanità ovvero Lazio, Puglia,
Campania, Molise, Calabria e Basilicata, utilizzavano i fondi europei per le aree
sottoutilizzate, i famosi fondi Fas, per appianare i debiti della sanità.
In pratica la spesa sanitaria
arrivava come nei casi di Campania e Lazio a toccare quasi il 50% del bilancio
regionale. Gente dalla salute fragile ed i migliori centri mondiali ci
immagineremmo…
Invece è semplicemente quella
prassi di utilizzare la spesa sanitaria per arricchire le consorterie e per
mantenere quei “delicati equilibri” di potere. Quel flirtare continuo tra
politici e imprenditori del settore non faceva altro che far lievitare la spesa
sanitaria in maniera assolutamente ingiustificata. Si arricchivano gli amici di
Tedesco o di Storace ed il pubblico buttava via soldi.
Almeno fossimo in un paese
dove non si muore di appendicite in pronto soccorso…
La prassi di utilizzare i
fondi Fas per appianare i debiti fatti per agevolare gli amici è un prassi
amministrativa assolutamente insopportabile soprattutto in regioni, come quelle
meridionali, dove ai fondi Fas sono legate moltissime speranze di
trasformazione delle attività produttive.
Ma anche questa giostra è
finita. È giunta al capolinea dopo esperienze di governo legate principalmente
al centro sinistra, tranne il caso del Molise (governatore Iorio di centro
destra). Le giunte Marrazzo, Bassolino, Bubbico, Loiero e Vendola hanno sforato
troppo!
Arriva la crisi e le
politiche di austerità, quindi Tremonti impedisce a queste regioni di poter
utilizzare i fondi Fas per appianare il debito della spesa sanitaria. Lo
sblocco dei fondi è subordinato ad un piano di rientro. Tagliare le spese. Che
per le Regioni significa chiudere ospedali, tagliare la spesa farmaceutica,
varare un piano di esuberi.
Le nuove giunte Polverini,
Caldoro, De Filippo, Scopelliti, Vendola dunque mettono mano ai tagli.
La situazione risulta
pesantissima tanto che in Campania non ce la si fa a pagare gli stipendi ai
dipendenti delle Asl. Questi ritardi in piena crisi causano addirittura suicidi
in Campania, ed anche un morto sul campo, un’infermiera dell’ospedale San Paolo
di Napoli, che per protesta si faceva prelevare ogni giorno un piccolo
quantitativo di sangue.
Solo in Campania i tagli
porteranno all’eliminazione di 1200 posti letto. In più ci sono da aggiungere
gli esuberi, la mobilità.
Il conto delle spese folli lo
paghiamo noi! Meno ospedali, quindi meno servizi e riduzione della spesa
farmaceutica per le strutture sanitarie.
Un domani si potrà morire in ospedale perché forse mancherà un farmaco.
Era il 2003 quando in un
piccolo paese della provincia di Bari, Terlizzi, alcuni attivisti dei centri sociali
della Campania e della Puglia insieme ai cittadini del paese bloccarono per ore
in macchina l’allora governatore Raffaele Fitto. Aveva presentato un piano
ospedaliero che prevedeva la chiusura di diversi ospedali tra i quali anche
quello di Terlizzi. I cittadini bloccarono il governatore che veniva in paese a
spiegare ai cittadini perché sarebbero rimasti senza la struttura sanitaria
primaria.
Tra quei manifestanti c’era
anche Nichi Vendola allora deputato di Rifondazione Comunista ed originario proprio
di Terlizzi.
7 anni dopo la Regione
Puglia presenta un piano di rientro che prevede la chiusura
di 20 ospedali!
Quantomeno una
contraddizione…
Ma l’atteggiamento del
governo risulta ancora più viscido e grottesco. Tremonti infatti decide di fare
il bello ed il cattivo tempo. Così in Luglio, decide di garantire alla Campania
del governatore del Pdl Stefano Caldoro la possibilità di poter utilizzare i
fondi Fas per appianare i debiti, mentre boccia il piano della Regione Puglia,
che prevedeva appunto la chiusura di ben 20 ospedali, definendolo inefficace.
Il ministro Raffaele Fitto gongola. E tutto questo avviene poche settimane dopo
l’annuncio di Vendola di volersi candidare alle primarie del centro sinistra
per le elezioni politiche.
Spese folli, soldi buttati
per arricchire gli amici. Come conseguenza ospedali chiusi, meno servizi,
esuberi di personale, tagli alla spesa sui farmaci, quando appena un anno prima
proprio il governo regalava 24 milioni di euro alla Novartis per un vaccino
inutile. Poi ancora giochetti di potere sul merito dei sanguinosi piani dei
tagli. A pagare questi legami ed a pagarli sulla pelle siamo sempre noi.
A guardare nuovamente quella
tabella del documentario Sicko di Micheal Moore ci verrebbe da fare ora una
marea di distinguo. Moore conclude il suo lavoro portando i protagonisti del
suo documentario, tutti ammalati e senza assicurazione sanitaria, a farsi
curare a Cuba, dove gratuitamente nel “paese canaglia” i cittadini americani
trovano delle terapie per le loro patologie.
Peccato che non abbiamo una “Havana” dove chiudere figurativamente questa inchiesta. Ci rimane il collasso della spesa sanitaria, ed una battaglia tutta da affrontare contro la chiusura degli ospedali e la necessità di rivoluzionare la spesa sanitaria nel nostro paese.

