C'è chi...apre i porti!

12 / 6 / 2018

«C’è chi dice no» con questa espressione evocativa Matteo Salvini si rivendica l’operato sulla vicenda dell’Aquarius e rafforza il suo primo tweet #chiudiamoiporti: tre semplici vocaboli che racchiudono la vergognosa strategia del ministro dell'Interno per bloccare l'arrivo di migranti sulle coste italiane e rendere ancora più difficoltoso il lavoro delle navi umanitarie impegnate a salvare vite nel Mediterraneo.

La decisione spagnola di aprire il porto di Valencia per far attraccare l’Aquarius galvanizza l’esecutivo italiano; con un mix di cinismo, arroganza e propaganda Salvini commenta: «alzare la voce paga». Dichiarazioni che alimentano l’idea di un “primato” leghista all’interno del governo e di una sostanziale inerzia dei Cinque Stelle.

Sulla pelle di 629 vite umane si sperimenta l’unità di governo e si fa geopolitica d’accatto. Con il caso della nave carica di migranti il populismo xenofobo della Lega si fa “razzismo di Stato” e la vita dei naufraghi diventa merce di scambio per “costringere” l'Unione Europea a "dirottare" l'accoglienza verso altri Paesi. Una manovra annunciata e guidata dal leghista Matteo Salvini in totale accordo con il ministro dei trasporti Danilo Toninelli, che nella giornata di ieri ha ricevuto la “benedizione” di entrambi gli schieramenti, oltre a quella del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma anche una strategia che continua in quella stessa direzione indicata da Minniti con il codice di condotta contro le ONG e la delegittimazione delle operazione di ricerca e soccorso.

La novità di Salvini, visti i traballanti accordi con le milizie libiche e l'affossamento voluto dall'Italia di qualsiasi riforma migliorativa del Regolamento Dublino, è rappresentata dall’unilateralità della decisione, una lezione di disumanità davanti agli occhi dell’Europa. 629 persone sospese tra le onde del Mar Mediterraneo, in fuga dalla fame, dalla guerra e dalle torture dei campi di concentramento libici - uomini, donne, vecchi, bambini, 123 minori non accompagnati - sono usate meschinamente per ricattare l'Europa. 

Un braccio di ferro, non ancora del tutto concluso, che ha visto da una parte Italia e Malta con i porti chiusi, dall’altra la Spagna che - per bocca del neopremier Pedro Sánchez - ha deciso di aprire il porto di Valencia: «È un nostro obbligo contribuire ad evitare una catastrofe umanitaria. Valencia si offre come città rifugio per accogliere chi fugge dalla guerra e dalla fame». Prima che la Spagna decidesse di sbloccare la situazione, Nazioni Unite, Commissione europea e organizzazioni umanitarie avevano premuto sui due governi per trovare una soluzione in tempi stretti.

Adesso parte dei passeggeri che da sabato si trovano sulla Aquarius saranno quindi trasbordati su altre due imbarcazioni della Guardia Costiera e della Marina italiana, che poi si rimetteranno in viaggio per l’unico Paese che ha accettato di farli sbarcare. Un’odissea paradossale e disumana al tempo stesso.

Questo è l'atto politico che il Salvini ministro scaglia contro le istituzioni europee e la partita che vuole giocare il governo attorno al tema delle migrazioni oggi appare più chiara: portare a zero gli sbarchi nei porti italiani, costi che quel costi. Sarà poi compito dell'Europa trovare soluzioni che garantiscano alle persone soccorse di non rimanere in balia delle onde per intere settimane, anche se questo comporterà soluzioni fuori dal diritto internazionale e da qualsiasi principio di umanità.

Una strategia chiara che, però, dovrà innanzitutto fare i conti con svariate forme di resistenza che iniziano a delinearsi e organizzarsi in tutto il Paese. Alcuni sindaci hanno disobbedito alla decisione governativa, annunciando la disponibilità delle loro città di aprire i porti. In molte città italiane si stanno organizzando presidi e manifestazioni contro la scelta meschina e disumana di Salvini e Toninelli. Anche Veneto accoglie ha lanciato una mobilitazione: mercoledì 13 giugno alle 17, è previso un presidio all'ingresso del porto di Venezia(Tronchetto) per ribadire che la libertà di movimento va garantita e salvaguardata dal basso contro ogni forma di razzismo istituzionale.

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