Dopo lo sventato attentato a Rialto: «Venezia non ha paura!»

31 / 3 / 2017

Il film lo abbiamo visto in Inghilterra, in Belgio e soprattutto in Francia. Il fondamentalismo islamico colpisce anche quando viene neutralizzato prima di uccidere. Colpisce perché riduce gli spazi di libertà, di critica, di conflitto sociale. Si impone, anche quando non vi si ricorra per decreto, un clima da stato d'eccezione che giustifica più controllo e più repressione. Chi festeggerebbe un attacco islamico più del tandem Salvini&Grillo? Chi più di loro sarebbe pronto a speculare sulla morte di noi veneziani? Chi più di loro gioirebbe di una politica ridotta ad affare di polizia?


Il clima è stato creato ad arte da mesi di campagna politica e mediatica in attesa del primo attentato nel belpaese. Dopo la prima bomba o la prima coltellata saremo tutti potenziali terroristi, non solo quelli davvero intenzionati a fare del male, anche i migranti, anche i profughi, anche i musulmani, anche chi protesta, anche noi dei centri sociali. 


Quindi? Dobbiamo forse minimizzare le esternazioni dei kosovari? Possiamo pensare che si tratti di quattro sciocchi che hanno passato troppo tempo on line? 


Niente affatto, per noi il fondamentalismo islamico, come il fascismo (ed in effetti il Califfato si comporta esattamente da stato fascista) non può essere mai derubricato a folklore. Ed è per questo che noi, più di ogni altro, abbiamo da anni intrapreso una campagna contro il fondamentalismo islamico nella nostra città. Da antirazzisti quali siamo e rimaniamo, da nemici della paura e dell'ordine sociale che viene imposto attraverso di essa, siamo stati più volte in Rojava, abbiamo appoggiato con azioni umanitarie e con la nostra iniziativa locale la lotta dei Curdi dello YPG/YPJ contro lo Stato islamico.

 Conosciamo compagni che oggi sono impegnati in prima linea a Raqqa per liberare la città e il mondo dalla follia dell'Isis.
Dunque oggi abbiamo pensato ad un gesto semplice ed immediato, trovarci sul ponte di Rialto, quello che i presunti terroristi avrebbero voluto bombardare, per ribadire che quello è il nostro ponte e nessuno lo farà saltare. Gli abitanti di Venezia sono il presidio più importante per una città amata in tutto il mondo. Salire gli scalini del nostro ponte, affacciarsi sul Canal Grande, significa ribadire che quel simbolo rimarrà ancora per molto il simbolo di una città libera, accogliente, antirazzista, fucina di bellezza e non di odio. Nessun terrorista, nessun razzista e nessuno stato d'eccezione potrà abbattere i ponti tra noi e la nostra città.

Laboratorio Occupato Morion
Collettivo Lisc venezia

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