Settanta uomini tra polizia e carabinieri, macchine e blindati posizionati strategicamente per chiudere ogni accesso a piazza Pola. Telecamere, scudi e caschi un po’ ovunque, anche sotto la Teresona, ovvero la statua di piazza Indipendenza. Ecco come si presentava ieri sera il cuore della città, illuminato dai negozi che guardavano alla strada indecisi se chiudere in anticipo o aspettare. Tutto per una manifestazione, organizzata sul web da autonomi, centri sociali, gruppi più o meno legati al grande movimento che passa sotto il nome di «indignati».
La manifestazione era organizzata per le 18, ma si è fermata molto prima, scontrandosi con un pesantissimo spiegamento di forze. Il sit in non era autorizzato. «I permessi si chiedono per le manifestazioni – dicono gli organizzatori del sit-in – non chiediamo autorizzazione per stare in piazza a discutere dei problemi che affliggono il Paese. Volevamo parlare – spiegano – confrontarci, farci sentire dai tanti cittadini che come noi non si riconoscono in una situazione economica disastrosa, e della quale non hanno alcuna responsabilità».
Ma la risposta data già in mattinata dalla Questura è stata netta: «niente autorizzazione, niente manifestazione». Ancor più se sotto le finestre della Banca d’Italia, e nella piazza da sempre prediletta dai gruppi di estrema destra. Si temevano danneggiamenti, ma anche la reazione dei gruppi antagonisti. Non è successo nulla.
I manifestanti si sono fermati prima di arrivare alla piazza, avvertendosi via sms e telefonate che non c’era spazio. Nelle mani dei manifestanti (gli stessi che venerdì scorso avevano pacificamente occupato piazza Indipendenza contende e bivacchi smantellati al mattino) solo uno striscione. L’hanno steso a terra in piazzetta Aldo Moro dove hanno allestito alla bene e meglio un’avvelenata conferenza stampa per commentare la cacciata. «Se questa è la nuova linea del governo Monti iniziamo male – hanno detto – mai visto uno spreco di denaro pubblico così assurdo per impedire un confronto pacifico». Dall’altro lato della barricata qualcuno sibila: «sette euro l’ora». Come a dire che anche dietro le divise e gli scudi non sono rose e fiori, nemmeno gli straordinari di «ordine pubblico». L’allarme rosso rientra alle 19, quando gli indignati si sciolgono e le camionette ripartono verso caserme e questura. In città ancora alcuni presidi di sicurezza fino a tarda notte. Il Questore ribadisce: «Nessuno vuole impedire di manifestare, ma le regole sono regole». I manifestanti, respinti, prendono tempo per riorganizzarsi.
Deciderà l’assemblea che riunisce le varie anime del movimento se e quanto ripresentarsi in piazza. Sul web intanto fioccano commenti durissimi. «Nessuno aveva mai nemmeno immaginato azioni violente»







