Il volume degli scienziati Giordano e Tarro mette in relazione rifiuti e aumento dei tumori

"Campania terra dei veleni": Il libro sull'emergenza sanitaria

di Giuseppe Manzo

31 / 7 / 2012

A Napoli e Caserta aumentano i casi di tumore: il disastro ambientale dell’emergenza rifiuti si traduce in disastro sanitario con l’indebolimento del Dna dei cittadini. In sintesi questa è la tesi del libro bianco “Campania, terra di veleni” (Denarolibri editore) a firma di due scienziati napoletani, Antonio Giordano e Giulio Tarro. Il primo è allievo del Nobel James Watson, docente ordinario di Anatomia e Istologia patologica all’università di Siena e dirige lo Sbarro Institute; il secondo è docente di Virologia oncologica all’università di Napoli ed è primario emerito dell’Ospedale “Cotugno” .
Durante la presentazione di ieri alla Mostra d’Oltremare, Giordano ha ricordato che questa è la seconda tappa di un lavoro iniziato dal padre Giovan Giacomo (libro “Salute e ambiente in Campania” del 1976, ndr ) e ha lanciato un pesante j’accuse: «i politici e alcuni brillanti oncologi dicono che non c’è un nesso tra rifiuti, diossina e aumento delle malattie – ha affermato - In questi anni non abbiamo ricevuto un solo dato dal Registro dei tumori e dalle istituzioni sanitarie campane.
Allora ci siamo messi a studiare da soli e lo stesso dovrebbero fare i medici di base della regione per avere riscontri attendibili: in Campania ci sono 40mila casi di tumori alla mammella in più e un aumento del 15% di casi di cancro per le donne sotto i 40 anni». Il testo si apre con una prefazione del senatore Ignazio Marino, intervenuto ieri in video, che lancia l’allarme per le future generazioni: «Leggendo il rapporto – scrive il parlamentare del Pd - si ha l’impressione che napoletani e campani vivano come quelle cavie della ricerca destinate poi ad ammalarsi: si registra +9 per cento di mortalità tra gli uomini, +12% tra le donne e + 80% di tumori a polmoni e stomaco, linfomi e malformazioni neonatali che diminuiscono invece nelle altre regioni italiane.
Se è venuta meno l’attenzione, l’azione dei veleni prosegue e segnerà le prossime generazioni». A completare il libro ci sono i contributi di medici, docenti, attivisti, attori e giornalisti. «Negli ultimi 50 anni il Dna è diventato un colabrodo – conclude Antonio Giordano – perché qualcuno lo danneggia: come è accaduto tutto questo? Invece non sono mutati i geni dei politici. Mio padre, 40 anni fa, disse che ci sarebbero voluti 150 anni se si fossero prese iniziative serie di bonifica: prima conoscevamo i siti industriali, adesso non lo sappiamo».

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