Dal Veneto a Roma: «contro il diritto della morte»

A Padova in piazza contro gli accordi Italia-Libia e verso la manifestazione nazionale "Fight/Right. Diritti senza confini"

14 / 12 / 2017

«Gli accordi tra Italia e Libia sulla gestione dei flussi migratori introducono nel nostro Paese il diritto della morte». Con questa frase, detta al microfono nell’intervento di apertura del presidio tenutosi ieri (mercoledì 13 dicembre) sotto la Prefettura di Padova, vengono sintetizzati al meglio i motivi che hanno spinto tante persone a scendere in piazza sotto la tomba di Antenore, epico fondatore e primo profugo della città patavina.

L’iniziativa avviene all’indomani delle dichiarazioni fatte dal premier Gentiloni, il quale ha commentato gli accordi come un «faro dei diritti», svelando tutta l’ipocrisia di questo governo non solamente in tema di migrazioni, ma in generale sull’intera questione dei diritti umani. Gli accordi, frutto di trattative ufficiali con un Paese ancora in mano a bande armate, riconoscono come legittime la prigionia e le torture che vengono praticate nei campi di detenzione libici. Un approfondito report di Amnesty International accusa proprio i governi europei di complicità nei terribili abusi contro i rifugiati e i migranti in Libia.

Gli accordi sono inoltre propedeutici a un ulteriormente saccheggio del continente africano, «spacciando per cooperazione internazionale ciò che in realtà è una forma di colonizzazione economica», come si legge nel testo d’indizione del presidio. È innegabile, infatti, che dietro al memorandum italo-libico ci sia da un lato la chiara volontà da parte dell’Unione Europea di delegare a bande paramilitari «il lavoro sporco di controllo delle frontiere», dall’altro il prosieguo del disegno di spartizione della Libia post-gheddafiana che da tempo alcune potenze europee – in particolare Itala e Francia - stanno conducendo sul piano economico, geopolitico e militare.

Questi accordi, al pari di quelli stipulati tra Unione Europea e Turchia il 18 marzo 2016, segnano anche il riassetto del diritto internazionale sulla base della legittimazione di regimi autoritari nel ruolo di «gendarmi esterni nella gestione e il controllo dei confini». L’erigersi, in tutto il mondo, di muri come strumento di regolazione delle migrazioni è la parte più visibile di un diritto differenziale che si afferma globalmente dentro la prassi che tende a escludere sempre più soggetti dalla possibilità di accedere ad una cittadinanza materiale, oltre che formale.

La logica necropolitica dei campi libici è la stessa, seppur con espressioni differenti, che aleggia dentro i grandi centri d’accoglienza italiani, dove centinaia di persone vengono segregate e costrette a vivere in condizioni indegne. È il caso di Cona, che ha visto nelle scorse settimane centinaia di migranti ribellarsi nella forma dell’esodo, ma anche di Bagnoli e della caserma Serena, per rimanere nel solo territorio veneto. Insieme ai tanti richiedenti asilo che si sono messi in marcia o che sono in fermento in questi grandi centri, le realtà e singolarità venete presenti ieri in piazza hanno costruito un percorso che condurrà ben 7 autobus alla manifestazione nazionale “Fight/Right. Diritti senza confini”, che sabato prossimo a Roma vedrà sfilare migliaia di persone che ambiscono a riaprire uno spazio di riconquista sul piano dei diritti e della giustizia sociale. Libertà di movimento, diritto ad una vera accoglienza, diritto all’abitare, al reddito, ad una formazione pubblica e qualificata: sono i tanti temi che hanno accompagnato il percorso verso il 16 dicembre e che sabato prenderanno corpo e sostanza.

Il percorso territoriale proseguirà, dopo il corteo romano, verso un altro appuntamento già da tempo fissato. Il prossimo 3 febbraio a Chioggia (VE) ci sarà infatti la seconda edizione della marcia “Side by Side”, che il 19 marzo 2017 ha portato in piazza a Venezia oltre 5mila persone provenienti da quel «Veneto accogliente e solidale, che lotta ogni giorno contro chi predica intolleranza e per affrancare la regione da un’immagine stereotipata spesso assunta come emblema del razzismo».

