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Vola solo chi osa farlo

2 / 7 / 2009

“Vola solo chi osa farlo”; a tracciarle sul foglio, queste poche parole, è Luis Sepùlveda, scrittore e giornalista cileno che in Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare narra di Fortunata, una gabbiana che, incapace di volare, impara a farlo – e quindi a vivere la sua quotidianità liberamente – grazie all’aiuto di una comunità di gatti e di un uomo, un poeta.

Riuscire a volare, solcando il cielo, oppure passare tutta la propria vita sul balcone di Amburgo su cui è nata: è, questo, il bivio che trova davanti a sè Fortunata; e la biografia di chi questa storia l’ha scritta racconta un altro bivio, quello che milioni di donne e uomini hanno dovuto affrontare, in qualche momento della propria vita, nel corso della storia umana: alzare la testa e reclamare dignità, democrazia, cittadinanza, oppure accettare l’imposizione e abbassare il capo.

Sepùlveda, infatti, vive su di sè l’orrore di una delle tante dittature che hanno caratterizzato il sud America, quella di Pinochet; arrestato più volte – e torturato – per la sua opposizione, poi costretto all’esilio, fugge dall’aereo con il quale lo stanno portando in Svezia per cercare i suoi amici, in giro per l’America latina, e continuare, con loro, a sognare. “Sogniamo – scrive – che un altro mondo è possibile e realizzeremo quest’altro mondo possibile.

Dignità, sogno, comunità: sono, queste parole, quelle che vogliamo portare in strada sabato prossimo, il 4 luglio, quando daremo vita a un’altra grande manifestazione contro la nuova base statunitense al Dal Molin. Dignità, perché non possiamo accettare l’imposizione di questo progetto che ci degrada da cittadini – quali vogliamo essere – a sudditi che dovrebbero subire qualunque cosa per una non meglio specificata “ragion di stato” che sarebbe più importante della volontà collettiva di gran parte della comunità locale. Sogno, perché nell’opporci a questo progetto vogliamo anche dare il nostro piccolo contributo nell’abbozzare quest’altro mondo possibile dove guerra e autoritarismo non abbiano più cittadinanza. Comunità, perché un altro mondo possibile non può che essere costruito insieme, così come l’opposizione alla nuova base militare non può che essere praticata attraverso forme e strumenti collettivi.

Sabato vogliamo imparare a volare; ed è per questo che abbiamo fissato, il 4 luglio, la nostra giornata dell’indipendenza. Che significa essere liberi dall’oppressione delle servitù militari, ma anche da governi che costruiscono le proprie relazioni con le comunità sull’arroganza e sull’esclusione. Liberi di vivere e costruire la propria quotidianità, i propri quartieri, la propria città.

Sappiamo che sarà una giornata importante; sappiamo – e lo abbiamo letto sui giornali - che il governo utilizzerà i propri strumenti per difendere la propria imposizione, come fanno tutti i governi del mondo quando una comunità rifiuta un diktat illegittimo e illegale. Ma sappiamo anche quel che vogliamo; conosciamo i lineamenti dei nostri volti e di quanti, in questo percorso, ci sono al fianco: volti che, come scrive Sepùlveda, non mentono mai e sono “l’unica cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto”. I nostri occhi raccontano la forza e la determinazione di una convinzione collettiva, quella di essere responsabili di dover restituire questo nostro territorio nelle migliori condizioni possibili a coloro che ce lo hanno prestato, le generazioni che verranno; ma anche di dar loro un mondo in cui non debbano sentire l’odore della guerra e subire la rabbia dell’imposizione.

Ecco perché sabato prossimo volare significa liberare il Dal Molin. E se dei gatti e un poeta sono riusciti a insegnare a volare a una gabbianella, una comunità di donne e uomini, pur con tutta la ricchezza delle diversità che porta in se, saprà trovare il modo di spiccare il volo per costruire, mattone dopo mattone, l’altra città che in tanti mesi di mobilitazione abbiamo immaginato.

“Vola solo chi osa farlo”. E noi, l’abbiamo sempre detto, vogliamo seguire il suggerimento di don Gallo: osare la speranza.

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