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Un presidente senza le palle

11 / 12 / 2009

A volte nelle dichiarazioni politiche il contenuto è insignificante e la forma molto istruttiva –un po’ come i fatti e le chiacchiere in una celebre battuta dell’ultimo Tarantino. Così le dichiarazioni di Berlusconi sulla Corte Costituzionale non sono assurde in astratto –Roosevelt aveva detto qualcosa di simile nel 1934– ma risultano decisivi il tono e il contesto. Più il Papi fa l’isterico ed esibisce le palle (in un consesso dei Popolari europei, per di più!), meno convincente appare il suo drappeggiarsi nei panni del Decisore Ultimo schmittiano. Sbuca sempre fuori piuttosto l’Utilizzatore Finale di ghediniana memoria. Sembrava che stavolta avesse bruciato i vascelli alla spalle, inibendosi qualsiasi passo indietro, lamentazione di essere stato frainteso, ecc., rifiutando a Fini qualsiasi chiarimento correttivo. Invece, alle prime brusche reazioni, ha replicato di non aver lanciato accuse ai giudici, ma di essersi limitato a constatazioni di buon senso. Soprattutto ha smentito di avere qualsiasi intenzione di elezioni anticipate, che sarebbero state l’unico esito plausibile della forsennata campagna inscenata a Bonn. Berlusconi continua dunque nella sua strategia di rischio calcolato, buona a spiazzare in permanenza lo smarrito Pd con una doccia scozzese di insulti e profferte a giorni alterni, buona anche a scatenare un antiberlusconismo perdente, la simmetrica isteria alla Di Pietro e dei seguaci in viola. Quando però si arriva a stringere, l’arma dello scioglimento delle Camere è piuttosto ineffettuale, i contraccolpi sui rapporti con la Chiesa e l’Udc di Casini si rivelano assolutamente negativi (con il rischio di non conseguire grandi successi alle regionali), il cappio della Lega si serra sempre più al collo di una CdL la cui stessa unità entra in discussione. La violenza verbale allora denuncia più insicurezza che arroganza, le parole grosse sostituiscono le pratiche autoritarie, anzi il governo si limita all’ordinaria amministrazione sulle grandi questioni e a una legislazione minuta sugli interessi del premier. Per converso Repubblica grida al lupo! per patrocinare ed egemonizzare un asse fra Di Pietro e Bersani, con l’obbiettivo ultimo di un governo ispirato al patriottismo costituzionale, insomma a Fini e Casini.

La giornata dell’11 ha visto però un altro film. Mentre tutta la spasmodica attenzione dei media era rivolta alle dichiarazioni di qualche pentito a Palermo, in piazza sono scesi la Cgil-Flc e l’Onda anomala, con la partecipazione non scontata di molti studenti medi, sparigliando il giochino fra golpisti e costituzionali e introducendo i primi elementi di una piattaforma rivendicativa alternativa. Non senza forzare i famosi protocolli alemanniani sulle manifestazioni e mostrando che la loro osservanza, oltre a non bloccare i manifestanti, riesce egregiamente a paralizzare l’intera città. Rifiuto di pagare la crisi, rilancio della ricerca, disattivazione dei meccanismi repressivi urbani sono capisaldi di una reale opposizione, più efficaci del populismo giustizialista e del balbettio parlamentare del Pd.

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