Il Ministro Orlando rilancia gli inceneritori e parla di "pressioni dell'Europa". Il Comune di Napoli lancia l'allarme sui tumori ma non sottolinea il nesso con i rifiuti. Proviamo a mettere un pò di ordine nei dati, per scoprire che la verità è ben diversa.

Annunciazione! Annunciazione!

di Antonio Musella

18 / 6 / 2013

Non è una bella scena quella a cui stiamo assistendo in questi giorni con amministratori pubblici, ai livelli più alti come a quelli più prossimi al territorio, che affrontano con grande approssimazione temi delicati. Le parole del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando negli ultimi giorni hanno generato una serie di pese di posizione a catena.
Il ministro che, ricordiamolo, nella sua carriera politica si è spesso occupato di giustizia piuttosto che di rifiuti, si è lanciato in una serie di considerazioni che riguardano l’attenzione della Commissione Europea nei confronti del nostro paese.
Orlando sostiene che la maggior parte delle procedure di infrazione dell’Unione Europea nei confronti del nostro paese riguardano i rifiuti e diverse riguardano la Campania. Il ministro parla di <<un conto salato che l’Italia e di conseguenza la Campania, non si può permettere>>. Secondo il numero uno di Viale Cristoforo Colombo la preoccupazione dell’Unione Europea riguarderebbe i ritardi sulla costruzione degli inceneritori: <<da un lato faremo valere i progressi fatti, come l'aumento medio della differenziata a livello regionale, dall'altro siamo in grado di mettere in campo le procedure giuste per avviare gli inceneritori>>. Ed ancora <<altrimenti le conseguenze sono due: blocco dei finanziamenti e sanzioni che rischiano di essere pesantissime>>.  In poche frasi il ministro ha messo insieme errori abbastanza clamorosi e fuorvianti rispetto ai quali si potrebbe provare a mettere un po’ d’ordine. Le procedure di infrazione dell’Unione Europea verso l’Italia sono complessivamente 103, di queste 31 riguardano i temi ambientali. Andare ad indagare le procedure in materia ambientale ci riporterebbe indietro nel tempo di molti anni. Ma qui ci si permetta di fare la prima elementare constatazione: ambiente non equivale a rifiuti. Anzi, se scorriamo le procedure di infrazione dell’ultimo anno nei confronti dell’Italia in materia ambientale scopriamo:

-          Proc. 2013_2032, “Violazione della direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole” ;

-          proc. 2013_2022, “Non corretta attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale. Mappe acustiche strategiche”;

-          proc. 2013_0229, “Mancato recepimento della direttiva 2011/97/UE del Consiglio, del 5 dicembre 2011, che modifica la direttiva 1999/31/CE per quanto riguarda i criteri specifici di stoccaggio del mercurio metallico considerato rifiuto”;

-          proc. 2013_0150, “Mancato recepimento della direttiva delegata 2012/51/UE della Commissione, del 10 ottobre 2012, che modifica, adattandolo al progresso tecnico, l’allegato III della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’esenzione relativa alle applicazioni contenenti cadmio”;  

-          proc. 2013_0149, “Mancato recepimento della direttiva delegata 2012/50/UE della Commissione, del 10 ottobre 2012 che modifica, adattandolo al progresso tecnico, l’allegato III della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’esenzione relativa alle applicazioni contenenti piombo”;

-          proc. 2013_0148, “Mancato recepimento della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’ 8 giugno 2011, sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche”;

-          proc. 2013_0146, “Mancato recepimento della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento)”;

-          proc. 2013_0041, “Mancato recepimento della direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra”.

Come si può vedere, ambiente non vuol dire “rifiuti”, ma molto spesso vuol dire “inquinamento” ! L’Italia continua a collezionare procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea per procedure inappropriate che rischiano di inquinare il territorio. Inoltre è significativo che nelle 103 procedure di infrazione, delle 6 che riguardano il tema della salute, ben 5 sono state inoltrate nell’ultimo anno. Insomma se c’è un’attenzione recente della Ue rispetto al nostro paese è proprio sul binomio inquinamento/salute e non certo sulla necessità di costruire inceneritori. Se proprio vogliamo essere pignoli, l’ultima procedura d’infrazione della Ue contro l’Italia in tema di rifiuti – escludendo quella che riguarda la discarica di Malagrotta in provincia di Roma – è la procedura 2215 del 2011 che riguarda l’esistenza in Italia di 102 discariche considerate dalla Ue irregolari. Ed anche quando la Ue ha puntato il dito sul nostro paese sul ciclo di smaltimento dei rifiuti, come nel caso Campania, non lo ha fatto indicando soluzioni. Questo sarebbe un evidente scippo di sovranità verso un governo nazionale. La Ue si limita a segnalare il problema, di conseguenza non dice che “bisogna” costruire inceneritori. L’imperativo è però stato effettivamente usato nei confronti del nostro paese, come quando, nell’ottobre del 2012, la Ue ha deferito l’Italia davanti alla Corte europea di giustizia per non aver effettuato la bonifica di 255 discariche illegali e ha chiesto una multa di 56 milioni di euro, più un'ammenda da 256.819,20 euro al giorno per tutto il periodo che passerà dalla pronuncia di un'eventuale seconda condanna a quando la situazione non sarà stata totalmente sanata. Il quel caso “bisogna” bonificare.  Qualcuno insomma prova ad agitare un finto spauracchio delle “sanzioni europee” per dare una spinta alla costruzione degli inceneritori, osteggiati dalle comunità territoriali e dai comitati di lotta oltre che da diversi amministratori, come in questo caso, il sindaco di Napoli. E proprio l’amministrazione orange oggi ha diffuso, tramite l’Assessore con delega alla salute Pina Tommasielli, un aggiornamento sui dati per mortalità derivante da tumori nella città di Napoli già presentato nell’ottobre scorso. Nello studio eseguito dai ricercatori dell’Associazione napoletana giovani ricercatori , vicini al dottor Maurizio Montella dell’ISDE – Medici per l’ambiente, si sottolinea l’aumento del mesotelioma pleurico e dei tumori al fegato. Come commentato dai social network da diversi esperti una prova ennesima del nesso tra sversamento (ed incendio) dei rifiuti e aumento dei tumori. Ma sebbene nei casi di Pianura e Bagnoli venga sottolineata l’esposizione all’amianto, l’amministrazione De Magistris ha fatto sapere che <<non è possibile definire il nesso tra rifiuti e tumori>> limitandosi a dire che <<a Napoli e in Campania si muore troppo per tumori e bisogna fare subito qualcosa >>.
Una scoperta sconvolgente non c’è che dire…
Proprio mentre scienziati indipendenti e veri e propri luminari come il prof. Antonio Giordano, da oltre un anno sono arrivati alla dimostrazione del nesso tra cattivo sversamento dei rifiuti e malattie tumorali, l’amministrazione rivoluzionaria dice che non è possibile definirlo. Insomma dieci passi indietro sul tema.
Ecco, c’è da consigliare al Ministro Orlando ed all’Assessore Tommasielli di provare ad essere più attenti sui temi su cui intendono lanciare comunicati e conferenze stampa.

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