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Rimini - Servono schiavi? Aprire un varco, produrre soggettività dentro lo sfruttamento stagionale estivo

Da due anni è attivo un servizio di orientamento, consulenza e informazione per tutti i lavoratori e le lavoratrici stagionali a Cesenatico. L'attività è nata dopo un primo percorso di inchiesta portato avanti - nell'estate del 2008 - dagli attivisti del Laboratorio Sociale Paz, inchiesta dopo la quale è scaturita una riflessione intorno alla necessità di un intervento autonomo capace di incontrare non solo questi lavoratori e lavoratrici ma anche di aiutarli dentro un percorso di rivendicazione e di riconoscimento del loro ruolo dentro l'economia turistica stagionale. Qui l'incontro e il progetto dello Sportello Stagionali realizzato dall'Ass. Rumori sinistri.

31 / 5 / 2010

Servono schiavi e schiave, è il motto del lavoro stagionale nelle costa romagnola.

Nell'estate 2008 abbiamo condotto a Cesenatico (come territorio più facile per dimensione e strutture turistiche) un'inchiesta sul  racket del reclutamento del personale stagionale comunitario, camuffandoci da albergatori in cerca di manodopera a basso costo. Abbiamo chiamato albergatori ed alcune agenzie interinali per avere nomi, indirizzi e recapiti telefonici. Siamo riusciti ad individuare “mediatori” freelance, collaboratoti di associazioni di categoria ed alcune agenzie vere e proprie di reclutamento di manodopera a basso costo presenti in alcune città della costa romagnola.    


Molti “mediatori”
e operatori del settore lavorano in proprio anche se organizzanti dentro una rete di contatti e servizi creati ad hoc, con appoggi in alcune città della Romania tra cui vari collaboratori locali che forniscono e intercettano la manodopera attraverso delle “Agenzie Giuridiche per il personale Alberghiero”.   

Il prezzo che solitamente bisogna pagare per un contratto di lavoro si aggira intorno ai 1000 euro, grazie a questa somma di denaro si arriva in Italia, tutto è organizzato, tutto è pronto per essere immessi nel mercato schiavistico del lavoro stagionale.

Le storie di vita raccolte, la drammaticità delle condizioni di lavoro ci restituiscono uno scenario che conferma come anche nel lavoro turistico stagionale, si presenti una razzializzazione dello sfruttamento ( la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici incontrate a Cesenatico sono romeni), accompagnati da tanti giovani italiani, locali e non che si trovano costretti ad accettare queste condizioni di organizzaione del lavoro.    

Per queste ragioni, dopo l’inchiesta condotta nel 2008, abbiamo deciso di strutturare il nostro intevento in forma diversa. Infatti dalla conoscenza del fenomeno e del modello di organizzazione del lavoro stagionale nella costa romagnola, abbiamo pensato di attivare un servizio - come lo Sportello Stagionali curato dall'ass. Rumori sinistri - allo scopo di fornire informazioni facilmente fruibili ai lavoratori e alle lavoratrici stagionali non solo comunitari (lo sfruttamento non ha colore ne nazionalità), per tentare da un lato di facilitarli nella condizione di poter porre in essere quelle strategie legali a salvaguardia del loro lavoro e delle seppur minime garanzie e tutele previste dal CCNL del turismo; dall’altro di favorire una riflessione negli stessi, affinché, vi sia la capacità di ragionare nei termini di produzione di soggettività, ovvero di porre in essere percorsi reali di fuoriuscita dalla sfruttamento attraverso singole vertenze o modalità comuni e condivise di esercizio del diritto di accesso al reddito e alla cittadinanza nonchè alla giusta retribuzione fuori dalle dinamiche dello sfruttamento.  

Con il passare degli anni infatti, anche se, sono aumentati gli stipendi la paga mensile rimane molto, ma molto inferiore a quello che si prevede nelle tariffe contrattuali sindacali previste dal CCNL del turismo. Inoltre nel nuovo scenario della crisi economica globale tantissimi lavoratori e lavoratrici italiani/e torneranno al lavoro stagionale, subendo gli stessi paradigmi di controllo e sfruttamento che sono stati sperimentati sui lavoratori migranti o comunitari.    

Per questo sarebbe opportuno, oltre che auspicabile, sperare che nonostante il clima di paura e intolleranza indotto dalle politiche sicuritarie a livello nazionale come fuoriuscita mediatica e simbolica dalla crisi economica, si pensi ad es. al famigerato pacchetto sicurezza, sia possibile attivare un percorso costituente di una forma autorganizzata di base agita dagli stessi lavoratori e lavoratrici stagionali con il supporto delle realtà sociali e dell’associazionismo che si muovono in questo ambito.    

Aprire un varco, una nuova prospettiva in cui possano emergere le voci di denuncia ad un sistema di sfruttamento, da considerarsi come un vero e proprio schiavismo estivo che persiste indisturbato da decenni a questa parte sulla costa romagnola. Affermare ciò, siamo consapevoli, è come gettare un sassolino in un oceano, ma si sa è sempre meglio avere un sogno che morire di realtà.

Lab. Paz Project - Ass. Rumori sinistri - Maggio 2010

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