A proposito delle vicende della Compagnia delle opere ... una cattiva compagnia all'opera

A cura di Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi autori di «Cosa Loro. I serenissimi della Compagnia delle Opere»

17 / 10 / 2012

Una cattiva compagnia... all’opera? Non è certo una novità. Luigi De Magistris, da magistrato, ne aveva “radiografato” l’architettura nell’inchiesta Why Not (dal nome della società di outsourcing di Lamezia Terme). Salvatore Borsellino nel convegno di Fano aveva scandito perfino di più (http://www.youtube.com/watch?v=PcIqxV9crTo). Era lo stesso periodo in cui anche Padova «scopriva» il lato B del quartier generale dei ciellini: la Guardia di Finanza aveva sequestrato mezzo archivio dei Magazzini Generali e depositato visure, certificazioni e documenti sulle Scarl che attingevano ai fondi europei.

Non avendo la vocazione al giustizialismo, abbiamo preferito «inchiestare» le Opere della Compagnia a Nord Est e ricostruire il profilo «sistemico» della sussidiarietà. Il risultato, pubblicato da manifestolibri giusto un anno fa, potrebbe apparire oggi perfino «profetico». Peccato che fosse tutto squadernato, sotto gli occhi di chiunque, documentato dalle informazioni di pubblico dominio. Come l’esodo della holding di dio: dal Consorzio stabile di via Crimea alle società anonime in Lussemburgo fino al charity trust in Nuova Zelanda. Oppure gli ottimi rapporti con il Partito democratico: da Flavio Zanonato (che in una recente intervista televisiva «confessa» la sua amicizia con Graziano Debellini) al sindaco vicentino Achille Variati, fino ai big nazionali come Pierluigi Bersani o Enrico Letta.

Già, perché i «ragazzi di don Giuss» non sono soltanto quelli che occupano le stanze dei bottoni in Lombardia con Formigoni e Lupi o sbarcano a Bruxelles con Mauro. Non c’era (e non c’è) solo la punta dell’iceberg del San Raffaele o della Fondazione Maugeri (a proposito, con una sede anche a Padova...). La sussidiarietà in Veneto si è incistata dentro gli Atenei, la sanità del “modello Tosi”, le Camere di commercio, la logistica cannibale, i corsi di formazione: soldi pubblici gestiti troppo spesso con persone, coop e consorzi connessi con la lobby di dio (cfr l’impeccabile lavoro giornalistico di Ferruccio Pinotti e Giovanni Viafora pubblicato da chiarelette). E soprattutto a livello nazionale (e non solo) fin dagli anni Novanta si è realizzato il vero compromesso storico che ormai governa l’economia: Compagnia delle Opere e Lega delle cooperative hanno saldato interessi, orchestrato strategie, appaltato lavori e condiviso gettate di cemento insieme a tanti servizi «sussidiari» ai beni comuni.

Sarà utile non stupirsi. Ma continuare a farsi domande. Chi partecipa ai pellegrinaggi in Palestina meridionale? Qual è la filosofia del diritto che ispira l’azione amministrativa di rettori ed ex rettori? Come mai si fa sempre così tanta fatica ad ottenere il bilancio completo dell’Azienda ospedaliera di Padova? Cosa ci fanno i sussidiari nel mega-hub della logistica a Parma? Perché alcune società si costituiscono sempre davanti allo stesso notaio? Come mai l’ex sindaco di Chioggia è nello staff del ministro Passera? E si può andare avanti, nutrendo il dubbio che dietro la facciata mediaticamente impeccabile si possa, a volte, replicare uno scenario già visto vent’anni fa...

Oggi i conti non tornano. Nemmeno nella città delle gru (e degli struzzi...). O nel “mitico Nord Est” che si vorrebbe rigenerare con i maroniti della Lega, la finanza bianca e gli apparati tecnico-burocratici di Palazzo.

Proviamo a far pagare la tassa della libertà a re, corti, vassalli e banditori che si ostinano a credere di non essere nudi come vermi? Non abbiamo più niente da perdere. Ma almeno ci si diverte a fargli perdere la faccia...

Presentazione del volume «Cosa Loro. I serenissimi della Compagnia delle Opere» edito da Manifesto Libri curata da www.sherwood.it

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