Se esiste un razzismo di Stato contro cui migliaia di persone sabato prossimo prenderanno parola, esiste anche un razzismo sociale alimentato dalle emergenti forze nazional-populiste che, sfruttando l’impoverimento di massa prodotto da un decennio di crisi economica, fomentano guerra tra poveri ed odio etnico. In questo contesto vengono riabilitate anche le formazioni neofasciste, che si stanno distinguendo ovunque per azioni squadriste e intimidatorie. Proprio Padova è spesso dipinta come “laboratorio del neofascismo”, a cui sta ponendo un argine reale quell’antifascismo militante frutto di una grande spinta soggettiva delle varie realtà di movimento cittadine che, su questo terreno, stanno condividendo spirito e pratiche. Una spinta che ha avuto la sua genesi lo scorso 17 luglio, quando centinaia di persone si sono opposte con radicalità alla presenza in città di un corteo regionale di Forza Nuova, scontrandosi con la polizia e rivendicando la piena legittimità di un antifascismo agito in forma conflittuale.

Dopo oltre un’ora di interventi a microfono aperto, il presidio sotto la Prefettura ha deciso di spostarsi in corteo verso il Comune. Qui sono stati posti, sotto l’albero allestito dall’Amministrazione, dei “pacchi-regalo", che rappresentano altrettante richieste da parte dei presenti e in particolare la chiusura dei grandi CAS, in Veneto e altrove.

Padova

Inoltre è stato espressamente chiesto al Sindaco di modificare i regolamenti comunali affinché sia possibile effettuare l’iscrizione nei registri anagrafici dei “senza fissa dimora”. Questo il testo di una lettera, a firma collettiva, letta sotto la sede del Comune: «Vogliamo risposte concrete Sindaco: la residenza! Esiste una cosa che il sindaco può fare subito, senza esitazioni e senza dover attendere il parere di un governo che ha dato prova in molte occasioni di preferire assurde politiche razziste (come le leggi Minniti-Orlando) ai diritti fondamentali delle persone. Il Comune può garantire il diritto all'iscrizione anagrafica a tutte le persone che dimorano abitualmente in città, senza discriminazioni dovute al paese di origine o alla situazione sociale ed economica, compresi i migranti privi di permesso di soggiorno nonché i cittadini italiani senza fissa dimora o senza un idoneo titolo di occupazione di alloggio. In particolare, riconoscendo il diritto di iscrizione all’anagrafe del Comune di cui all’art. 2 legge n. 1228/1954, come modificato dalla legge n. 94/2009 (“… la persona che non ha fissa dimora si considera residente nel comune dove ha stabilito il proprio domicilio”), ai soggetti privi di fissa dimora, cittadini italiani, ai titolari di permesso di soggiorno che si trovino nella medesima situazione e ai migranti non titolari di permesso di soggiorno, presenti abitualmente sul territorio comunale. Ciò è applicabile mettendo a disposizione la casa comunale (e i consigli di zona) come residenza fittizia per chi non ha fissa dimora. Inoltre, in mancanza di titolo di occupazione dell'alloggio è facoltà del Sindaco di derogare all’articolo 5 del DL 47/2014 (il cosiddetto Piano Casa) in presenza di persone minorenni o soggetti vulnerabili e riconoscere il diritto all'iscrizione anagrafica e gli gli allacci delle utenze quali luce, gas e acqua. Oggi in questa città centinaia di persone, cittadini italiani e migranti, non hanno la possibilità di registrarsi presso l’anagrafe. Chiunque sia senza tetto o sia fuoriuscito dalle strutture di accoglienza o risieda in un alloggio senza titolo. Sono fasce sociali a maggior rischio di povertà ed emarginazione, che invece di poter usufruire di diritti sostanziali quali l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, l'attestazione ISEE, il rilascio della carta d'identità, determinati sussidi economici ecc., sono di fatto resi invisibili. Sono persone, famiglie, adulti e bambini a quali viene negato un diritto essenziale. Vogliamo risposte concrete Sindaco: la residenza!».

Si conclude così una giornata intensa e significativa, che guarda al 16 dicembre, ma che soprattutto immagina di aprire percorsi che sappiano andare oltre la giornata e il singolo evento politico.

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